Guido Ostanel è stato ospite di Lo Spazio Audace – Vignette e caffè a Lucca Comics & Games 2025 per parlare dei primi vent’anni di attività di BeccoGiallo, casa editrice da lui fondata nel 2005 insieme a Federico Zaghis.


Guido, benvenuto! Puoi raccontarci un aneddoto sulla nascita di BeccoGiallo? E che sensazione provi quando pensi che sono già passati vent’anni da allora?
L’aneddoto potrebbe essere senz’altro questo: a un certo punto, mentre stiamo lavorando il nostro primo fumetto, riceviamo la visita dei carabinieri. Era un nucleo operativo speciale di Roma… la cosa è tremendamente seria anche se non lo sembra. Mettetevi un po’ nei panni miei e di Federico in quel momento, quando ci vengono a fare visita qualche settimana prima che il nostro primo fumetto esca in fumetteria e in libreria. Vogliono capire cosa diavolo stiamo combinando, se per caso abbiamo delle informazioni, delle notizie utili al loro lavoro di ricerca. Siamo nel 2005, loro stanno cercando di acchiappare questo fantomatico Unabomber, o i fantomatici membri di una presunta banda che ha disseminato terrore in quegli anni, dalle nostre parti. Immagino ricordiate gli ordigni esplosivi, molto subdoli. Colpivano, ahinoi, spesso anche i bimbi e le bimbe che toccavano in maniera improvvida questi aggeggi dissimulati da ovetti Kinder, tubi e quant’altro.
La cosa è curiosa perché noi volevamo fare soltanto dei fumetti. Farli bene, possibilmente, dal punto di vista giornalistico. Insomma, avevamo in mente di provare a costruire coi fumetti qualcosa di un po’ diverso da ciò che tendenzialmente, all’epoca, si leggeva, si produceva, si pubblicava, si portava in libreria o fumetteria, in Italia.
Quindi il nostro primo libro parlava di Unabomber che, dove sono nato io e anche dov’è nato Federico, ha colpito diverse volte. Era una cosa che sentivamo molto molto vicina e spaventava anche a noi, le nostre scuole, i nostri parenti, le nostre famiglie eccetera. E in effetti chi stava indagando sapeva benissimo che non potevamo essere noi a far parte di quella banda criminale, non fosse altro che per ragioni di età. Però, insomma, fu un esordio abbastanza… ecco, se mi permettete una battutaccia… piuttosto esplosivo per una casa editrice che voleva fare sostanzialmente fumetti nel miglior modo possibile. Però ci fece capire anche che, forse, quello che stavamo facendo con i fumetti, e che forse avremmo poi fatto negli anni successivi, era qualcosa che aveva una sua serietà, un impatto vero sulle persone, sulla storia di questo Paese. Perché quando vai a fare un fumetto su Peppino Impastato, poi vai davvero a incontrare Giovanni Impastato, vai a incontrare Salvo Vitale, tutta la banda, in questo caso positiva, di Radio Out. Insomma, fumetti non solo di personaggi ma anche di persone vere. E facendo grande attenzione, perché altrimenti arrivano anche i carabinieri in redazione.

È interessantissimo pensare al fatto che l’evoluzione della casa editrice vi ha portato a fare tantissimo altro e a dare origine a cose che c’erano poco o per niente nel mercato editoriale. Quindi non per forza graphic journalism o comunque fumetto di realtà. Era una cosa che vi eravate proposti all’inizio o avete pensato ad altri ambiti in cui espandervi strada facendo?
