Da Facebook con (un giallo) furore: intervista a Mattia Labadessa

A Lucca Comics 2016 abbiamo intervista Mattia Labadessa, fenomeno di Facebook che ha presentato il suo volume edito da Schockdom.

Da Facebook con (un giallo) furore: intervista a Mattia Labadessa, 22enne di Napoli diplomato al liceo artistico e attuale studente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, è diventato in poco tempo un fenomeno di Facebook: da Dicembre ad oggi ha ricevuto decine di migliai di visite sulla sua pagina Facebook, nella quale pubblica le proprie vignette con protagonisti uccelli rossi su sfondo giallo: una atmosfera accesa che contrasta con il realismo e le ansie dei propri personaggi, così simili a noi esseri umani. A Lucca Comics 2016 ha presentato il suo primo volume a fumetti edito da Schockdom e noi lo abbiamo intervistato per sapere di più su di lui e sulla sua opera.

Ciao Mattia e grazie per la tua disponibilità. Partiamo dall’inizio: quando hai capito che l’illustrazione e il fumetto sarebbero stati la tua strada?
In realtà non l’ho capito io, me lo hanno fatto capire le persone. Una volta iniziato questo percorso su Facebook e visto il riscontro del pubblico ho capito che questa era la direzione verso cui lavorare. Mi ritengo di più un illustratore, ma per raccontare una storia lo strumento della vignetta o del fumetto sono perfetti.

Appartieni a quella  schiera di autori, che va da Zerocalcare a Sarah Andersen (solo per citarne due) che nascono sul web raccontando la vita quotidiana. In mezzo a questa grande concorrenza, come hai lavorato per sviluppare una tua voce particolare, questa tua poetica che definirei “del grottesco e del contrasto”?
Io non la vivo in termini di concorrenza. Ci sono molti che fanno quello che faccio io, ma il punto è sempre come uno racconta le cose e arriva alle persone. Uno può evitare di mettersi nella fila di altre persone o di parlare come un altro, basta crearsi una propria voce e se piace alle persone la competizione non si crea. Io sono sempre abbastanza genuino e quando scrivo una vignetta per me è più un parlare alle persone come se fossi in un gruppo di amici. Prendo questa cosa come un gioco, non la interpreto ancora in maniera troppo professionale e mi diverto a fare quello che faccio. È una grande gioia essere ad una fiera, parlare con chi mi segue, guardarli in faccia e capire cosa apprezzano di me

Riallacciandomi alla precedente domanda, Da Facebook con (un giallo) furore: intervista a Mattia Labadessapoco tempo fa parlando con una mia amica partenopea è venuto fuori l’importanza di quell’ambiente per la nascita e lo sviluppo di un artista. Vorrei chiederti quindi quale è il tuo rapporto con la tua città, Napoli, e con il tuo pubblico locale, a prescindere da quello di Facebook.
Napoli è prima di tutto un’ispirazione, le vignette sono esperienze di vita vissuta. L’atmosfera di  Napoli è bellissima, anche se ci sono molti difetti. Un tipico rapporto di amore ed odio, la amo ma ci sono elementi che non mi vanno giù. Il rapporto con il pubblico non ho idea, Facebook ti porta dappertutto e magari a Napoli ho meno fan di altre città. Napoli è un mood che mi fa parlare e comportare in un certo modo.

I social sono una grande opportunità per un artista di farsi conoscere, ma al tempo stesso possono nascondere alcune insidie. Hai mai sentito pressioni creative da parte del pubblico, una latente tendenza ad andare in una certa direzione per rispondere a critiche arrivate dal web?
Sì, è vero. Principalmente su Facebook lo strumento della censura è forte, se una cosa non piace viene segnalata e in quel caso il pubblico ti sta dicendo: “Non esagerare, abbassa la cresta”. C’è anche un limite rispetto a quello che puoi raccontare, hai un recinto di una vignetta e sei riquadri. Con una pubblicazione puoi spaziare, scrivere storie di 10, 20 pagine, quante ne vuoi. Al netto di questi limiti, però, la visibilità che ti può dare una pagina del genere è senza . Una vignetta in un giorno raggiunge migliaia di persone

Più nel dettaglio, sono curioso di sapere: perchè usare degli uccelli come protagonisti delle tue storie?
Questa è una domanda che mi fanno spessissimo. In realtà sono personaggi nati per caso, all’inizio era un omino con un naso molto appuntito e poi con un po’ di lavoro è arrivato a quello che è oggi, molto più delicato a livello di stile, più tranquillo, colori piatti. Non ha nessun significato, è solo un personaggio simpatico con cui mi piace lavorare.

Grazie Mattia e a presto.

Intervista realizzata il 28 novembre 2016 a Lucca Comics 2016

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