Treasure Chest: Toriyama all’italiana

Treasure Chest: Toriyama all’italiana
Treasure Chest: 31 giovani autori italiani riuniti in un’antologia che omaggia ottimamente i fumetti comici e surreali di Akira Toriyama.

L’Italia è quel paese nel quale i giovani fumettisti, quando vogliono omaggiare un artista che amano e che ha influenzato molto il loro lavoro, scelgono quasi sempre uno straniero.

Complicato stabilire e spiegare quali siano le ragioni, e non è certo questo il posto adatto per parlarne; ma appare chiaro che – al netto della presenza di molti Maestri Italiani di ogni tipo – chi lascia un segno nell’immaginario collettivo, chi riempie un vuoto, chi è capace di accontentare, stimolare, appassionare il maggior numero di lettori (e di autori) molto di rado proviene dal nostro paese.

Attenzione, però: la mia non è affatto una critica, bensì vuol essere una semplice constatazione. Lamentarsi di un simile dato di fatto sarebbe come criticare un gruppo musicale italiano perché ha preso ispirazione dai Beatles, o dai Pink Floyd. Chi si azzarderebbe a criticare una cosa simile?

Alla fine, al netto dai nazionalismi, dalle “caste” e dagli snobismi, è la qualità quella che conta, e l’antologia Treasure Chest, dedicata –nello spirito se non proprio nei fatti – alle opere comiche del “primo” , di qualità ne ha da vendere.

Mettiamo subito un metaforico “paletto”, tanto per rassicurare gli ultimi nazionalisti che stessero ancora leggendo questo articolo: l’omaggio a Toriyama non è stretto come si potrebbe pensare; bensì, come dicono gli ideatori e curatori dell’antologia (cioè i bravissimi ragazzi del DayJob Studio), va inteso più che altro come omaggio al genere del quale Toriyama è stato un portabandiera, cioè fondamentalmente quello comico, surreale, divertente, spensierato, avventuroso, un po’ boccaccesco e un po’ manesco che caratterizzava i suoi primi lavori.

Ed ecco dunque apparire questo interessante volume, mastodontico nel numero di autori coinvolti (ben 31, alcuni già professionisti, altri provenienti dalle autoproduzioni), nel numero di storie(ben 21 episodi autoconclusivi, introdotti da una presentazione del bravissimo LRNZ) e nel numero di pagine (ben 380, in b/n più toni di grigio).

Uniscono le storie alcuni leitmotiv, che in parte sono anche “regole” che gli ideatori dell’antologia  hanno voluto suggerire agli autori: niente serietà, protagonisti con obiettivi chiari, risoluzione della storia tramite combattimenti, prese in giro tra personaggi; e possibilmente inserire “superpugni”, un tesoro da cercare e degli animali antropomorfi. E già basta questo per far capire lo spirito di Treasure Chest, un volume dove a farla da padrone è il disimpegno e l’allegria, l’inventiva (in molti casi davvero ottima), le situazioni e i personaggi surreali, e la fantasia a briglia sciolta.

Il risultato, come forse avrete capito, è un volume corposo e ricco, che non delude praticamente mai. Ogni storia ha i suoi punti di interesse, è ben scritta, ben disegnata, davvero divertente, mai “seriosa”, violenta o cupa, e non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro prodotto del genere. Ognuno degli autori coinvolti si esprime al meglio, riuscendo a riprodurre gli stilemi richiesti senza sforzo apparente, con competenza e personalità, oppure distaccandosene con padronanza, e dimostrando due cose su tutte: che i fumetti li sa fare e che scrivere e disegnare quel tipo di storie lo appaga.

Vuoi per il controllo editoriale che ha cercato di impostare una certa omogeneità di stili e storie (molto bello vedere nella presentazione di ogni racconto, insieme ai nomi degli autori, quello dell’ “editor”), vuoi per le grandi capacità dei vari fumettisti, vuoi per la familiarità con il tipo di storie “alla Toriyama”, l’antologia si dimostra fin da subito azzeccata e solida.

