La costellazione del cane annuncia il morbo

La costellazione del cane annuncia il morbo
Con “La costellazione del cane” Sergio Tisselli, nel nuovo volume della collana a lui dedicata da NPE, ci riporta nella Bologna del 1630, l’anno della Peste.

La genesi de La costellazione del cane è già di per sé peculiare: questa opera prima di nasce infatti dai suoi studi universitari in Storia Moderna. Ispirato dalla sua tesi sulla peste che afflisse Bologna nel XVII secolo, Tisselli decise di trasformarla nella sceneggiatura del suo primo fumetto. Grazie ai suoi studi, l’autore narra di questo avvenimento storico in modo puntuale e preciso, evitando però una narrazione sterile fatta di date e numeri. Al contrario è la vita dei Bolognesi del ‘600 che viene fatta rivivere nitidamente al lettore.

Che cos’è la costellazione del cane? È il presagio di qualcosa di terribile. Essa è maligna, porta con sé una morte putrida e carica di sofferenza: porta con sé la peste. “La morte che ha il muso di un topo di fogna” recitava la ballata della Morte in uno dei grandi classici di , Attraverso lo Specchio. Nell’opera di Tisselli la Morte ha invece il muso del cane. Un cane nero che sbrana senza distinzioni chiunque si trovi sul suo cammino “senza riguardo né a ricco né a povero”.
Il morbo terribile è mostrato attraverso gli occhi di vari personaggi, tra cui un soldato sbandato, un montanaro, una lavandaia. La storia personale di ognuno di loro non prende che poche pagine – quasi a voler mostrare la rapidità con cui il morbo li porterà via – ma sempre sufficienti a Tisselli per dar loro spessore e per fornirci un affresco delle loro vite e delle loro morti in un momento così drammatico.

Ancora meno pagine sono dedicate al protagonista del volume, un “forastero” che ha con sé “un cane negro” e va ad appestare “l’acqua benedetta delle pile”. Il “forastero” incappucciato non è un semplice uomo ma l’incarnazione della piaga che affligge la città. È tipico dell’essere umano cercare un capro espiatorio per i mali che non comprende e su cui non ha controllo, in questo caso un untore colpevole per l’epidemia, ma Tisselli sembra quasi volerci suggerire che la peste di Bologna fu un evento così orribile da rendere necessaria, almeno per poterlo raccontare, una causa sovrannaturale e malvagia. Un elemento sovrannaturale, quindi, che però non intacca minimamente il realismo dell’opera.

La-costellazione-del-cane_6-1La base accademica e lo studio approfondito che l’autore ha fatto sull’argomento sono riscontrabili in ogni particolare: dai dialoghi, riportati in un simil-volgare del ‘600, fino alla rappresentazione di edifici, strade, vestiti. L’arte di Tisselli – ricca di rimandi pittorici, come quello al Cristo morto di Mantegna – è qui ancora acerba rispetto ai suoi lavori successivi, pur essendo già straordinariamente immersiva. L’impressione è quella di guardare un dipinto dell’epoca, vagamente scolorito a causa del tempo. Eppure, nonostante il soggetto e la rappresentazione rimandino a un passato lontano, Tisselli riesce a renderlo presente e attuale, a farlo sentire molto vicino, quasi come si stesse leggendo di un crudo fatto di cronaca piuttosto che di un asettico avvenimento storico.

C’è una certa staticità nel disegno: anche nelle scene più violente i personaggi sono spesso ritratti nell’attimo che precede l’azione, come se facessero un profondo respiro prima di colpire. Questa staticità viene accentuata dai dialoghi, spesso ridotti al minimo indispensabile, lasciando così spazio alle immagini e ai loro evocativi silenzi. I suoni, quasi completamente assenti o appena suggeriti, assieme alle vignette disposte in maniera classica e ordinata, contribuiscono all’impressione di trovarsi in museo a osservare quadri di diverse dimensioni esposti lungo le pareti. Ed esattamente come davanti a un quadro, ogni vignetta invita alla contemplazione, a immergervisi.

Non è un’immersione piacevole, quella che aspetta il lettore. Il tema è crudo, duro. La morte è la protagonista indiscussa di queste pagine: è portata da un morbo ma anche causata da crudeltà, violenza, stupidità e paura. Assieme ai bubboni sulla pelle la peste fa affiorare i mali e le debolezze sopite nell’essere umano che, ci ricorda Tisselli, “non può mutare” ed è forte solo se “il tempo è bono”, mentre “se il tempo è malo” l’uomo può solo uccidere e morire. 

Segnaliamo infine che la prefazione è stata scritta dal nostro David Padovani.

Abbiamo parlato di:
La Costellazione del Cane

, 2022
54 pagine, cartonato, colori – 17,90 €
ISBN: 978-88-36270-90-3

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