La buona novella: la poetica del fumetto incontra la poesia di De Andrè

La buona novella: la poetica del fumetto incontra la poesia di De Andrè
“La buona novella”, concept album di Fabrizio De Andrè, diventa una graphic novel a cinquant’anni dall’uscita, nell’adattamento di Paolo Castaldi.

“Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male”

È scontato e forse suona pure sbagliato definire le opere di Fabrizio De Andrè come classici della poesia musicale. Però in quel “classici” è insito il valore di “senza tempo”: attuali oggi come al momento della loro uscita originaria.
Quando nell’autunno del 1970 uscì La buona novella, quarto disco di De André e concept album ispirato dalla lettura di alcuni vangeli apocrifi (in particolare, come riportato nelle note di copertina, dal Protovangelo di Giacomo e dal Vangelo arabo dell’infanzia), in un paese di stampo cattolico come l’Italia ci furono certamente coloro che ne rimasero scandalizzati per i contenuti. Dunque quel disco è classico anche in questo senso: pure nell’Italia di oggi non è difficile trovare chi fatichi a capire l’attualità e l’universalità dei messaggi contenuti in quelle canzoni.

Nel 1998, quando introdusse i brani di La buona novella nel magistrale concerto al Teatro Brancaccio di Roma, De Andrè parlò dell’album come di un’allegoria.

La buona novella coverDefinizione più che mai azzeccata per un disco che, raccontando la storia di un uomo crocefisso duemila anni fa e di sua madre, risultò essere una critica poetica contro gli abusi di potere, le prevaricazioni, i soprusi delle autorità. E al tempo stesso espresse un inno, come spesso accaduto nella produzione del cantautore ligure, all’egalitarismo e alla fratellanza universale.

A cinquant’anni da quell’uscita il fumettista si è cimentato in un’impresa affascinante e rischiosa: adattare a fumetti La buona novella, reinterpretando il concetto di allegoria dichiarato dall’illustre cantautore e marcando uno degli aspetti fondamentali dell’opera musicale: la sua assoluta contemporaneità pur nel racconto di una storia millenaria da cui emerge la vocazione umana e terrena, provocatoria e rivoluzionaria, della figura storica di Gesù di Nazareth. Un tratto, quest’ultimo, colto pienamente nella conclusione del libro attraverso la messa in immagini de Il testamento di Tito, una delle canzoni più famose contenute nell’album.

La trasposizione da disco a graphic novel, pubblicata da , è stata resa possibile dalla Fondazione De Andrè che nel 2020 ha per la prima volta consentito di pubblicare i testi originali scritti dal cantautore genovese insieme a Roberto Danè.

Fumetto o libro illustrato?

Quei testi sono diventati, per Castaldi, una sceneggiatura sulla quale costruire un’opera strutturata esattamente come il disco, con ciascun capitolo del libro che corrisponde a uno dei brani originali.
I versi sono riportati alla lettera, per intero, e sono gli unici testi a comparire nelle tavole, a volte inseriti in balloon, altre come didascalie, altre ancora come parte integrante dei disegni che vengono sviluppati in vignette doppie o a tutta pagina.

Se a un primo sguardo il lavoro può dunque apparire come una semplice sequenza di illustrazioni, su un canovaccio comunque affascinante per la profondità del contenuto, una lettura più attenta rivela la bravura di Castaldi. L’autore riesce, anche con un accorto spezzettamento delle liriche in più vignette, a dar vita a una storia per immagini basata su una fine opera di montaggio. In questo modo il lettore si trova davanti a una narrazione coinvolgente, basata su un ritmo non musicale ma visivo. La buona novella non si può quindi considerare un libro illustrato, ma un’opera a fumetti a tutti gli effetti.

Dall’Anno Zero al 2020

La buona novella_01L’adattamento è strutturato in due parti. La prima – dal capitolo Laudate dominum fino alla morte di Gesù in Tre madri – è ambientata duemila anni fa e segue, rifacendosi ai vangeli apocrifi, le vicende di Maria: dall’infanzia fino alla sua vita con Giuseppe, all’illibato concepimento, alla crocefissione del figlio.

