L’Arcano “Nameless”: l’anti-Incal di Morrison e Burnham

L’Arcano “Nameless”: l’anti-Incal di Morrison e Burnham
Saldapress porta in Italia uno degli ultimi lavori di Grant Morrison, "Nameless", profondamente intriso di cultura esoterica, tra tarocchi e sefiroth.

Nameless di è, come tipico di molte storie dell’autore, un fumetto molto intricato e complesso, nel quale più piani di lettura sono compresenti e intrecciati a tal punto da rischiare una certa gratuita cripticità.

A un primo livello la storia, pur complicata, racconta le oniriche avventure di Nameless, un occultista che si muove sullo sfondo di un milieu di esoteristi pretenziosi e sconsiderati. La prima parte lo vede coinvolto in un pericoloso progetto spaziale legato a un asteroide segnato da simboli iniziatici e in rotta di collisione col pianeta Terra; nella seconda parte questo disaster movie occultistico viene ribaltato, e possiamo leggere la storia in un modo totalmente diverso.

I disegni di servono bene la narrazione, con un segno realistico e dettagliato, che, anche grazie ai lisergici colori di Nathan Fairbairn, si rivela efficace soprattutto a rendere genuinamente disturbanti i numerosi incubi allucinatori che frammentano la storia. L’elemento onirico è particolarmente importante, perché costituisce il caotico collante dei due tronconi di narrazione, unificati da questo frenetico delirio.

Anche il montaggio delle tavole è dinamico ed efficace, ricco di splash page, che a volte diventano lo sfondo per vignette più piccole che mostrano lo svilupparsi dell’azione, secondo un montaggio tipico del fumetto americano. Si ricorre in particolare a vignette particolari, dai bordi smussati, creando dei montaggi più inconsueti e sperimentali, dalle forme non lontane da quelle dei sigilli magici di cui è costellata la vicenda.

Ma tutto questo è solo ancora un primo livello dell’opera. A un secondo livello di lettura, troviamo una fitta foresta di criptici simboli: Morrison quasi sfida il lettore a ricostruire dei possibili percorsi iniziatici interni. Il tutto però in un modo ambiguo e oscuro, tanto da non dipanare mai del tutto il sospetto di un raffinato inganno ai danni del lettore che sia disposto a perdersi in questi giochi. Vengono in mente opere postmoderne come il Pendolo di Foucault (1988) di e L’incanto del lotto 49 (1966) di Thomas Pynchon, che giocano sulla stessa ambiguità.

L’anti-Incal: il livello simbolico di Nameless

Troviamo quindi un riferimento centrale ai da un lato e alla dottrina cabalistica delle Sefiroth dall’altro: due elementi citati esplicitamente ma anche evocati con allusioni più dissimulate. Nel fumetto, tale percorso era stato ripreso da Alejandro Jodorowski e da Moebius nel loro celeberrimo Incal, dove il viaggio simbolico tramite gli Arcani maggiori (le carte di più alto valore) era incarnato da John Difool (Fool = Matto) alla ricerca dell’Incal.

Morrison sembra quasi creare un rovesciamento dell’Incal: il protagonista, Nameless, rimanda alla Morte, l’arcano XIII (che è in realtà “Arcano senza nome”) e, invece di trovare il positivo Incal Luce, egli deve fermare Xibalba, asteroide che minaccia di distruggere la terra (si noti che “Xibalba” è il nome dell’oltretomba mortifero dei Maya, quindi rimanda alla magia precolombiana, proprio come l’Incal).
Ma Jodorowski usava rigorosamente solo i originali e nei suoi studi teorici ha sempre sostenuto la pericolosità magica di modificarli; Morrison, secondo i principi del suo Pop Magic (qui si può trovare un ampio estratto di tale saggio) li modifica profondamente, cambiandone le figure e i numeri. Gli amanti divengono l’arcano 17, il Carro il 18, il Mago il 12, la Giustizia addirittura il 31, laddove il numerale massimo per un Arcano è 21.

Il loro contenuto da positivo diviene terribilmente negativo, coerente col mondo corrotto e in disfacimento che Morrison rappresenta. La modifica non coinvolge solo gli arcani maggiori, ma anche alcune carte minori: il Nove di spade (che significa “Prigione”), ad esempio, è associato al sotterraneo scavato nell’asteroide, in modo coerente alla storia.

Il viaggio dei si interseca, come detto, alla scala delle Sefiroth celesti: da Malkut, il Regno, la Terra ordinaria su cui viviamo, si ascende ai cieli più alti. Un classico della mistica iniziatica ebraica (ma anche islamica, col Libro della Scala, e cristiana, con la Divina Commedia…), che avviene qui però in modo deviato ed erroneo. Il passaggio da Malkut a Yesod, la sfera lunare, avviene ad esempio con l’uso di uno Space Shuttle (nella prima parte del racconto), e quindi in modo irregolare secondo iniziatica.

Lo stesso Xibalba sembra essere un frammento del pianeta perduto, l’attuale fascia degli asteroidi: una possibile corrispondenza con Daath, la sfera dell’Abisso, dove nell’albero sefirotico c’è un vuoto. Ciò che è simbolico e alto viene così ridotto a ciò che è basso e materiale. Allo stesso modo, l’albero delle Sefiroth, che appare in un dettaglio sullo sfondo di uno studio medico, è reso mostruosamente organico e tutt’altro che spirituale.

Ma ci sono altri possibili pian di lettura ancora: non mancano ad esempio citazioni alla storia dell’arte, anche italiana. Un esempio su tutti è Giovanni Battista Piranesi, l’autore delle meravigliose Carceri d’invenzione, il cui nome è esplicitamente evocato anche da alcuni personaggi. Infine, si potrebbero leggere dei paralleli con l’Ulisse di Omero e di Dante, ingannatore e viaggiatore iniziatico per eccellenza, dato che anche lui è “Nessuno”, cioè “Senza nome”.

Il riferimento al mago Eric Potter, uno degli iniziatori di questo pasticciaccio brutto in salsa esoterica, invece, è probabilmente una citazione del celebre , la creazione della J.K.Rowling, anch’ella affascinata dall’occulto. Già , nella sua Lega degli Straordinari Gentlemen, poneva una parodia di Harry Potter come paradossale anticristo da fermare, massimo esempio di una degenerazione del pensiero magico-letterario inglese in una new age facilona e superficiale (che io sappia, la Rowling non lo ha mai degnato di una risposta).

Insomma, un turbinio di rimandi e citazioni, che forse meriterebbero, per essere interpretate (o sovra-interpretate?) a dovere, una analisi passo-passo da parte di un lettore davvero competente di simbolismi ermetici. Analisi che forse alcuni riterrebbero ancora eccessiva per un fumetto, ma che autori come Morrison, Moore, Jodorowski, hanno mostrato – ognuno a suo modo – essere spesso necessaria.

Per contro, poco più di un decennio fa un fumetto del genere sarebbe stato indecifrabile anche a un lettore mediamente colto: oggi internet offre la possibilità di usarlo, anche, come spunto per approfondire una cultura iniziatica certo fallace – nella visione illuministica che io condivido… – ma sicuramente ammaliante.

In conclusione, un fumetto indubbiamente affascinante, che può sedurre fin dal primo livello per la bellezza visiva delle inquietanti tavole d’orrore e delirio che ci offre; ma che richiede letture multiple e un lettore particolarmente appassionato per giungere a un vero apprezzamento.

Abbiamo parlato di:
Nameless – Senzanome
Grant Morrison, Chris Burnham, Nathan Fairbairn
, 2017
192 pagine, colore, brossurato – 15,90 €
ISBN: 9788869192449

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