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Eighty Nine: la prigioniera del mondo a scarabocchi

Disegnatori che sanno dar vita alle loro opere, una ragazza di carta prigioniera in un mondo a scarabocchi, segreti e mostri in un piacevole manga italiano.

Eighty Nine: la prigioniera del mondo a scarabocchiCosa accadrebbe se un disegnatore di fumetti avesse il potere di rendere vivo ciò che disegna? Forse creerebbe bellissime donne pronte a soddisfare ogni sua voglia, fonderebbe un nuovo universo proclamandosene imperatore, oppure immaginerebbe incredibili avventure da vivere pagina dopo pagina. Ma se il fumettista in questione fosse anche pigro e affamato di successo, molto probabilmente si limiterebbe a creare qualcuno che disegni al posto suo.

È da queste paradossali premesse che prende vita Eighty Nine, fumetto scritto e disegnato dalla giovane Lexy Mako, il cui primo volume è stato recentemente pubblicato da Kasaobake.

Eighty Nine racconta infatti le disavventure di una ragazza dai denti aguzzi e la coda di scimmia al cui nome si ispira il titolo del fumetto, una vera e propria immagine vivente al quale un misterioso giovane conosciuto come il Disegnatore ha dato la vita e una passione sfrenata per il disegno, ma solo per rinchiuderla in una pagina a fumetti malamente scarabocchiata che da quel momento diventa la sua prigione. Compito della ragazza è quello di creare nuove illustrazioni che il Disegnatore pubblicherà nel suo sito web, ovviamente prendendosene tutto il merito.

Eighty Nine è un fumetto dalla bellezza particolare. Un’opera nata circa quattro anni fa dalle mani di un’autrice molto giovane, con evidenti influenze giapponesi sia nel tipo di storia che nei disegni, e che dalle premesse sembrerebbe un lavoro dall’intento comico/parodico. Nella figura del cattivo è facile infatti rivedere certi personaggi che si muovono in rete e che nonostante il poco talento desiderano così tanto farsi conoscere da rubare idee o disegni ad altri; così come nella figura della sfortunata e afflitta Eighty si immaginano sia le vittime di tali personaggi che Lexy stessa, per sua stessa ammissione trovatasi più volte ad affrontare tali individui.

Eighty Nine: la prigioniera del mondo a scarabocchiMa dalle premesse Eighty Nine sembra presentarsi anche come un lavoretto piacevole ma poco interessante, uno dei vari  “manga italiani” acerbi che spesso compaiono negli stand dei piccoli editori, opera di autori dalle grandi speranze ma dalle capacità ancora tutte da dimostrare. Infarcito nella parte iniziale di gag e personaggi buffi, di situazioni assurde (a volte anche troppo insistite), di “parolacce” censurate e mutandine parlanti,  di situazioni e battute “accattivanti”, il volume sembra mostrare da parte dell’autrice quella voglia di compiacere e di farsi amare dal pubblico che è la stessa che critica nel suo Disegnatore (sebbene con l’ovvia differenza che nel caso di Lexy il talento c’è, e nulla è stato rubato).

Ma in realtà – e proprio in questo risiede il motivo della singolare bellezza di Eighty Nine – dopo le prime pagine nelle quali la storia si dilunga si assiste a un progressivo e continuo miglioramento: la trama si infittisce e si fa più matura, il racconto passa da simpatica raccolta di scenette comiche a un’intrigante insieme di segreti e misteri con origine nel passato, il focus si sposta dalla “vittima” al carnefice e si allarga comprendendo tanti nuovi personaggi, umani e non, e anche lo stile si fa molto più solido e piacevole.

Scopriamo ad esempio che Eighty non è un disegno appena creato ma che in realtà ha vissuto per anni prima che le venisse cancellata la memoria, e il Disegnatore stesso (in parte però contraddicendo le premesse dell’opera) cessa di essere una parodia per diventare un cattivo a tutto tondo, non stereotipato ma con un tragico passato che sembra valere la pena di essere conosciuto e del quale faceva parte anche la sua “nuova” creatura.

Quello che insomma pareva essere un fumetto comune si rivela sempre più chiaramente il prodotto di un’autrice che compie uno dei percorsi più belli da vedere: si evolve letteralmente davanti ai nostri occhi, migliorando pagina dopo pagina e dimostrando di avere del talento.