La seconda parte, dalla fine di Tre madri a Laudate hominem passando per Il testamento di Tito, si trasmuta invece in scenari visivi contemporanei e, proprio sui versi recitati da uno dei due ladroni, introduce le storie di nove fra uomini e donne realmente esistiti. Figure che incarnano tragedie frutto di discriminazioni razziali e religiose, pregiudizi riguardanti la maternità e la sessualità ma anche migrazioni, emancipazione, anarchia, antifascismo, maltrattamenti e abusi. Esseri umani che, come Tito e Dimaco, hanno vissuto la propria esistenza commettendo errori, come capita a ciascun essere umano, per essere giudicati da coloro che “sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono”.
Ognuno di questi personaggi è introdotto da una tavola con un’illustrazione a tutta pagina, scomposta simbolicamente in varie vignette per aumentarne la potenza evocativa.

È così che Castaldi materializza in immagini l’attualità del messaggio contenuto ne La buona novella, offrendo un volto reale alle prevaricazioni e ai soprusi così profondamente messi a nudo da De Andrè non solo in quel disco, ma in tutta la sua opera poetica.

C’è un ulteriore aspetto dell’opera originaria colto dall’adattamento a fumetti. Nell’album la figura di Cristo è narrata attraverso la voce dei personaggi che hanno a che fare con lui e la sua storia, apparendo direttamente come protagonista solo nella canzone Via della Croce. Quello che viene fuori sono dunque le altre figure della vicenda, a cominciare da Maria, seguita sin dalla terribile infanzia segregata nel tempio, per passare poi a Giuseppe, alle madri dei ladroni, fino ad arrivare a Tito.

Sono tutti copratogonisti del racconto biblico, eppure nei vangeli ufficiali restano quasi ombre a causa della luce accecante sotto la quale è posta la figura di Gesù. Castaldi invece, attraverso la sua rappresentazione, coglie la volontà di De Andrè di volerli approfondire, la voglia di presentarli prima di tutto come esseri umani, fallaci in quanto tali. Che cosa ha provato Maria, a cui fu tolta la gioia di esser bambina fin dall’infanzia? E davvero Giuseppe non si è mai chiesto come questa ragazzina che gli viene data in sposa, a lui ormai già vecchio, sia rimasta incinta durante la sua assenza? E il sentimento provato dalle madri di Dimaco e Tito, quella sorta di rabbia mista a dolore verso Maria, non è forse vero, reale e condivisibile? Quel sapere che i loro figli morti sulla croce non torneranno più, a differenza del Cristo?
Tutta questa umanità che trasuda dai versi di De Andrè, Castaldi è capace di trasferirla nelle tavole, attraverso il segno, il colore, la struttura.

La poetica delle immagini accanto alla poesia delle parole

La buona novella_02Il merito di Castaldi è di essere riuscito ad aggiungere un ulteriore livello poetico con le sue tavole a quello già insito nei testi di De Andrè. La sensibilità del fumettista riesce nel non facile compito di affiancarsi alla grazia delle parole senza offuscarle, bensì regalando concretezza alla capacità evocativa di cui sono ricchi i testi di tutte le canzoni del cantautore.

Castaldi non rinuncia agli elementi connotativi del suo stile fatto di forme chiare e sintetiche e di un incontro tra colori acquerellati e tratti di matita. Non manca neanche la matericità del segno sulla carta ruvida e dei toni cromatici spenti che caratterizzano l’opera dell’autore: tonalità di grigi e marroni su cui esplodono spesso i colori dei volti – i rosa, i rossi – degli abiti e del sangue.
Pone tutti questi elementi al servizio delle parole di De Andrè, evocando atmosfere e sentimenti con eleganza e intensità. Dagli ambienti quasi metafisici del tempio, spazi asettici che privano Maria delle gioie dell’esser bambina, al gioco dei dettagli del volto e delle mani per far trasparire la bontà d’animo di Giuseppe, fino alla levità onirica e sensuale delle tavole che illustrano il sogno di Maria e alla drammaticità del calvario di Gesù fino alla croce.

Per arrivare al realismo delle tavole che illustrano Il testamento di Tito, dei volti a tutta pagina ingabbiati in una griglia di vignette a richiamare la prigionia dei drammi vissuti dai vari protagonisti, i carceri delle esistenze che si sono trovati a vivere.

In definitiva, Paolo Castaldi con La buona novella è riuscito nell’intento più alto che gli adattamenti dovrebbero porsi come obiettivo: aggiungere ulteriore valore all’opera originaria, prospettive di interpretazione più ampie, ricchezza di nuovi dettagli. O, come in questo caso, ulteriore poesia, senza tradire l’ispirazione originale.

Abbiamo parlato di:
La buona novella
Fabrizio De Andrè, Paolo Castaldi
Feltrinelli Comics, 2020
112 pagine, brossurato, colori – 16,00 €
ISBN: 9788807550645    

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