A dire la verità no, non ci avevamo pensato, non era una cosa programmata. Noi siamo partiti con l’idea di costruire una casa editrice che, sostanzialmente, provasse a utilizzare il linguaggio del fumetto per raccontare più o meno giornalisticamente fatti di realtà. Così è stato per almeno i primi tre o quattro anni di produzione BeccoGiallo. Poi pian piano, anche su sollecitazione di alcuni autori e autrici che cominciavano a proporci ulteriori idee relative alla cronaca storica, alla cronaca nera, ai fatti di realtà, e ci invitavano a considerare il fatto di poter costruire dei fumetti biografici, le cose si sono evolute. Ad esempio la collana biografie è nata con l’idea, a differenza degli altri fumetti che facevamo, che per fare una biografia si può essere meno aderenti alla realtà. Si può cercare di intrattenere lettori e lettrici sia con segni grafici magari un pochino meno realistici come atmosfere, ma anche con un certo tipo di narrazione e contenuti. Qualche anno dopo, con il fenomeno dei fumetti che nascono sul web – stiamo parlando di diversi anni fa per cui do questa definizione un po’ vetusta – c’è stata la scoperta, attraverso degli amici, di Sarah Andersen e da lì l’idea di portarla in Italia. E noi un po’ vacilliamo, perché siamo sempre quelli che vogliono fare i fumetti di cronaca, siamo BeccoGiallo, giornalismo a fumetti, per cui cosa c’entra questa nuova proposta di scarabocchi simpatici, ironici, intelligenti che, insomma, non ha a che fare con il nostro mondo? Però per fortuna ci siamo anche un po’ smarcati da quella primissima idea, che continua comunque a essere il cuore pulsante della casa editrice. Oggi la metà della produzione è di giornalismo a fumetti. Claudio Calia ne ha appena fatto uno nuovo tornando in Iraq, nel Kurdistan, per portare a casa la testimonianza su Kamaran Najm. L’altra metà invece è dedicata a biografie a fumetti, al mondo dei webcomics, a bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze e quindi con degli albi illustrati. Ecco, venti anni dopo il 50% della produzione si è diversificata rispetto all’idea originale.
Hai accennato alle pubblicazioni per bambini e adolescenti, ai quali vi rivolgete anche per trattare temi attuali e importanti, come il cambiamento climatico o le mafie. Questo sottolinea come la scelta di aprire BeccoGiallo a quel tipo di mercato non sia solo derivata dal suo trend positivo, ma dal tentativo di migliorare il futuro educando le nuove generazioni.
Esattamente. Diciamo che a un certo punto siamo tutti cresciuti anagraficamente. Io, Federico, gli altri che lavorano in casa editrice ma anche autori, autrici, lettrici e lettori. E così chi veniva a comprare i primi fumetti o le prime biografie, ha cominciato a metter su famiglia e a trovarsi in casa dei possibili nuovi lettori e lettrici di fumetti. E noi non avevamo niente per loro. Quindi ragionando, parlando più o meno scherzosamente con loro, ci siamo detti che forse il fumetto per bimbi e per bimbe, o degli albi illustrati che cominciano con dei piccoli fumetti per far sì che si possa familiarizzare fin da piccoli con questo linguaggio, potrebbe essere un’idea interessante. E allora proprio con Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, guarda caso una coppia di autori fra i primi che BeccoGiallo ha incontrato per la strada – sono gli autori di Peppino Impastato per capirci – abbiamo immaginato un fumetto che portasse i valori della legalità, della lotta alle mafie, della giustizia eccetera, esattamente quelli di Peppino Impastato, però per una fascia di lettori e lettrici decisamente più piccola. È nata La mafia spiegata ai bambini – l’invasione degli scarafaggi, e ha funzionato. Era un momento in cui il segmento della produzione italiana per bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, dava segnali positivi, ma non come oggi che è uno dei settori che ha un più davanti, anche banalmente a livello di numeri. E il fatto che da un po’ di anni abbiamo un secondo stand dedicato qui a Lucca, secondo me è coerente con quello che ho appena detto. La fiera di Bologna per ragazzi e ragazze, per esempio, è un posto in cui BeccoGiallo va ed è sempre andato con i suoi fumetti. E a maggior ragione oggi che produce delle cose fatte apposta per quel tipo di pubblico.

Tornando al cuore della casa editrice, cioè al giornalismo a fumetti, com’è cambiato, da editore, farlo vent’anni fa rispetto a oggi? Come si è evoluto il lavoro, pensando che il mondo è completamente diverso, tra fake news, media che si moltiplicano, diverso accesso alle informazioni?
