Imparare a guardare le “Figure” con Riccardo Falcinelli

Imparare a guardare le “Figure” con Riccardo Falcinelli
Riccardo Falcinelli nel suo saggio Figure insegna ai lettori a decifrare i meccanismi che si celano dietro le immagini, anche quelle di un fumetto.

“Di fronte alla perfezione di immagini complesse si può sentire, forse in modo illusorio, che tutto torna, che la vita ha una sua sensatezza”

Figure_coverRiccardo Falcinelli è un nome importante del graphic design italiano: tra i libri della vostra libreria di casa è molto probabile che ce ne sia qualcuno con una (bella) copertina da lui progettata. Ma Falcinelli è, a sua volta, autore di libri, di saggi sul design grafico e sulla percezione visiva. In quest’ultima categoria rientrano le ultime due pubblicazioni da lui realizzate per Einaudi, Cromorama (2017) e il recente Figure.

Figure, anche se a sfogliarlo rapidamente potrebbe trarre in inganno, non è un manuale di storia dell’arte. In effetti, l’imponente apparato iconografico presente nel libro non ha niente da invidiare a una pubblicazione o a un catalogo artistico, anche se le immagini svolgono tutt’altro ruolo e funzione, come diremo in seguito.
Figure è in realtà un saggio tecnico sui meccanismi di funzionamento delle immagini, sulla loro evoluzione dall’alba dell’uomo fino alla contemporaneità di Instagram, scritto con un tono colloquiale per niente aulico e complesso, ricco di aneddoti (anche autobiografici) attraverso i quali l’autore si prefigge di spiegare come si progettano e si costruiscono le immagini e il perché celato dietro tali processi.
Figure è anche un saggio che con il fumetto, in senso stretto, c’entra molto poco. Parla anche di fumetto, così come parla di cinema e di fotografia, tutti linguaggi – insieme alla pittura – accomunati dalla presenza e dal valore delle immagini, ma il fumetto non è il suo focus principale.
Eppure, la lettura di Figure da parte di chi scrive di fumetto (presupponendo che chi scrive e disegna fumetto già sia edotto su certi meccanismi) va annoverata come consigliata pratica di studio, al pari di saggi come potrebbero essere quelli di un Umberto Eco o di un Daniele Barbieri, che molto probabilmente trovano spazio da sempre nella libreria di un critico della nona arte.

Ciò che Falcinelli applica in questa sua opera è un cambio di paradigma, rispetto a un canonico manuale di storia dell’arte. Anziché spiegare al lettore il significato di un’immagine, la sua contestualizzazione storica o nel percorso artistico di chi l’ha realizzata, gli insegna a smontarla, a scomporla negli “ingranaggi” che la compongono in modo da poterne comprendere il modo in cui funziona.
L’autore, insomma, non vuole insegnare a tutti a diventare storici dell’arte, bensì di rendere chi legge consapevole di come funzionino gli oggetti visivi di cui l’uomo si è sempre circondato, siano essi dipinti, fotografie, film, pubblicità. O fumetti.

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Nei vari capitoli del libro Falcinelli esplora i meccanismi dietro alla composizione delle immagini legandoli a doppio filo ai meccanismi che invece  guidano la nostra percezione delle stesse. La rappresentazione dello spazio, la prospettiva, il perché i quadri come gli schermi e le vignette siano rettangolari: tutti argomenti che vengono affrontati con piglio pop, con una scrittura e un tono che non respingono il neofita e che, al contempo, incuriosiscono “l’esperto”.
Ancora più interessante si fa la materia quando l’autore arriva a trattare il significato delle diagonali nella composizione di un’immagine, la regola dell’orizzonte o la decifrazione di elementi come il fulcro o il repoussoir (sono una delle basi della grammatica visiva moderna, elementi posti in primo piano nella quinta di un’immagine che servono a guidare l’attenzione di chi osserva verso un preciso elemento della composizione). Sfido qualunque appassionato di fumetti, dopo aver letto questi capitoli, a osservare come faceva prima una vignetta di Tex o di Spider-Man in cui in primo piano c’è un albero o un grattacielo in ombra che “spinge” l’occhio verso l’azione di un personaggio in secondo piano, fulcro dell’azione.
Leggendo Figure ci sembra quasi di svelare un codice e ci viene rivelato che quando osserviamo un’immagine è come se decifrassimo dei simboli, in maniera spesso assolutamente inconscia e automatica.

L’uso delle immagini che Falcinelli fa nel suo testo non è puramente iconografico. Centinaia di immagini, piccole o a tutta pagina, capovolte, ripetute, specchiate affollano le pagine; tutte senza didascalia (ma con rimandi all’elenco iconografico esaustivo in coda al libro) perché non vengono considerate tanto come esempi dell’espressione artistica quanto come esempi di meccanismi.
L’impaginazione stessa del volume, il dialogo che l’autore instaura tra il proprio scritto e l’apparato figurativo diventa esemplificazione dei segreti della composizione e della percezione visiva che il libro vuole rivelare.
La copertina del volume ne è prima prova: un particolare del dipinto Madonna Cowper di Raffaello Sanzio, inquadrato in una gabbia tipica delle fotocamere dei nostri smartphone, richiamati dai simboli in alto di segnale wi-fi, ora e batteria (che racchiudono un inside joke di Falcinelli sulla propria data di nascita).
Il tutto quale eco del sincretismo visivo che è cifra della nostra epoca.

Figure è una chiave, un decifratore, un traduttore in forma di libro: leggerlo significa assimilare uno strumento per rendere ancora più interessante, giocosa e stimolante la visione di un quadro, di una fotografia e di un fumetto. Perché con Falcinelli si smette di vedere e si impara a osservare.

Abbiamo parlato di:
Figure
Riccardo Falcinelli
Einaudi, 2020
519 pagine, brossurato – 24,00 €
ISBN: 978-8806243883

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