Il primo, sanguinario, anno del Batman (1 di 2)

Il primo, sanguinario, anno del Batman (1 di 2)
Rileggere i primi undici capitoli di “Detective Comics” permette di delineare la figura di Batman, prima che nella sua vita irrompa Robin.

Introduzione

Chi sia Batman ormai è noto a tutti. Pure le sue origini sono conosciute urbi et orbi e non solo tra gli appassionati. Il personaggio creato da  e  – per non entrare nel torbido, si glissa sulle controversie legate all’ideazione dell’eroe – ha esordito nel 1939 sulle pagine della testata , pubblicata dalla National Periodicals (poi ), e presto ha fatto breccia nel cuore degli amanti di fumetti e non solo.detective-comics-27 cop

A più di ottant’anni di distanza dalla prima apparizione del cavaliere oscuro, si può rileggere il primo ciclo di storie con un intento preciso: delineare la figura di Batman e la sua evoluzione nell’arco di undici albi, quelli che vanno dal trionfale ingresso nell’immaginario del pubblico fino all’episodio che precede l’arrivo di Robin sul mensile.
Da  #27 a Detective Comics #37 gli autori lavorano sul protagonista, sulla sua personalità, sul suo modus operandi, sul suo costume, sul suo equipaggiamento, sul contesto in cui agisce e sugli avversari che di volta in volta affronta. Proprio su questi elementi ci si concentra in questo approfondimento, realizzato con spirito leggero e divertito. L’auspicio è di arrivare, senza annoiare i venticinque lettori di manzoniana memoria, a capire quanto del “primo Batman” sia rimasto al termine di questo breve e parziale percorso.

Prima di iniziare l’analisi due note. Anzitutto, quando ci si riferisce al crociato incappucciato semplicemente come “Batman” si intende il personaggio consolidato dall’ottantina d’anni di fumetti, mentre quando si premette l’articolo determinativo si circoscrive il ragionamento alla figura presente nei primi capitoli, conosciuta appunto come “il Batman” (senza trattino tra “Bat” e “Man”, perché è stato eliminato quasi subito).
Secondariamente, questo lavoro si basa sui primi due volumi intitolati Gli archivi di Batman, editi da Edizioni  nel 1996; pertanto, quando si cita qualche riga, si fa affidamento sulla traduzione di . È possibile leggere le medesime avventure anche acquistando il primo cartonato della collana DC Classic – Golden Age, pubblicato da  nel 2021.

Detective Comics #27

Tra Bruce Wayne e il Batman, la prima identità che appare nell’albo d’esordio è quella civile. Bruce viene subito presentato come un giovane ricco e annoiato, amico del commissario James Gordon. Fuma la pipa, veste con un completo, la cravatta e un cappello, accompagna Jim sul luogo del delitto, quindi, sbadigliando, se ne va.
Quando ricompare, già indossa i panni del Batman: il mantello ha l’esterno nero e l’interno blu, è ampio e ricade sul davanti, fino a coprire le spalle e i bicipiti; a esso è direttamente attaccata la maschera nera, che prevede due sottili aperture per gli occhi bianchi, ha un taglio molto alto sulle guance che idealmente termina con le orecchie corte, poste di lato; il costume grigio, con stemma nero a forma di pipistrello senza orecchie, viene completato da una cintura gialla a fibbia tonda, guanti blu di foggia semplice, mutandoni neri come gli stivali che arrivano fin sotto il ginocchio.

Leggendo, si scopre che un pugno del cavaliere oscuro è “terrificante”, la sua presa è “mortale” e la sua spinta “possente”. Insomma, è fortissimo e inviso alla polizia, che cerca di catturarlo. Guida una macchina rossa che possiamo definire “normale”, una tipica vettura di città; si cala da un lucernario; agisce rapidamente e combatte risoluto fino a mettere fuori gioco i criminali: prima di essere colpito da un proiettile assesta un mancino a un avversario, che cade nel serbatoio di acido sottostante. Il Batman commenta che se lo merita e poi sparisce silenziosamente, lasciando di stucco la persona che ha salvato. Un vizio che non perderà mai.
In chiusura di episodio, riecco Bruce Wayne: a colloquio con Gordon, che lo definisce “un bravo ragazzo”, si aggiorna sull’accaduto e commenta le gesta dell’uomo pipistrello liquidandole come materiale per “una bella favoletta”. Storia finita? Non ancora, perché gli autori danno l’annuncio: Bruce è il Batman. Ce lo mostrano travestito e in posa.