Si sorride o ride dalla prima all’ultima pagina, si ammirano i disegni, ci si diverte con trovate assurde, e si è rassicurati dal trovare storie dagli intenti molto simili tra loro, che non provocano nel lettore quel vago senso di confusione che si ha invece in quelle antologie troppo caotiche, dove una serissima storia di morti e violenze sta accanto a una di bambini allegrie cuccioli. Qui invece tutto è chiaro fin da principio, la qualità è sempre alta, non ci sono sbandamenti o “storie riempitivo”, ogni autore ha il suo spazio e la sua dignità, e il lavoro di tutti ha modo di risaltare senza risultare soffocato dallo sforzo di “imitare” il maestro nipponico.

Alcune righe più in alto dicevo che “le storie hanno intenti molto simili”. Attenzione: questo non vuol dire che siano tutte uguali, ma anzi un ulteriore pregio del volume è il poter vedere come ciascun fumettista abbia portato a termine il proprio compito secondo il proprio stile e gusti. E se è vero che in praticamente tutte le storie compare un “tesoro” da scoprire, e anche se alcune trovate si ripetono, è altrettanto vero che la cosa non appare negativa ma molto positiva.

Quelle a cui ci troviamo davanti sono 21 “variazioni sul tema” orchestrate con bravura, che non danno mai l’impressione di essere semplici copie senza anima. Le trame “leggere”, oltretutto, rendono l’antologia estremamente accessibile per ogni tipo di pubblico, accattivante e soddisfacente.

A onor del vero, e se proprio vogliamo dar vita a una specie di“classifica”, va detto che a parità di valore le storie che spiccano di più sono quelle che oltre al semplice divertimento, ai mostri buffi e alle cacche, hanno voluto inserire una nota di riflessione, di stile o di impegno. In questo senso vanno particolarmente lodati gli episodi creati da Lorenzo Guarnaccia (promessa ormai mantenuta del nuovo fumetto italiano), da Luca Tieri (stile particolarissimo e molto efficace), da Gianluca Girelli e Nastasia Kirchmayr (la storia più ricca a livello di contenuti, con i personaggi più sfaccettati, i temi più disparati, molta varietà e sorprese… forse la mia preferita), da Albhey Longo (giapponese nello spirito, europea nel cuore), e da Andrea Dotta (bella la tematica di fondo, che arricchisce un episodio già di suo molto divertente). Ecco: questi sono gli episodi che oltre a intrattenere e divertire lasciano anche “qualcosa” dentro a lettura finita; ma ripeto, tutto ciò a parità di valore con le altre storie, in nessun modo inferiori, manchevoli o noiose.

In definitiva, Treasure Chest è un ottimo prodotto dal prezzo contenuto, che riesce a riunire tanti bei racconti in una cornice piacevolissima e coerente; una lettura piacevole in toto, che diverte e appassiona, e che offre la possibilità di vedere lavorare insieme tanti nuovi autori di sicuro talento. Se c’è uno “scrigno del tesoro” in questa antologia, si tratta proprio dell’antologia stessa, da aprire come un vero e proprio forziere, per potersi godere la vista dei 31 gioielli che contiene.

Gli autori presenti nell’antologia sono, in ordine di apparizione:
Davide Dado Caporali, Francesco Guarnaccia, Ruben Curto, Federico Chemello, Maurizio Furini, Alberto Massaggia, SteTirasso, Marco Ventura, Giorgio AbouMrad, Riccardo Gamba, Milena Ciccarello, Lorenzo Ghetti, Emanuele Arnaldi, Carlo Cid Lauro, Thomas Drawdown Bassano, Luca Tieri, Lorenzo Maglianesi, Gabriele Bagnoli, NastasiaKirchmayr, Gianluca Girelli, Pasquale Angerame, Albhey Longo, Chiara De Plano, Greta Traldi, Stephen Hausdorff, Ilaria Catalani, Andrea Dotta, Francesca Carità, Marco Rocchi, Walter Baiamonte (cover) e Capitan Artiglio (illustrazioni).

 

Abbiamo parlato di:
Treasure Chest
AA.VV.
DayJob Studio, ottobre 2017
380 pagine, brossura con alette, bianco e nero – 19,00€
Disponibile su: dayjobstudio.bigcartel.com/product/treasure-chest

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