
Anche se ne L’attesa della felicità la mangaka Hisae Iwaoka non specifica in quale Shitamachi 1 è ambientata la vicenda, le parole spese da Urbanowicz per i negozi della capitale restano comunque valide: con un disegno che cura maggiormente i dettagli degli interni, dà corpo agli oggetti e trasmette un’atmosfera ugualmente accogliente già con gli esterni, la fumettista nota in Italia soprattutto per Dosei Mansion restituisce il fascino dei locali giapponesi.
Ad abitare una caffetteria e un emporio sono Mikumo e Yano e i loro rispettivi spiriti guardiani. La ragazza e il ragazzo provano gli stessi sentimenti, ma non hanno il coraggio di dichiararsi, finendo sempre per fraintendere azioni e reazioni. La storia scorre lentamente, ulteriormente rallentata dall’abbondanza di testo tra balloon e didascalie, fino alla metà del tankobon edito da Bao Publishing nella collana Aiken, quando aumenta il peso narrativo di un terzo individuo, il fruttivendolo, vero e proprio ago della bilancia nell’evolversi della situazione. Personaggio dinamico fin da subito, a differenza dei protagonisti per buona parte del racconto statici, Gorō movimenta con la propria presenza e le proprie parole le relazioni sociali, diventando il motore della diegesi: il ritmo accelera e la trama si fa più coinvolgente.
Costante resta la levità di questo manga che pone al centro i sentimenti, corroborata da un’estetica delle figure umane cartoonesca, allo stesso tempo semplice ed enfatica. Anche per questo motivo l’opera risulta facilmente intelligibile e, superato un avvio stentato, gradevole.
Abbiamo parlato di:
L’attesa della felicità
Hisae Iwaoka
Traduzione di Christine Minutoli
Bao Publishing, 2022
222 pagine, brossurato, bianco e nero – 8,90 €
ISBN: 9788832737394
“città bassa” con industrie e fattorie ↩