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Detective Comics #28

Anche nel secondo capitolo la prima identità ad apparire è quella dell’uomo in borghese, che imita la voce del commissario Gordon per raccogliere informazioni ed entrare in azione. Poco dopo è notte e, dietro un comignolo, si nasconde la silhouette del Batman. Ancora prima di vedergli compiere un’acrobazia circense per gettare giù dal tetto del palazzo un ladro di gioielli (che muore), si nota che la maschera è cambiata: se la mascella squadrata e il mento piuttosto ampio sono ancora incorniciati nella parte bassa dal tessuto, nella metà superiore è avvenuta un’evoluzione, perché le orecchie, sempre disegnate lateralmente, sono più lunghe e spuntano anche quando l’(anti)eroe è di profilo. Le altre differenze nel vestiario sono costituite dai guanti e dalla fibbia della cintura: non blu ma viola, non rotonda ma quadrata. Senza soffermare l’attenzione sull’elaborato piano del protagonista, si può sottolineare che il suo repertorio di mosse si sta aprendo a nuove soluzioni, tra volteggi in aria e tuffi acrobatici, ma soprattutto che il suo arsenale, oggi celebre anche grazie alla serie animata riassunta con l’acronimo TAS, finalmente viene svelato: per scappare dalle forze dell’ordine, estrae una corda e la usa come un lazo per centrare l’asta di una bandiera e saltare nel vuoto.
Quello all’opera è certamente un uomo d’azione, che però non disdegna l’uso dell’ironia; infatti, pronuncia delle battute di spirito mentre schianta i malviventi o negli incontri fugaci con la polizia. Il primo Batman, quindi, non è un chiacchierone ma vede nella parola sia la colonna sonora per dei cazzotti ben assestati che una risorsa: dà ordini e minaccia i cattivi, avverte il commissario del buon esito delle sue poco apprezzate operazioni.

Detective Comics #29

Nell’incipit dell’albo in cui il Batman incontra il Dottor Morte, si viene a sapere che il personaggio è “divenuto una leggenda nella vita dell’affollata metropoli”. Ancora non si parla di City, anzi, proprio non si sa di quale città si tratti. La presenza del misterioso vigilante è sì avvolta nel dubbio, tuttavia è temuta dai criminali. Prima che il nemico del mese veda le proprie paure farsi realtà, gli autori indugiano su Bruce Wayne: per la prima volta viene disegnato nell’atto di estrarre il costume da un baule. Le orecchie della maschera si sono allungate ulteriormente. Dice che per cambiarsi ha bisogno di mezzora, quindi passa in rassegna l’equipaggiamento che stavolta prevede pallottole di gas asfissiante (riposte nella cintura), ginocchiere e guanti adesivi, di nuovo blu. Arrivederci al “ricco playboy” (la seconda parola è una novità!) e benvenuto al Batman. In azione, la grande velocità del cavaliere della notte e la sua agilità trovano conferma, così come una certa facilità a sbrigare la faccenda con le cattive, senza escludere a priori soluzioni estreme:Signori, scegliete. O me lo dite, o vi uccido io!”.
Nella manciata di pagine dell’episodio c’è spazio per alcune altre “prime volte”: il protagonista viene ferito, non riesce a sconfiggere gli avversari al primo colpo, batte in ritirata e va a farsi medicare (in borghese). Bruce accampa una scusa al medico e afferma di fare “cose molto strane”, a volte. Particolare più importante, il Dottor Morte, che per primo ha osato sfidare direttamente il Batman, sembra destinato a tornare…det com 30

Detective Comics #30

…e puntualmente il Dottor Morte ritorna, basta aspettare un mese. Ancora una volta, lo schema narrativo si basa sull’apertura del racconto con Bruce che si finge qualcun altro ma non il Batman: impersonando un giornalista, raccoglie informazioni sul redivivo arcinemico.
Successivamente, indossa i panni del vigilante. Per il secondo capitolo consecutivo, il pipistrello cucito sul petto in alcune vignette sviluppa le orecchie, segno che il simbolo si sta orientando verso una forma più definita ed elaborata. L’auto in dotazione resta rossa ma il muso si allunga vistosamente; dell’arsenale inizia a far parte anche una torcia.
Il modus operandi del personaggio di Kane e Finger comincia ad articolarsi contemporaneamente con l’intreccio della diegesi: a storie più complesse corrispondono pianificazioni e gesta più ricercate. Così il crociato incappucciato ricorre alla furtività e alla dissimulazione, prima che ai placcaggi e ai ganci da k.o., comunque necessari per ricordare ai malcapitati di turno che il crimine non paga. Nello stile di combattimento continuano a rientrare anche i colpi mortali: Mikhail, scagnozzo cosacco del tignoso dottore, viene messo a riposo per sempre con un calcione che gli spezza l’osso del collo. Data la fine ingloriosa del subalterno, viene da pensare che neanche per Morte ci sarà pietà. Sbagliato! Il Batman gli risparmia la vita, lo lega ben stretto e lo lascia alle amorevoli cure della polizia. Che stia cominciando la trasformazione da killer ad amichevole uomo pipistrello di quartiere?

