
Il manga è composto di brevi storie autoconclusive su queste presenze sconosciute dette Mushi. I Mushi sono invisibili all’occhio umano, in quanto creature di una diversa dimensione vicina al cuore della natura e della vita. Filo conduttore dei racconti è Ginko, protagonista del cui passato poco ci è dato sapere; egli gira il Giappone come una sorta di sciamano curatore, il Mushishi appunto, grazie alla sua capacità di riconoscere quando una malattia umana è causata dal Mushi, e in questi casi mitigarne gli effetti.

Queste creature misteriose sono assimilabili a microbi. Né buone né cattive, non hanno una mente pensante ma puro istinto di vivere: se uccidono e distruggono lo fanno perché così devono e questo li rende ancora più terrificanti.
Fossero crudeli e malvagi li potremmo contrastare con foga e ideali. Ciò porta a riflettere su quale diritto abbia l’uomo di giudicare e decidere cosa siano il bene e il male. Un misticismo della natura che ci fa piacevolmente ritrovare l’atmosfera dell’Enciclopedia dei Mostri giapponesi di Shigeru Mizuki, in cui il famoso mangaka elenca gli youkai giapponesi, le loro caratteristiche e le loro storie.
Peccato che poco sia svelato della storia di Ginko, lasciando così la traccia che unisce i racconti molto flebile. Del passato del protagonista abbiamo saputo quel tanto che bastava per suggestionarci, non troppo, forse non abbastanza, ma così è rimasta l’aura di ciò che accadde e non la sua spiegazione, e questo aiuta la fantasia. Alla maniera giapponese, l’autrice si sofferma sul sentimento delle persone più che sul chi, come, quando.

Racconti molto giapponesi anche nel lasciare spesso nell’indeterminato la conclusione, nel non essere del tutto “logici” e completi ma credibili malgrado parlino di fantastico, nel portarci alla sospensione della credulità.
Gli episodi del manga, dai toni sovrannaturali con un tocco horror, emanano un’atmosfera rarefatta, in delicato equilibrio tra grande fascinazione della natura e inquietudine strisciante che permane nel tempo. Insinuano il dubbio che ci sia qualcosa là fuori che sfugge alla nostra comprensione e, soprattutto, al nostro controllo. Si tratta però di una tensione più suggerita che manifestata.
A sottolineare questa suggestione è anche l’incerta collocazione temporale dei fatti. Sembra di trovarci in un Giappone preindustriale, persi nei secoli passati quando la natura influenzava la vita dell’uomo e non viceversa. Infatti a distinguere gli episodi sono spesso i luoghi e le stagioni: il nevoso inverno, la primavera rigogliosa, l’estate con siccità o piogge estreme, l’autunno malinconico. Invece è tipica l’onnipresenza dell’acqua, sia essa lago, fiume, stagno, mare o nube.

Bellissime le copertine in cartoncino avorio ruvido e disegno acquerello che si estende anche nei risvolti, come pure le pagine a colori all’inizio di ogni volume. Toni sempre delicati e natura imperante.
Consigliato a tutti i cultori del Giappone classico, a chi ama le atmosfere onirico rurali e malinco-nipponiche. E a chi ha amato questo fumetto do anche un suggerimento: leggere la Saga delle Sirene di Rumiko Takahashi edita diversi anni fa, similmente onirica ma più orrorifica. Sempre parlando di somiglianze e suggestioni, ho riconosciuto altre contaminazioni tra arti varie in Miyazaki di Mononoke Hime, e nelle atmosfere del videogioco Project Zero 2.
Abbiamo parlato di:
Mushishi vol. 1-10
Yuki Urushibara
Star Comics, 2009-2010
256 pagine, brossura, bianco e nero con pagine a colori – 7,00€ cadauno
Riferimenti:
Star Comics: www.starcomics.com