Questa è una domanda tosta. La prima cosa che mi viene da dire è che è vero, sono ere geologiche diverse, è cambiato tutto, se vogliamo sintetizzarla così. Ma una cosa forse non è cambiata, mi veniva in mente mentre ponevi la domanda e forse è quella più importante o quella più tremenda se vogliamo. Cioè che ciò che è successo ad Anna Politkovskaja un po’ di anni fa, quello che è successo a Ilaria Alpi e a Miran Hrovatin, cito fumetti dedicati che abbiamo pubblicato, non è poi così lontano dal caso Ranucci di qualche settimana fa. C’è sempre e comunque qualcuno, di solito il potere di turno, che cerca di condizionare l’accesso all’informazione da parte del pubblico di riferimento, perché ha le sue ragioni per farlo. La storia credo ci abbia insegnato che, tendenzialmente, funziona un po’ sempre così. Però il cambiamento è concreto, proprio a livello di costruzione del lavoro che si fa in redazione, ma che fanno soprattutto autori e autrici. Spesso sono giornalisti e giornaliste – Marco Rizzo è uno di questi esempi ma non è l’unico – altre volte no, però devono avere quel tipo di afflato, quel tipo di atteggiamento professionale, etico, deontologico che di fatto appartiene al mondo del giornalismo, si spera più quello dei Ranucci o delle Ilaria Alpi, parlando con rispetto e con umiltà. La cosa positiva è la maggior quantità di accesso all’informazione. Quando facciamo il fumetto sulla strage di Bologna per esempio, un bel po’ di anni fa, Alex Boschetti, lo sceneggiatore, oltre ad andare a parlare con Paolo Bolognesi che è il presidente delle vittime della strage e attraverso lui reperire dei primissimi materiali come libri, tesi di laurea, finisce piano piano anche per recuperare gli atti processuali, le sentenze, le motivazioni delle sentenze, che arrivavano a spizzichi e bocconi in quegli anni. Poi riesce anche a intervistare uno dei magistrati che si era occupato di uno di questi stralci processuali. Insomma era un lavoro forse più fisico, più sul campo rispetto a quanto, anche in positivo, si possa fare oggi. Quindi strumenti diversi, fonti probabilmente diverse, maggiore difficoltà a confrontarle e a verificarle. Però io credo che il tipo di atteggiamento, per chi si approccia a scrivere storie di questo tipo, dovrebbe essere rimasto lo stesso. Questo, almeno, è quello che mi pare di vedere lavorando ancora i nostri fumetti.

Nel corso del tempo vi è capitato sicuramente di dover prendere posizione, visto che BeccoGiallo è una casa editrice con una linea abbastanza chiara e una visione a livello sociale e politico. Questo vi ha creato delle difficoltà, anche nel confronto con altre realtà, con enti, con quello che circonda il contesto fumettistico?
Sono capitate due, tre occasioni particolari. Delle evidenti frizioni, dei problemi, non saprei nemmeno come definirli ma fra poco ve li cito brevemente. Diciamo che fin dal nome, BeccoGiallo, in maniera molto esplicita si va a fare riferimento alla storia di una rivista degli anni Venti che si chiamava Il Becco Giallo – Dinamico di opinione pubblica (settimanale fondato da Alberto Giannini, costretto a chiudere dal regime fascista Ndr). Su quella rivista cominciavano a usare delle piccole strisce, due, tre vignette. Io adesso ho in mente quella dedicata al delitto Matteotti, con cui si fa in qualche modo della cinica ironia su ciò che in quel momento il governo Mussolini va dicendo, per giustificare l’agguato e poi l’uccisione del deputato. Comunque era un uso del fumetto interessante al quale noi, fin dal nome della rivista, ci ispiriamo. Diciamo che la nostra posizione è dichiarata fin da subito. Non solo sta pienamente nell’alveo dell’antifascismo, ma è anche piuttosto rivolta verso chi il potere di turno cerca di pungolarlo, sperando di riuscire a farlo. Partiamo da lì. Tutta la nostra produzione rimane all’interno di questo ambiente culturale.
