Cosa vuoi che sia una recensione: Dimensione Fumetto

Cosa vuoi che sia una recensione: Dimensione Fumetto
Forme, sfide e senso delle recensioni secondo chi le scrive: oggi è il turno della redazione di Dimensione Fumetto.

Appuntamento particolare, questa volta, un contributo collettivo da una redazione, quella di Dimensione Fumetto. La lettura sinottica delle risposte non solo mostra la visione individuale di ciascuno, ma consente di figurarsi la dinamica interna della redazione, che nasce dal confronto di posizioni fra loro legate ma tutt’altro che omologate l’una all’altra. Ecco quindi, in ordine rigorosamente alfabetico: Andrea Cittadini Bellini, Andrea Gagliardi – che col suo Comics Calling arricchisce anche lospaziobianco -, Francesco Pone, Mario Pasqualini, Maurizio Vannicola, Mauro Paone.

Che senso ha per te scrivere una recensione, quali sono le tue motivazioni e i tuoi obiettivi?
Andrea Cittadini Bellini (ACB): Mi piace condividere le osservazioni tecniche e personali, far conoscere il fumetto e provare a contestualizzarlo.
Andrea Gagliardi (AG): Il primo obiettivo di una recensione, quello che spinge a scriverla e a pubblicarla in qualche forma, è quello di far sapere agli altri come la si pensa su un determinato fumetto. Per molti versi è un’opera di gran presunzione, quella di ritenere che gli altri debbano stare a sentire quello che hai da dire, ma allo stesso tempo è un tentativo di mettere in discussione le proprie idee e opinioni. Così, alla fine, se impostata con onestà intellettuale, la recensione spinge a una comprensione migliore del testo analizzato anche in seconda battuta, quando la recensione viene recensita da altri (nelle revisioni, sul web e così via). Ma sebbene questo sia il primo obiettivo non è il principale: come detto altre volte nel momento in cui scrivo una recensione sono costretto a interrogarmi sui miei gusti, sul perché determinate cose mi piacciono, o le trovo ben fatte, e altre no. È una sorta di indagine esistenziale o psicanalitica a cui vado incontro ogni volta che mi costringe ad approfondire elementi che in prima battuta, alla prima lettura, avevo ignorato o sottovalutato.
Francesco Pone (FP): Il mio obiettivo è sempre quello di provare a scrivere un bel pezzo, intendo anche esteticamente, che dica quello che nessun altro direbbe. Di recensioni sul web ce ne sono a bizzeffe, perché mai qualcuno dovrebbe leggere proprio la mia? Credo di dover creare un racconto sull’esperienza della lettura del fumetto in questione: partire da quello che ha detto a me, i pensieri che mi ha suscitato, persino i collegamenti mentali, apparentemente folli, che ha innescato nella mia mente. Forse è anche per questo che non sono molto prolifico: per poter scrivere di un fumetto, ho bisogno che questo abbia davvero acceso la mia attenzione, nel bene e nel male.
Mario Pasqualini (MP): Il senso di una recensione sta nel suo nome: l’origine della parola è latina e vuol dire “analizzare”. Credo che una recensione critica sia proprio questo: svolgere l’analisi logica e grammaticale (sia linguistica sia grafica) di un testo per valutarne le qualità e cercarne le ragioni profonde. Ecco quindi che una recensione è un processo di ricerca del senso dell’opera, o in altre parole, una recensione ha senso se riesce a identificare il senso (o un senso) dell’opera.
Maurizio Vannicola (MV): La motivazione principale che mi spinge a scrivere una recensione è la condivisione del mio pensiero con gli altri. Il mio obiettivo è la condivisione del mio pensiero in modo chiaro e fruibile.
Mauro Paone (MPao): Quando scrivo una recensione penso sempre a quello che io vorrei ci fosse scritto, quindi cerco di descrivere ogni singola caratteristica del prodotto, sottolineandone pregi e difetti, per dare al lettore un punto di vista più giusto possibile per valutarne l’acquisto.

Dimensione Fumetto organizza una grande quantità di eventi e concorsi: questa la locandina per Il topo in giallo (2019).