Detective Comics #31

Per gli appassionati di Batman, la copertina di DetCom #31 preannuncia l’arrivo sulla testata del Monaco Pazzo, il villain poi ripreso da  nel 2006.
Forse per anticipare l’importanza dell’albo, i fumettisti scelgono di aprirlo con un balzo dell’eroe in calzamaglia. Le luci della ribalta toccano subito all’alter ego di Bruce Wayne, non c’è spazio per l’identità civile. Attenzione al luogo: “la misteriosa figura” si trova a New York, finalmente un’indicazione geografica precisa. Un’altra novità è rappresentata dall’allungamento dei guanti blu che a questo punto ricoprono gli avambracci, mentre resta costante l’abitudine del cavaliere oscuro di agire di notte, saltando da un tetto all’altro, munito di fune. Però, per quanto riguarda la fondazione del mito non è finita qui: Bruce ha una fidanzata, Julie Madison, che non ne conosce la doppia vita. Il lettore lo viene a sapere osservando il protagonista che, in costume, la risveglia dal torpore indotto dal Monaco e la riporta a casa. C’è di più, Wayne e Madison vivono una relazione salda, se si dà retta a colui che, parlando di sé, dice: “Julie sarebbe sorpresa di sapere che il suo uomo pipistrello e il futuro marito sono la stessa persona”. Un playboy monogamo, quindi.
Come anticipato, questo è un capitolo significativo nell’ancora giovane epopea del dark knight. Dopo l’aggiornamento dell’uniforme e dell’aspetto sentimentale, è tempo di introdurre il batplano (dotato di pilota automatico) e il batarang. Ma non va subito tutto liscio, perché in trasferta a Parigi il Batman viene catturato dal diabolico avversario ed è proprio il suo boomerang particolare a evitargli guai peggiori, anche se solo per un breve tempo. Nel giro di poche vignette il guerriero ammantato di un tessuto sempre più flessibile passa dalla padella alla brace, a testimonianza del fatto che il suo agire è ancora piuttosto improvvisato e istintivo. Deve farne di strada, prima di diventare il machiavellico pianificatore per il quale la vittoria sta nei preparativi!
Fortunatamente, fin dalla prima apparizione ha dalla sua delle qualità fisiche fuori dal comune e una altrettanto straordinaria perseveranza. Tanto basta per salvare Julie e dare appuntamento al Monaco per il mese successivo.

Detective Comics #32

det com 32Da Parigi il Batman si sposta in Ungheria sulle tracce del nemico. Nella quinta vignetta della tavola che apre l’albo lo si vede in una posa suggestiva ma non inedita, perché già presente in poche altre occasioni, nei capitoli precedenti. In questo caso, però, l’effetto è molto piacevole e merita che si spenda qualche parola. L’eroe di spalle è una sagoma nera che spezza la notte violacea illuminata dalla luna piena; ha appena lasciato la fune e si prepara a piombare sul tettuccio di una diligenza in corsa; le braccia alzate terminano con le mani semichiuse che spuntano dal mantello. Sembra a tutti gli effetti un pipistrello. A ricordare ai lettori che si tratta di un uomo in maschera sono gli stivali in cui sono inguainate le gambe, però senza di essi verrebbe da pensare a un vero chirottero.
Nelle pagine seguenti, al crociato incappucciato spunta qualche bernoccolo, ma poi torna padrone della situazione. A una donna che gli chiede di uccidere il Monaco risponde: “Giudicherò io che fare!”. Di nuovo, sembra che qualcosa stia cambiando: colui che minacciava con “o me lo dite, o vi uccido io!” almeno a parole inizia a dare maggior peso alle vite umane. Restando nell’ambito delle frasi pronunciate dal Batman, o meglio non pronunciate, bisogna annotare una sfumatura, dal momento che in questo numero non si leggono battute canzonatorie nei confronti dei nemici. Il protagonista è piuttosto silenzioso, sono soprattutto i personaggi che gli ruotano attorno ad aprire bocca.
Tornando all’azione, il guardiano del bene resta invischiato nei piani del cattivo, ma dopo un paio di fallimenti riesce a prendersi la rivincita, contando non solo sulla forza bruta ma anche sull’astuzia. Poiché scopre che il villain e la sua aiutante Dala sono due creature vampiresche, dopo aver trovato una statua d’argento, la fonde per ottenere due pallottole. Caricata una pistola – sì, ha in mano proprio un’arma da fuoco – il Batman spara. Eliminate le minacce e salvata Julie, la figura della notte torna in patria. La sua coscienza non è ancora sgombra; la fiducia nella legge dimostrata in DetCom #30 non è di casa in Ungheria. Forse per Bruce la minaccia personificata dal soprannaturale è troppo elevata per pensare alla riabilitazione dopo un periodo dietro le sbarre.

Superata la metà del viaggio, ci si ferma per riprendere fiato. Il carattere del Batman è ancora in via di definizione; si può dire che il viaggio dell’eroe sia appena agli inizi. Sicuramente dal punto di vista etico permangono diversi interrogativi. Per scoprire se ci saranno delle risposte significative prima dell’arrivo di Robin, l’appuntamento è con la seconda e ultima parte dell’articolo.

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