Succedono però delle cose interessanti, come vi dicevo prima. Tipo quando pubblichiamo un fumetto dedicato alle vittime di Marcinelle, miniera dove purtroppo ci lasciano le penne un sacco di concittadini italiani, negli anni Cinquanta. Accade che siamo invitati a presentare questo fumetto in un contesto UGL, sindacato appartenente all’area politica e culturale di destra. Ci andiamo, accettiamo ovviamente l’invito. Però, lo dico adesso qui, guardandovi, poteva non essere così ovvio e invece non è solo una questione di cortesia. Voglio dire qualcuno ti invita, sarebbe gentile andarci, magari con una bottiglia di vino buono. Però è interessante perché passa il messaggio, almeno quella volta, che ci sono dei temi come quello delle morti sul lavoro o dello sfruttamento dei lavoratori che dovrebbe, come dice la nostra Costituzione, essere appannaggio di tutti, al di là di qualsiasi tipo di schieramento. E quindi ricordo con grande piacere questo episodio, che purtroppo rimane però una mosca bianca. Di altri inviti di questo tipo non ne abbiamo ricevuti molti. Oppure ricordo un episodio più spiacevole avvenuto una decina di anni fa nella città dove opera BeccoGiallo, cioè Padova, dove a un certo punto dobbiamo annullare all’ultimo minuto la presentazione di un libro rivolto ai più piccoli e alle più piccole. Era dedicato alla diversità – con Massimo Semerano autore delle illustrazioni e Luana Vergari ai testi – e all’interno di questa storia, che parlava di tanti tipi di diversità, c’era anche una famiglia strana, cioè con due genitori maschi. E quindi al parco pubblico dove si doveva tenere la presentazione, all’interno di una manifestazione con patrocinio comunale, mezz’oretta prima dell’inizio arrivano una trentina di persone, un po’ da tutta la provincia di Padova e non solo, facenti parti del movimento di CasaPound e affini. Ecco, quello fu un momento in cui abbiamo dovuto rinunciare a presentare pubblicamente il libro. Quindi qualche episodio c’è stato ma credo faccia parte anche della vita in generale, della vita tout court. Se si sceglie di fare l’editore di fumetti con quel nome lì, con questi temi, bisogna anche accettare che ci possa essere un confronto, come nei due esempi che ho fatto. A volte è costruttivo. Altre volte, invece, mi sembra non portare a niente di buono, come nel secondo caso.
Come vedi BeccoGiallo fra vent’anni?
A questa non ci avevo ancora pensato! Venti mi sembrano davvero davvero tanti. È anche vero però che dal 2005 a oggi, so che questa cosa sembrerà un po’ ridicola, per me e per Federico il tempo è volato. Credo perché è talmente bello fare ‘sto mestiere qui… lo conosciamo tutti, è un po’ un casino, siamo tutti un po’ in equilibrio precarissimo su ogni fronte, soprattutto quello economico… però è talmente bello al mattino andare in una redazione, magari piccolina e sgangherata come la nostra, e ragionare di queste cose qui attraverso i fumetti, che davvero credo che mi ritroverò qui, ci ritroveremo qui fra altri vent’anni. Io credo, spero, con la stessa voglia di dire che sono già passati altri vent’anni. Fanno quarant’anni, e ci divertiamo ancora a fare questo lavoro. Siamo molto fortunati, secondo me.
Grazie per la disponibilità, Guido!

Intervista realizzata il 31 ottobre 2025 a Lucca Comics & Games.
Guido Ostanel
Fondatore e direttore editoriale, con Federico Zaghis, di BeccoGiallo
BeccoGiallo
BeccoGiallo è una casa editrice italiana specializzata nella produzione e nella pubblicazione di libri a fumetti.
Nata nel 2005 in provincia di Treviso, oggi è attiva a Padova. Il suo nome è un omaggio alla coraggiosa esperienza editoriale del foglio satirico antifascista “Il Becco Giallo”, che negli anni Venti del secolo scorso utilizzava il disegno – assieme all’inchiesta giornalistica scritta – per criticare e incalzare il Potere: il suo simbolo era un merlo nero, con il becco sempre aperto a voler gridare le verità che si volevano invece a quel tempo negare.
Con le sue prime pubblicazioni, dedicate ai più dolorosi fatti di cronaca italiana, come l’uccisione per mano mafiosa del giovane giornalista e attivista Peppino Impastato, o quelle dei giudici palermitani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e con la ricostruzione in chiave giornalistica di eventi che hanno scosso l’opinione pubblica e segnato per sempre la storia del nostro Paese, come le vicende di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, La strage di Bologna e Ustica, l’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e quella del poeta e regista Pier Paolo Pasolini, o con le inchieste a fumetti legate alla storia nazionale più recente, come i fatti del G8 di Genova nel 2001, la casa editrice si è guadagnata il premio come Migliore Iniziativa Editoriale dell’anno a Lucca Comics & Games 2007 “per l’impegno, la coerenza e il coraggio dimostrato in un contesto politico e sociale dove è diventato troppo facile dimenticare.”
BeccoGiallo pubblica oggi una ventina di titoli all’anno, distribuiti nelle sue diverse collane, dal Graphic Journalism ai libri pensati per i bambini, dalle biografie alla fiction, fino al nuovo mondo dei Webcomics.
Mette inoltre al servizio di istituzioni e imprese la sua decennale esperienza nel lavoro editoriale, con il linguaggio del fumetto, per la progettazione e lo sviluppo di strumenti dedicati per la divulgazione a fumetti di temi, ricerche e iniziative in linea con la filosofia della casa editrice.
