Gestire recensioni: Ettore Gabrielli

Gestire recensioni: Ettore Gabrielli
Le recensioni costituiscono l'ossatura de lospaziobianco e lo snodo fra il sito, lettori e modo editoriale e mettono in gioco relazioni e responsabilità.

Ettore Gabrielli è cuore e motore de lospaziobianco: negli anni ha gestito la linea editoriale e costruito l’identità del sito. Con lui discutiamo di alcuni aspetti e meccanismi che influenzano tanto la gestione quotidiana quanto la capacità del sito di essere autorevole e di essere riconosciuto come tale.

Le recensioni si occupano generalmente di uscite prossime o recenti e Lo Spazio Bianco è un sito “lento” rispetto ai tempi dell’editoria: che senso hanno o che valore aggiunto riescono a dare delle recensioni che escono molto tempo dopo l’opera?
Uno dei problemi che vedo nell’editoria a fumetti è proprio una vita fin troppo breve delle opere. Tolti i grossi nomi e i volumi dalle vendite medio-alte, mi pare che tanti fumetti scompaiano dagli scaffali con una rapidità deleteria, sostituiti dal nuovo che avanza, alla ricerca del prossimo fenomeno editoriale. E in questo vortice a volte finiamo per cascarci anche noi, reputando a nostra volta fumetti usciti un mese o due fa non più attuali per una recensione.  Credo che qui entri in gioco tutto il sistema fumettistico: artistico, distributivo, editoriale, programmatico, fino a prendere in considerazione tutto quella che è la struttura più ampia della cultura in Italia.
Ora, le recensioni sono dirette in primis al lettore e non credo che sia mai superflua una recensione, anche a distanza di tempo, per chi magari aspetta la tredicesima o Natale per fare qualche acquisto arretrato o per chi vuol scoprire cosa abbia fatto prima un autore.
Infine, c’è un ulteriore discorso, legato a noi stessi che scriviamo: perché lo facciamo? Solo per utilità o senso di dovere? Io credo sia fondamentale anche il lato ludico, anche divertirsi in questo “ruolo” che svolgiamo in ambito volontario, amatoriale. E se ho voglia di recensire qualcosa uscito l’anno scorso, perché mi piace, perché mi diverte, perché non ne ho letto abbastanza in giro, perché credo di poter dire magari qualcosa di diverso, visto che ho uno spazio (bianco!) dove poterlo fare, perché privarmi dell’occasione?

La redazione è generalmente molto presente nella fase di editing di una recensione, prima con un confronto aperto sul contenuto poi con una revisione sulla forma: questo non comporta il rischio di omogeneizzazione dei pezzi?
È un problema che mano a mano mi sono sempre più posto, cercando di alleggerire un certo tipo di interventi sui testi che forse, anni fa, avrei segnalato maggiormente. Credo comunque che per una realtà come quella de Lo Spazio Bianco un certo grado di controllo sia necessario: non siamo un blog e un pezzo idealmente deve identificare l’autore ma anche la rivista. Quindi cerchiamo un equilibrio per cui ogni collaboratore possa esprimersi con la propria voce ma all’interno di un riferimento riconoscibile e riconducibile a uno stile comune, rintracciabile per me in alcuni assunti chiave: una recensione deve essere chiara per il lettore, deve mettere il contenuto davanti alla forma e l’opera/tesi trattata davanti al recensore. Non amo gli sfoggi di cultura fini a sé stessi che non arricchiscono il pezzo ma servono solo a mettere in mostra chi sta scrivendo, né costruzioni stilistiche autocompiacenti che si specchiano in sé stesse. Una recensione poi può essere critica verso l’opera ma rispettosa del lavoro che c’è dietro, anche aspra ma non cattiva, non spaccona, non violenta. Credo che avere uno stile molto personale e riuscire al contempo a essere chiari e al servizio del fruitore della recensione sia un equilibrio molto difficile, che se funziona è appagante ma se non funziona è frustrante per chi legge. Bisogna insomma scrivere avendo coscienza di COSA si scrive: una recensione non è narrativa, anche se può prenderne in prestito degli elementi e nascondervisi pure, ma lo scopo è di base un altro e deve restare centrale, dal mio punto di vista.


