
Sopravvissuto per miracolo a un’esplosione devastante, l’agente FBI John Jones risulta clinicamente sano tanto da decidere di ritornare al lavoro, ma è perseguitato da visioni per lui inspiegabili, accompagnate da una voce estranea che vuole avere un contatto con lui. John inizia a dubitare della propria sanità mentale cercando di mantenere un equilibrio tra il lavoro e la sua vita con la moglie fino ad arrivare a una scioccante verità: in qualche modo è legato a una presenza extraterrestre intelligente con la capacità di leggere (e fargli leggere) i pensieri e i desideri altrui… tra i quali anche quelli di un assassino con l’obiettivo di fare una strage in città.
Quella del Martian Manhunter costituisce la proposta editoriale maggiormente “Indie” della linea Absolute a livello concettuale, grafico e soprattutto di innovazione del personaggio.
Lo sceneggiatore Deniz Camp e il disegnatore Javier Rodríguez ridefiniscono in maniera originale il supereroe marziano della DC Comics, andando oltre la sua forma fisica e realizzando una figura aliena eterea e di stampo cartoonesco.

Questa versione è estremamente differente dalle precedenti e ne bypassa la caratterizzazione classica – improntata sulla fantascienza degli anni ’50 – per arrivare a una sintesi psichedelica dei tratti essenziali e delle capacità alla base del personaggio. Il risultato è una figura monoculare, polimorfa, immateriale, quasi astratta, che si palesa in modi inusuali: una macchia di colore tra i pensieri oppure un volto stilizzato che prende forma tra elementi di arredo urbano come un semaforo, lo schermo di un televisore o addirittura il fumo di una sigaretta.
I testi di Deniz Camp hanno il giusto equilibrio tra azione e introspezione, con una narrazione di matrice Poliziesco-Esistenzialista e i protagonisti caratterizzati secondo le regole del Buddy Movie: il genere cinematografico di film come Arma Letale o La Strana Coppia dove due personaggi caratterialmente agli antipodi (in questo caso anche fisicamente) sono costretti a collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Se uno è solitamente metodico e calmo (J’onn J’onzz), l’altro (John Jones) è invece impulsivo e ribelle; questo schema classico di opposti complementari viene potenziato dalla natura stessa del Martian Manhunter, ovvero l’elemento anomalo, amichevole quanto inaspettato, che scardina – sia dal punto di vista narrativo che grafico – la realtà del suo ospite umano con un tono lisergico che stravolge l’aspetto del mondo esteriore percepito da quest’ultimo.

Queste dinamiche trovano un efficace rappresentazione visiva grazie a Javier Rodríguez che riesce a porsi a metà strada tra rappresentazione realistica e astrazione, visualizzando il mondo reale ma anche il piano astrale con costrutti mentali e forme-pensiero dove il Martian Manhunter si palesa in maniera progressiva, con un uso ricercato e originale dei colori che evidenziano sia la sua presenza che le sue capacità telepatiche. Il risultato finale è un intreccio convincente di soluzioni narrative e visive che traccia un percorso inaspettato all’interno di temi e generi ampiamente sfruttati, offrendo una prospettiva fresca e audace che cattura l’immaginazione dello spettatore.
Abbiamo parlato di:
Absolute Martian Manhunter nn.1-2
Deniz Camp, Javier Rodríguez
Traduzione di Stefano Formiconi
Panini, 2025
n.1, 32 pagine, spillato, colori – 6,00 €
ISBN: 9791221929539
n.2, 24 pagine, spillato, colori – 4,00 €
ISBN: 9791221932317

