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Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti

Quale contenuto extra del saggio Dall’11 settembre a Barack Obama, edito da NPE, di , presentiamo questo articolo, sempre a firma dello stesso Siviero sul libro Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti.

Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti - 016Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti, pubblicato da nel 2013, è un fumetto sulla condizione della donna nello Yemen, Stato del sud della penisola arabica nel quale l’islam sunnita è la religione più praticata e la società marcatamente patriarcale relega la donna in una condizione di subordinazione rispetto all’uomo. Nell’opera vengono raccontate le vite di alcune donne yemenite che hanno avuto destini diversi, ma che in tutti i casi hanno dovuto fare i conti con le regole non scritte che permettono all’uomo di prevalere sulla donna e abusarne.
Nel suo lavoro Bertotti ha indagato il tema del fumetto da due diverse angolazioni. Innanzitutto Il mondo di Aisha è il resoconto di quanto visto, ascoltato e fotografato da Agnes Montanari durante un viaggio in Yemen, e poi raccontato a Bertotti, che dall’esperienza della fotografa ha ricavato il fumetto. Da questo punto di vista Il mondo di Aisha ricorda Il fotografo, un’opera di Emmanuel Guibert che ebbe la stessa genesi (1) . È riconducibile al fumetto di Guibert anche la scelta da parte di Bertotti di utilizzare alcune fotografie di Agnes Montanari come vignette del fumetto, sebbene questo modo di procedere sia sistematico ne Il fotografo e marginale ne Il mondo di Aisha. A proposito dell’aspetto documentaristico de Il mondo di Aisha, segnalo un passo di un’intervista rilasciata dall’autore.

Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti - Il-mondo-di-Aisha-pagina-34Una delle storie raccontate nel fumetto parla di una ragazza arrivata all’ospedale con una tremenda ferita alla schiena, la spina dorsale lesionata: il marito le aveva sparato perché si era affacciata alla finestra senza indossare il velo niqab. Agnes l’ha fotografata, ma non ha avuto modo di intervistarla. Così io ho messo insieme le informazioni uscite sulla stampa – la notizia è stata ripresa da un giornale yemenita – e poi ho cercato di ricostruire quella che con tutta probabilità è stata la sua vita, sapendo in quale zona rurale viveva, e che non ci sono molte possibilità di sfuggire al percorso sociale prestabilito. Una ragazzina non ha molta scelta, se è povera: viene sposata, spesso prima dei quattordici anni; il padre in cambio ottiene una piccola somma con la quale può riparare il motore della sua macchina, o comprare animali. Ero convinto che il suo non fosse un caso isolato, e infatti presto sono venuto a conoscenza di altre storie di mogli prese a fucilate dai mariti. (2)

Trovo che la scelta di raccontare la vita di una delle protagoniste del fumetto sotto forma di ipotesi non infici il valore dell’opera perché l’importanza di quella storia non sta tanto nella sua singolarità quanto nel suo rappresentare una situazione diffusa che riguarda moltissime yemenite.Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti - Il-mondo-di-Aisha-pagina-6

Il secondo aspetto del fumetto di Bertotti è proprio il tentativo di andare oltre il resoconto delle singole vite delle donne yemenite alle quali è dedicato il fumetto e interrogarsi sulla natura delle regole che relegano la donna in secondo piano e sui piccoli cambiamenti ai quali sta andando incontro quella società. A proposito dell’origine del patriarcato yemenita è fondamentale il prologo di due pagine nel quale uno studioso del Corano riflette sulla necessità delle donne di indossare il niqab, il velo che copre tutto il volto della donna tranne gli occhi. Il Corano non impone di indossare questo indumento, che tuttavia è portato da quasi tutte le donne yemenite adulte:

Non è ben chiaro se per una donna coprirsi il viso è fard, obbligatorio, o semplicemente mustahabb, consigliato… Sull’argomento il testo sacro non sembra fornire ai sapienti indicazioni precise… Nel dubbio si suggerisce alla donna di valutare da sé, tenendo conto naturalmente delle circostanze… e del fatto che l’uomo è abituato, da secoli, a vederla coperta. E questa è una verità indubitabile! (3)

Dunque in apertura del fumetto l’obbligo di indossare il niqab è presentato più come un obbligo che deriva da una lunga consuetudine sociale che come un obbligo religioso. La conferma arriva nel seguito del fumetto, in due episodi dalla cui lettura si intuisce che per i protagonisti indossare il velo o non indossarlo non ha nulla a che vedere con la religione, ma pertiene all’onore personale e al proprio buon nome: Sabiha viene punita dal marito perché, facendosi vedere senza il niqab da estranei, lo ha disonorato e Hanza si arrabbia con la sorella Aisha perché gli uomini, vedendola senza velo, la trovano attraente.

Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti - Il-mondo-di-Aisha-pagina-7Non manca nel fumetto la descrizione di altri aspetti della tradizione yemenita che fanno sì che le donne siano degradate: Hamedda è bollata da altre donne come prostituta perché accoglie in casa dei soldati per offrire loro ristoro e alloggio; Aisha viene rimproverata dai famigliari perché sul posto di lavoro ci sono solo colleghi maschi; Fatin viene arrestata perché la polizia scopre che vive sola dopo avere divorziato dal marito.
Che la società patriarcale abbia radici profonde sulle quali l’islam si è innestato e ha attecchito e proliferato è ipotizzato infine nel passo del fumetto nel quale viene raccontata l’origine leggendaria e preislamica del primo insediamento stanziale dell’attuale Yemen. Il capo della carovana, cedendo alla richiesta di una sua schiava, acconsente a fondare una città nella quale le donne sono relegate negli spazi chiusi delle mura domestiche e solo agli uomini sono aperte le piazze della politica e del commercio:

Immagina una città-harem. Alla donna sarà assegnato il regno dello spazio privato, della casa, della riproduzione. L’uomo dominerà lo spazio pubblico, commerci, politica. Nello spazio pubblico il corpo della donna, quello vero, dovrà, almeno simbolicamente, sparire. (4)

Non bisogna dimenticare che è di origine preislamica lo stesso niqab. Per quanto riguarda i cambiamenti ai quali sta andando incontro la società yemenita Bertotti mostra da un lato come le donne combattano per migliorare la propria condizione in una società apertamente ostile nei confronti del sesso femminile e dall’altro lato come la tradizione che le vuole sottomesse sia pregnante e soffocante. Se è vero che le protagoniste del fumetto subiscono soprusi anche terribili e che è praticamente impossibile mettere in discussione la superiorità maschile, è altrettanto vero che alcune di loro trovano la forza di ribellarsi alla tradizione e di tentare di vivere una vita appagante.
Hamedda, grazie alla sua intraprendenza, diventa una donna di successo nel campo della ristorazione, e Aisha si laurea in informatica e si emancipa. Tuttavia sono le donne stesse che rafforzano le tradizioni su cui è fondata la supremazia maschile e ostacolano l’emancipazione femminile.
Trovo che l’esempio cardine sia dato dalla figlia di Hamedda che indossa Il mondo di Aisha di Ugo Bertotti - Il-mondo-di-Aisha-pagina-74il niqab, a differenza della madre che non lo ha mai portato, e che veniva bollata come prostituta da altre donne perché accoglieva i soldati nella propria casa per offrire loro un servizio di ristorazione. Nella figlia di Hamedda che indossa il niqab vedo gli effetti della tradizione che prevale sulle spinte individuali all’emancipazione: la figlia si conforma alla tradizione nonostante abbia di fronte a sé l’esempio della madre che per tutta la vita ha scelto di non conformarsi alle regole sociali dominanti. L’autore non è intervenuto esplicando la differenza tra madre e figlia, ma credo che abbia voluto lasciare ai lettori l’onere di accorgersene.

Altri passi del fumetto sono più espliciti. Oltre alle già citate donne che tacciavano Hamedda di essere una prostituta si possono ricordare la perplessità di Aisha giunta a contatto con il mondo occidentale (a proposito di un suo soggiorno di studio a Firenze afferma: “(…) tutto quello sforzo di essere sempre attraenti… insomma, non mi dava un’idea di libertà”) e il disagio di Ghada, una rara yemenita a cui la famiglia impone di non indossare il niqab:

[Ghada]: …Comunque, Aisha, non credere che io sia contenta di non portarlo… Io voglio essere come le altre, ormai ce l’avete tutte. E non mi piace sentirmi osservata dagli uomini.
[Aisha]: Dì ai tuoi che vuoi metterlo il niqab, dov’è il problema?
[Ghada]: Lo sai… mio padre è sempre in giro, mi madre adora mio fratello più grande. Quello che dice lui per lei è legge… Mio fratello ora è pilota d’aereo, è fidanzato con una hostess…
[Aisha]: E allora?
[Ghada]: Le hostess non portano il niqab, faccia scoperta, tailleur attillati, eccetera. Mio fratello dice cose tipo: un uomo per scegliere una donna deve poterla vedere in volto. (5)

Questo passo non è importante solo per quello che riguarda lo spaesamento di Ghada, che si sentirebbe più a suo agio con il niqab, ma anche per l’atteggiamento del suo fratello. L’uomo, infatti, dietro la decisione apparentemente modernizzatrice, perpetua il dominio patriarcale imponendo alla donna/sorella la sua decisione di uomo/fratello invece di lasciarla scegliere.

 È implicito per gli occidentali che la modernizzazione in chiave anti-patriarcale nei Paesi della penisola arabica dovrebbe andare nella direzione dello stile di vita e della secolarizzazione occidentale.
Io credo che il libro di Bertotti serva a riflettere su questo atteggiamento, a mitigarlo, e a chiedersi se nasconda il desiderio di sostituire un modello patriarcale con un altro modello patriarcale, come nel caso di occidentalizzazione forzata imposto dal fratello di Ghada. Il fumetto è interessante perché sposta il punto di vista da cosa ne pensa un occidentale della condizione della donna nella penisola arabica a cosa ne pensano le dirette interessate, essendo una cronaca basata su informazioni raccolte di prima mano dalla collaboratrice di Bertotti.

Abbiamo parlato di:
Il mondo di Aisha
Ugo Bertotti
,
144 pagine, brossurato, bianco e nero, 17,50€
ISBN: 9788876182501


Note:
  1. ambientato nel 1986 durante la Guerra in Afganistan, Il fotografo è basato sui racconti fatti a Guibert dal fotografo Didier Lefèvre e sulle migliaia di foto scattate da questo e incorporate dal fumettista nell’opera 

  2. Michele R. Serra, Aisha e “l’altra faccia” delle donne yemenite, in d.repubblica.it/attualita/2013/11/28/news/fumetti_yemen_aisha-1908490, 28 novembre 2013. 

  3. P. 6-7. 

  4. P. 74. 

  5. P. 89. 

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