Tale evoluzione ha effetti positivi anche sulla tecnica narrativa: sebbene fin dall’inizio i dialoghi siano Eighty Nine: la prigioniera del mondo a scarabocchiefficaci e divertenti scompaiono via via certi ammiccamenti, certe esagerazioni nelle espressioni a tratti bambinesche, certe esasperazioni dei sentimenti, tutti elementi tipici del manga più popolare ma anche degli autori più giovani.

Nello stesso tempo prendono vita sentimenti più sinceri e potenti, le parti comiche vengono controbilanciate da scene più profonde e inquietanti, e ogni elemento sembra perdere la sua parte superficialmente spettacolare per diventare più maturo, ricco di significato e interessante.

Per fare capire questo, è sufficiente prendere in considerazione una singola pagina, che spicca come una piccola perla all’interno dell’albo: quella in cui vediamo una Eighty Nine, affranta, che piange sulla sua sventura maggiore, la cosa che più le fa male, e che non è il fatto che il disegnatore sia stato cattivo con lei, che l’ha torturata, presa in giro o rinchiusa per sempre, quanto il fatto che le ha fornito troppo orgoglio.
Ed è proprio questo orgoglio, questo desiderio di disegnare e farsi amare che la fa soffrire di più: se Eighty non avesse niente da dimostrare, se non avesse traguardi da raggiungere a tutti i costi, paradossalmente si sentirebbe libera dalla peggiore schiavitù.

Riguardo i disegni sono presenti evidentissime influenze giapponesi, sia nei personaggi che nel montaggio della pagina e nel metodo di racconto. Il segno risulta comunque ben bilanciato, molto piacevole alla vista, e la lezione ben appresa. Appaiono un po’ anonimi o artificiali alcuni sfondi, ma per il resto lo stile è maturo e convincente. Molto espressivi i personaggi, ed è presente una buona capacità di virare repentinamente da momenti comici a momenti tragici.

Toni di grigio a mo’ di retino arricchiscono ulteriormente il lavoro, e le anatomie sono sempre corrette e realistiche senza mai sfociare in inutili esagerazioni. Un punto in più per la figura del Disegnatore, tanto semplice quanto d’effetto (soprattutto quando passa da essere un simpatico ometto dalla testa rotonda a un mostro spaventoso) e anche per le creature mostruose finali, che senza essere volgari o truci riescono ad essere realmente inquietanti, come uscite dal mondo degli incubi.

Per il resto, lo storytelling è efficace e sempre presente. Non si vedono praticamente mai imprecisioni, elementi abbozzati o sottovalutati. Le parti “deformed”, onnipresenti in fumetti come questi, sono ben rese, e molto buona è la capacità di evocare numerose emozioni e atmosfere. Efficace anche la copertina, con i personaggi che letteralmente “scavalcano” la tavola a fumetti dentro la quale si svolge gran parte del racconto e si avvicinano metaforicamente al proprio lettore.
Ma per rendersi conto delle tante evoluzioni è sufficiente confrontare le prime pagine di Eighty Nine con le ultime: i miglioramenti sono perfettamente percepibili anche a un occhio non allenato.

Eighty Nine: la prigioniera del mondo a scarabocchi

In definitiva Eighty Nine è un prodotto altamente gradevole, che mantiene più di quel che promette e riesce in poco più di 100 pagine ad appassionare il lettore quel tanto che basta per convincerlo a seguire la serie. Un fumetto di un genere a sé, difficile da etichettare, visto che unisce tanti temi particolari a un setting molto personale; di certo diverso dai soliti drammi d’amore adolescenziali con i quali non rischia sicuramente di essere confuso.

Un’opera che forse faticherà – proprio per queste sue caratteristiche – a intercettare un pubblico ricettivo, ma che risulta ottima per più di un motivo, e sicuramente prodotta da una fumettista che potrebbe offrire molto nel futuro, se continuerà a crescere come sta facendo ora.

Abbiamo parlato di:
Eighty Nine
Lexy Mako
Kasaobake, 2017
132 pagine, brossurato, bianco e nero – 7,90 €
ISBN: 9788833160030

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