Cosa vuoi che sia una recensione: Doc Manhattan

Cosa vuoi che sia una recensione: Doc Manhattan
Forme, sfide e senso delle recensioni secondo chi le scrive: oggi è il turno di Doc Manhattan.

In un mondo di socialità virtuale che sembra premiare flame, estemporaneità e atteggiamenti sopra le righe, L’antro atomico del Dr. Manhattan è da sempre stato non solo una sorgente di spunti ma anche un esempio di come proporre argomentazioni e ragionamenti competenti senza arroganza né presunzione. Spaziando fra giochi, cinema, fumetti e tutto quanto possa generare passione, Doc Manhattan ci fa da tempo notare con una certa ironia l’unità fondamentale del tutto.

Che senso ha per te scrivere una recensione, quali sono le tue motivazioni e i tuoi obiettivi?
L’unico senso possibile, secondo me, di una recensione: esprimere la propria opinione su un argomento, nel modo più chiaro possibile e senza mai presupporre che la propria visione sullo stesso sia l’unica e la sola sul pianeta. Un’opinione, qualunque essa sia, è sempre occasione di confronto per punti di vista diversi. Poi, chiaro, maggiore è la conoscenza dell’argomento da parte di chi scrive, meglio è. Ma a volte anche l’approccio fresco, per così dire, di chi di un dato campo sa poco può essere interessante. Basta che il tutto avvenga in trasparenza, magari precisandolo all’inizio. Il che non sempre avviene, anzi…

Dai tuoi riscontri e discussioni, quale è secondo te il maggior fraintendimento intorno alle recensioni?
L’eterna faida tra oggettivo e soggettivo. Un parere, un’opinione sono sempre soggettivi. Ma chi legge a volte non lo capisce e crede che il suo parere (oggettivo) sia maggiore/più forte/incontrovertibilmente più super saiyan di quello (oggettivo pure quello) di chi scrive. E nel migliore dei casi questo degenera in una gara senza senso. Nel peggiore, nell’incazzatura del lettore, aggrappato al suo bias di conferma come un naufrago a un’asse di legno galleggiante. Un modo pessimo, per niente costruttivo, di impiegare il tempo di entrambi, quando basterebbe un “Non sono d’accordo, perché…” come incipit per intavolare meglio il tutto. D’altronde, su internet e sui social il litigio, la rissa verbale viene spesso preferita alla discussione.

Giochi, leggi e guardi molto altro oltre a ciò di cui parli nei tuoi video: come scegli che cosa recensire? E il tuo approccio a un’opera o prodotto da recensire è diverso da quello che segui quando non pensi di recensirlo? Ovvero, esiste un “giocare/leggere/guardare per giocare/leggere/guardare” distinto da un “ giocare/leggere/guardare per recensire”?
È diverso, sì, perché quando devi scrivere per lavoro una recensione sai che devi prestare più attenzione a, beh, tutto. Se guardo un film solo per svago, se gioco a qualcosa solo per ingannare il tempo, posso distrarmi, perfino pensare ad altro, prendendomi delle pause mentali in cui lasciarmi distrarre da mille altre cose. Quando lo fai per lavoro, beh, è il tuo lavoro. Il minimo è restare concentrato per tutto il tempo.

Nel tempo, il modo in cui affronti una recensione è cambiato? Se sì, in che cosa e perché?
Non saprei. Diciamo che col tempo ho imparato a reagire in modo diverso ai tentativi di rissa verbale di cui sopra. Dieci anni fa ancora me ne stupivo, non riuscivo proprio a capire perché qualcuno potesse incazzarsi per un parere non collimante con il proprio. Ma tutti questi anni di internet e di social mi hanno insegnato che la cosa migliore da fare è metter su un sorriso e passare oltre. Abbiamo tutti cose migliori da fare, nel tempo litigato da mille impegni, che dar corda a chi s’incazza per un voto, no?

È più difficile scrivere di giochi imperfetti/mal riusciti o di giochi ben riusciti, senza particolari difetti?
È più difficile scrivere di giochi medi, senza particolari doti, piatti. Il gioco bello parla al cuore, quello brutto-bruttissimo spinge a buttarla sull’ironia, perché che altro vuoi fare? Ma il gioco semplicemente mediocre mi mette in crisi due volte. La prima perché è difficile descriverlo senza ripetere cose già dette mille volte riguardo a cinquantamila giochi mediocri simili. La seconda è che per provarlo sai benissimo che stai buttando via un sacco di tempo che nessuno ti restituirà più.

DOC MANHATTAN

Alessandro “Doc Manhattan” Apreda ha scritto i fumetti di fantascienza Ethan? e Rim City, e i libri Per il Potere di Grayskull e Tokyo – La guida nerd. Ha ideato e curato riviste di cinema e videogiochi, oggi scrive per IGN, Screenweek e traduce romanzi e giochi. Cura dal 2007 il blog L’Antro Atomico del Dr. Manhattan.

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su