Cosa vuoi che sia una recensione: Marco Arnaudo

Cosa vuoi che sia una recensione: Marco Arnaudo
Forme, sfide e senso delle recensioni secondo i loro autori: oggi è il turno di Marco Arnaudo.

Per i nostri lettori, Marco Arnaudo è l’autore di “Il fumetto supereroico: Mito, etica e strategie narrative” (2011, Tunué), ma è anche creatore, studioso e grande appassionato di giochi da tavolo, che recensisce (in inglese, poiché da lungo tempo si è trasferito negli USA) sul suo canale youtube MarcoOmnigamer. Sua ultima creazione ludica: “Four against the Great Old Ones” (2020, Ganesha).

Che senso ha per te filmare una recensione? Quali sono le tue motivazioni e i tuoi obiettivi?
Quando filmo una recensione, il mio obiettivo principale è aiutare lo spettatore a decidere se acquistare o meno un gioco, o se stamparlo e costruirlo nel caso di giochi print and play. Se poi scopro un gioco poco noto che mi sembra di valore, il mio scopo è di portarlo all’attenzione di giocatori che potrebbero apprezzarlo.
Nella fase di “Rinascimento” del gioco da tavolo che stiamo vivendo, l’offerta di giochi nuovi e (potenzialmente) ottimi è molto ampia e apprezzo sempre quando altri appassionati mi aiutano a scegliere. Recensire giochi per me è un modo per contraccambiare il favore e anche per contribuire allo sviluppo e al successo di questo hobby. Più facilmente i giocatori trovano i giochi che fanno per loro, più si divertono, più praticano l’hobby, e dunque più forte diventa l’hobby stesso.

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Dai tuoi riscontri e discussioni, quale è secondo te il maggior fraintendimento intorno alle recensioni?
Un fraintendimento sta nel fatto che qualche spettatore vede del “dolo” nel tono positivo della maggior parte delle mie recensioni. Se fossi un critico professionista e dovessi recensire tutto quello che arriva sul mercato, per forza ci sarebbe un maggior mix di recensioni positive e negative. Ma per me giocare e recensire sono degli hobby. Dunque prima di provare un gioco, cerco di farmi un’idea se il gioco mi piacerà o meno e cerco ovviamente di giocare soprattutto a giochi che credo mi piaceranno. Questo processo di selezione a monte aumenta le probabilità che mi diverta e che le recensioni siano positive.
Un altro fraintendimento è quando qualche spettatore crede che io tenti di dare giudizi oggettivi, mentre non sto facendo altro che condividere le mie impressioni. Certo magari in un video dico “Questo gioco è molto bello” e questo forse pare sentenzioso, ma è per non appesantire con mille disclaimers del tipo: “Secondo la mia modestissima e personalissima opinione, senza pretese di oggettività, e potrei anche sbagliarmi eh!, ma vorrei osare di proporre che questo questo gioco mi pare, in un certo senso, bello”. Però lo spettatore dovrebbe ricordarsi che il disclaimer c’è sempre, implicitamente. Se dico che un gioco non mi è piaciuto e lo spettatore vuole darmi torto dicendo che il gioco è bello, stiamo proprio parlando di cose diverse. Per darmi torto, dovrebbe dimostrare che il gioco mi è piaciuto.
C’è poi il fraintendimento più strano di tutti, quando l’editore crede che il recensore sia un impiegato e ti chiede di rimuovere un video negativo, o di rigirarlo mettendo più in vista il logo, o evidenziando un aspetto che piace a loro, etc. A parte che nessun editore mi ha mai pagato per una recensione e quindi non so da dove nasca il fraintendimento, il fatto è che dovrebbero sapere che il valore centrale della recensione risiede nel suo essere indipendente. La recensione può aiutare l’editore, o danneggiarlo, ma questo è incidentale: la recensione è fatta con gli interessi del pubblico in mente, e basta.