Dai tuoi riscontri e discussioni, quale è secondo te il maggior fraintendimento intorno alle recensioni?
ACB: Che siano per forza obiettive. Sono ovviamente mediate dalla competenza, dalla sensibilità, dall’esperienza del recensore. Oltre al fatto che dire che un aspetto non è piaciuto spesso viene inteso come “questo lavoro è brutto”
AG: A costo di contraddire quanto scritto sopra direi che le recensioni e le opinioni sono due cose distinte che molti invece sovrappongono. È chiaro che la soggettività influisce sul giudizio finale ma se non è supportata da un’analisi che parte da dei dati oggettivi se ne perde qualunque utilità. Sia perché si perde la possibilità di confronto – io ho i miei gusti, tu i tuoi e finita lì – sia perché senza un’analisi degli elementi manca quell’indagine di cui si parlava prima.
FP: Il fraintendimento maggiore è che si crede che la recensione debba dire se un fumetto ti è piaciuto o meno (cosa che non importa a nessuno); o che debba spingere qualcuno a comprare (o non comprare) un fumetto. Secondo me la recensione dovrebbe sempre incuriosire il lettore: anche quando un fumetto non ti piace, bisogna sempre porre la cosa in maniera che, direbbe Popper, sia falsificabile. Vorrei sempre che il lettore di una mia recensione vada a comprare il fumetto per capire da solo se ho ragione oppure no.
In secondo luogo, credo che si debba abbandonare per sempre l’idea che una recensione debba essere oggettiva. Sono due cose completamente diverse: oggettiva può essere solo una descrizione. La recensione è una cosa soggettiva; mette in gioco il recensore, la sua cultura, la sua onestà, la sua apertura mentale. Se scrivo di un fumetto, scrivo di me; quindi devo stare attentissimo a non scrivere cazzate.
MP: Probabilmente il fatto che una recensione negativa viene vista con ostilità dall’autore dell’opera. In realtà anche una recensione negativa è in qualche modo un attestato di stima: vuol dire che l’opera ha abbastanza profondità da meritare una analisi (anche fosse negativa) e non è sciatta o anonima.
MV: Credo che il fraintendimento maggiore, se così si può chiamare, è dovuto alla diversità di pensiero e soprattutto alle aspettative confermate o tradite… Le maggiori discussioni che ho letto erano conseguenze di aspettative tradite su come dovesse evolversi la trama.
MPao: Spesso si pensa che le recensioni siano pilotate dalle case editrici, cosa per alcuni punti di vista non del tutto errata visto che, soprattutto in alcuni ambiti, parlare bene di un prodotto consente di essere ben considerati.

Logo dell’iniziativa Dimensione Fumetto & Scienza.

Leggi molto altro oltre a ciò di cui scrivi: come scegli che cosa recensire? E il tuo approccio a un fumetto da recensire è diverso da quello che segui quando non pensi di recensirlo? Ovvero, esiste un “leggere per leggere” distinto da un “leggere per recensire”?
ACB: Mi sono trovato una nicchia di fumetti da recensire, mi occupo di un settore. Poi i fumetti ce li “passa” la redazione. Leggo molto altro, si, anche se non quanto vorrei. Di solito leggo tutto, almeno una volta, per leggere, ma in realtà metto attenzione anche quando leggo “per leggere”. Ovviamente se devo recensire tengo il fumetto con me per un po’, mentre scrivo vado a cercare, riapro, esamino.
AG: Assolutamente sì. Io parto sempre dal primo approccio, ovvero “leggo per leggere” e passo a una eventuale seconda fase analitica nel momento in cui quello che ho di fronte stimola in me un qualche tipo di riflessione. Per questo faccio molta più fatica sulle recensioni a richiesta, perché in quel caso si perde l’automatismo e si passa subito meccanicamente alla fase analitica perdendo forse un po’ della freschezza che può avere una recensione “spontanea”.
FP: Un tempo fagocitavo tonnellate di fumetti, seguivo serie per abitudine e mandavo giù storie indecenti solo perché c’era scritto “L’Uomo Ragno”. Oggi sono mostruosamente più selettivo, seguo solo quello che so che mi piacerà e rischio poco. I fumetti della mia comfort zone solitamente non accendono il mio “senso di recensore”. Diverso è l’atteggiamento mentale che utilizzo quando sono gli altri che mi propongono fumetti da recensire: in quel caso, con la mente spoglia da aspettative, riesco a dire cose molto migliori. Quindi, con le dovute eccezioni, i fumetti che recensisco sono quelli che normalmente non leggerei per questioni di tempo ed economie.
MP: Solitamente scelgo opere che posseggono un codice linguistico letterario e grafico che so decifrare. Affrontare improvvisamente opere del tutto lontane dalla mia esperienza è sicuramente un’operazione interessante come lettore, ma non come recensore, perché potrebbero sfuggirmi aspetti importanti. Il processo di lettura è molto diverso da quello di analisi, perché nel primo caso ci si fida dalla narrazione, mentre nel secondo caso la si mette in dubbio chiedendosi i motivi per cui l’autore ha fatto certe scelte.
MV: Ovviamente si, leggo molto altro oltre al materiale che recensisco, e, assolutamente sì, per me vale la distinzione fra leggere per leggere e leggere per recensire… Questa cosa mi sta un po’ sul cazzo in quanto spesso, quando leggo per recensire, trovo che non riesco a godere appieno del prodotto in quanto per tutta la durata della lettura sono in continua analisi.
MPao: La scelta spesso avviene per caso: è una scintilla che scocca ogni volta in modo diverso e per motivazioni diverse. Circa l’approccio, se leggo per leggere mi trovo totalmente immerso nella storia e le pagine scorrono leggere, diversamente a quando leggo per recensire e mi trovo a soffermarmi maggiormente sulle tavole per studiarne le caratteristiche.