Ettore Gabrielli, Il più fumettistico dei supereroi: Imbattibile, lospaziobianco, 2020

Gli editori forniscono spesso copie (digitali) delle loro pubblicazioni: questa disponibilità non crea un legame improprio fra chi produce e chi recensisce? lospaziobianco sarebbe in grado di funzionare senza l’azione promozionale degli editori? Come sarebbe?
Come quello di prima che i formati digitali permettessero tanta libertà di circolazione delle opere. Probabilmente scriveremmo meno e saremmo ancor più legati al gusto personale, come pure alle possibilità economiche. Il che si rifletterebbe non solo nelle recensioni in quanto tali, ma anche nella possibilità di avere una visione un poco meno ampia del mondo fumettistico, degli autori e delle evoluzioni. Sarebbe diverso ma credo esisterebbe comunque, per certi versi migliore per altri peggiore.
Questo crea il rischio di situazioni ambigue? In linea di principio, potrebbe. A volte può far sentire in dovere di scrivere qualcosa su fumetti per i quali altrimenti non avremmo interesse; ma sono abbastanza certo che questo non influisce nel parere espresso nelle recensioni, che è piuttosto condizionato dai gusti personali e dalle conoscenze di chi la scrive. È piuttosto normale che normalmente chi si candida a scrivere di un fumetto lo faccia perché sa che l’autore, l’opera, lo stile rientrano nei suoi gusti, e questo può portare a pezzi in qualche modo sbilanciati verso un giudizio positivo; per questo è importante il confronto interno, che a volte con una semplice domanda aiuta a riequilibrare o a evidenziare meglio le motivazioni dietro a una recensione. Ammetto che a volte cerco di “istigare” un po’ di cattiveria in più nei pezzi, però se un parere personale è ben motivato e argomentato io credo sia valido al di là che i gusti coincidano, perché offre un punto di vista su cui riflettere e su cui costruire anche le proprie aspettative per l’opera.


Ettore Gabrielli, Il mio fumetto quotidiano, blog e scommessa con se stesso.

Lo Spazio Bianco si basa su collaborazioni volontarie: chi scrive per il sito vive di lavori che in genere non hanno niente a che fare con il fumetto. Che ricadute ha questo sulla qualità dei pezzi proposti? Non è che l’assenza di compromissioni professionali è sostituita dalla sudditanza o dal desiderio di un rapporto speciale con gli autori, da ottenere gratificando e blandendo il loro ego?
In parte posso ribadire quanto risposto prima: la componente dei gusti personali è decisamente rilevante nell’economia del pezzo per quanto riguarda giudizio e punto di vista. Quello che cerchiamo di fare è che questo non influenzi la qualità media, poi ci può essere il pezzo più o meno ispirato, più o meno riuscito, ma sempre sopra un livello minimo che cerchiamo di garantire. D’altra parte, all’inizio parlavo dell’aspetto ludico, e sappiamo benissimo che giocare è una cosa da affrontare con grande serietà, se ci si vuole divertire.
Credo che essere fan e scrivere pezzi equilibrati sia difficile, ma possibile, anche grazie al confronto redazionale di cui sopra. Personalmente, se mi vengono poste delle osservazioni ai miei articoli all’interno della redazione, cerco di darvi molto peso perché so che provengono da persone competenti, magari con gusti diversi dai miei, ma motivati. Questo smussa i giudizi estremi, aiuta a impostare recensioni che non siano giudizi assoluti ma che integrino anche considerazioni date dal confronto.
Però il rapporto con l’autore, specie oggi, specie con i social che ti sbattono subito in faccia la reazione degli interessati, con autori che riescono magari a smuovere anche più lettori di quanto possiamo fare noi, può essere una distrazione, generando una sudditanza strisciante. È una trappola a cui si va incontro, specie perché il non essere professionisti e confrontarci con professionisti può mettere in soggezione. È umano, è comprensibile, e con il tempo si impara a distaccarsene. Anche qui: si lavora di redazione per mantenere un equilibrio.
Di contro, tornando al discorso dell’essere una realtà amatoriale, questa può essere anche un’occasione una grande libertà se ci si libera di queste suggestioni e di questi timori: possiamo fare quello che vogliamo per il piacere di farlo.


Ettore Gabrielli, I giorni della fame, lospaziobianco, 2020.

Le recensioni sono una componente molto rilevante su Lo Spazio Bianco. Hai mai provato ad immaginare il sito senza di esse? Come sarebbe?
L’unica ragione credo potrebbe essere per una scelta editoriale: puntare su approfondimenti e interviste e basta. Però, tolto che alcune recensioni sfidano decisamente la separazione con gli approfondimenti, restano uno strumento per me importante per navigare nell’attualità del fumetto, oltre a essere pezzi più semplici da scrivere di un approfondimento che, specie se riguarda opere entrate tra i classici, si confronta con l’impresa di cercare di dire cose “nuove” laddove già in molti hanno dato la loro interpretazione. Non so se meno recensioni potrebbe voler dire più approfondimenti, non credo che ci sarebbe un aumento significativo. E si perderebbe l’occasione di parlare di tanti fumetti, tanti autori che meritano di essere affrontati.

ETTORE GABRIELLI

Classe 1977, toscano, programmatore, è il fondatore e direttore editoriale de LoSpazioBianco.it. Ha collaborato all’organizzazione della 24 Hour Italy Comics, da cui è nato un volume edito da Scuola del Fumetto e curato il volume “Annuario 2007” (Lilliput Edizioni, 2008). Nel 2009 ha pubblicato per Coniglio Editore “Lezioni di fumetto: Corrado Mastantuono”.

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su