Giochi a molto altro oltre a ciò di cui parli nei tuoi video: come scegli che cosa recensire? E il tuo approccio a un gioco da recensire è diverso da quello che segui quando non pensi di recensirlo? Ovvero, esiste un “giocare per giocare” distinto da un “giocare per recensire”?
Ormai recensisco quasi tutto quello a cui gioco. In molti casi è perché ho chiesto all’editore di mandarmi una copia recensione e loro hanno acconsentito, dunque devo dare precedenza a quei giochi. E poi, mentalmente, non faccio distinzione tra giocare per recensire e giocare per giocare. Forse è una deformazione professionale, che però precede l’hobby recensorio. Come accademico, è da un paio di decenni che ho sviluppato l’abitudine di analizzare qualsiasi artefatto culturale con cui vengo a contatto (film, fumetti, libri, TV…), sia in merito all’artefatto stesso, che sulla base delle reazioni che mi provoca (“I search my feelings”, come si dice in Star Wars). Sto mentalmente recensendo anche questa intervista, e mi pare stia venendo abbastanza bene.
È una forma mentis acquisita e radicata, che quindi applico anche al gioco. La recensione nella mia testa la faccio sempre e dunque, già che ci sono, poi la condivido davanti alla camera nel caso interessi anche ad altri. Magari sembra un modo freddo di godere delle cose, ma io trovo che fare chiarezza a me stesso aumenti il piacere dell’esperienza.

Nel tempo, il modo in cui affronti una recensione è cambiato? Se sì, in che cosa e perché?
Col tempo ho imparato a gestire l’aspetto tecnico della video recensione un po’ meglio. Sono un totale autodidatta in materia e dopo dieci anni e quasi 2000 video ancora faccio fatica a far stare dritto il treppiede della camera. Quanto a luce, audio ed editing, navigo ancora abbastanza a vista, ma mi pare di essermi sgrezzato un pochino. Mi sta bene che i miei video mantengano un aspetto artigianale e amatoriale, proprio per sottolineare che si tratta di un’operazione di puro amore per il soggetto, del tutto indipendente, e senza aspirazioni (o obblighi) professionali.
Col tempo ho anche smesso di sentirmi in colpa per la lunghezza delle mie conclusioni. Quando ho iniziato nel 2010, le video recensioni di giochi duravano in media tra i 5 e gli 8 minuti. Inoltre, YouTube non mi consentiva di caricare video di oltre 15 minuti, che bastano a malapena per dare una copertura generale di giochi mediamente complessi, figurarsi anche darne una valutazione!
Poi col tempo YouTube ha esteso la durata permessa e io ho preso a dire, nelle mie conclusioni, tutto quello che mi pareva interessante e necessario. Molti spettatori hanno apprezzano il maggior livello di dettaglio. Alcuni ascoltano la recensione mentre guidano, come fosse un podcast.
Inoltre, ho smesso quasi interamente di leggere e rispondere ai commenti. Proprio non ne ho il tempo o l’energia.

È più difficile scrivere di giochi imperfetti/mal riusciti o di giochi ben riusciti, senza particolari difetti?
Le recensioni più facili, più naturali, sono quelle di giochi che mi sono piaciuti molto o che ho detestato (nonostante le mie precauzioni, talvolta ancora incappo nella “ciofeca”). Sono facili perché si può trasmettere chiaramente il proprio pensiero. Le recensioni difficili sono quelle di giochi perfettamente mediocri, in cui il più e il meno si bilanciano: giochi meh (in inglese) o ni (in italiano). Per quanta cura ci si metta, si dà quasi sempre l’impressione che il giudizio sia principalmente positivo o negativo.
In rarissimi casi, il gioco non mi parla affatto. I search my feelings e mi risponde solo il silenzio. Ci gioco, ed è come se non ci avessi giocato. E se non riesco ad articolare il mio pensiero in alcuna maniera, allora non recensisco il gioco. Se è una copia recensione, la restituisco all’editore, o gliela pago, o compro un altro dei loro giochi e provo a recensire quello.

MARCO ARNAUDO

È Professore Ordinario presso la Indiana University, Bloomington, dove tiene corsi su fumetto, giochi, storia militare, e letteratura e cultura italiana. È l’autore, tra gli altri, dei libri “Il fumetto supereroico” (Tunué, 2011) e “Storytelling in the Modern Board Game” (2018, McFarland Publishing). È il protagonista di oltre un migliaio di video recensioni di giochi da tavolo, ed è il designer di diversi giochi, tra i quali: “The Fate of Mary Stuart”, “Pulp!!!”, “Kobayashi Maru: A Test of Character”, “Four against the Great Old Ones”.

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