Locandina del concorso Batman – vita con Alfred (2018).

Nel tempo, il modo in cui affronti una recensione è cambiato? Se sì, in che cosa e perché?
ACB: Ho cercato di migliorare tecnicamente, nella conoscenza dei fumetti, della loro storia e del modo di
fare critica (ho letto vari libri di tecnica, storia e altro). Poi ovviamente scrivendo da un po’ di anni, ed essendo cambiato io, credo sia cambiato la mia sensibilità, anche se l’approccio è rimasto più o meno uguale.
AG: Molto: sembra banale ma la risposta è che imparo intanto che scrivo. La scrittura, anche quella delle recensioni, è un muscolo da allenare e migliori man mano che lo usi.
FP: Oggi sto molto più attento alle parole che uso, le rileggo cento volte e mi chiedo sempre se ho avuto il giusto rispetto nei confronti dell’opera dell’autore. Voglio dire che, anche se l’opera non mi è piaciuta, non ho alcun diritto di sputare commenti sprezzanti. Così cerco sempre di chiedermi: hai spiegato bene perché stai dicendo queste cose negative? Hai messo in risalto il fatto che quello che non piace a te potrebbe invece non costituire un problema per altri? Considerato poi che io so di essere un po’ particolare… Spero di riuscirci sempre, ma a volte è molto difficile. Questo cambiamento è avvenuto quando, una volta, un autore mi contattò su FB facendomi notare che un particolare passaggio della recensione era, secondo lui, fuori luogo. Inizialmente ho reagito con chiusura, ma poi l’ho riletto e mi sono reso conto che aveva ragione. Non c’è niente di male a tornare sui propri passi.
MP: Sicuramente è aumentato il bagaglio di esperienza, il che conduce a contestualizzare meglio l’opera e inserirla in una scala di valori più credibile e in una rete di rimandi più complessa perché si hanno più punti di riferimento.
MV: Il modo in cui affronto una recensione è cambiato semplicemente perché sono cambiate anche le mie conoscenze. Soprattutto il fatto di confrontarmi con recensioni altrui porta sicuramente a un modo diverso di analizzare e di conseguenza riferire le cose.
MPao: Il tempo sicuramente mi ha permesso di acquisire maggior dimestichezza, quindi oggi provo a descrivere in una struttura diversa quello che leggo, a differenza del passato quando quello che scrivevo sembrava racchiuso in uno schema fisso.

Alcuni momenti salienti della storia dell’associazione Dimensione Fumetto.

È più difficile scrivere di fumetti imperfetti/mal riusciti o di fumetti ben riusciti, senza particolari difetti?
ACB: Questa cosa mi sembra soggettiva. Il fumetto ha comunque dietro un lavoro di tante persone, se è mal riuscito, cerco di capire dove e come, cerco comunque di farne esperienza. Ci sono stati pochi fumetti di cui ho scritto davvero male, che sono stati essenzialmente quelli oggettivamente brutti, fatti solo per motivi economici o peggio. Di solito mi occupo di fumetti di divulgazione e biografici, che spesso richiedono una grande cura e studio, quindi riesco comunque, anche se ci sono degli aspetti che non apprezzo, a rendermi conto del lavoro che hanno comportato.
AG: È molto più gratificante parlare dei prodotti imperfetti, perché alla fine, ammesso che esistano fumetti perfetti, quando qualcosa rispetta perfettamente degli standard probabilmente è fastidiosamente prevedibile.
FP: Credo che non esistano fumetti mal riusciti o ben riusciti in assoluto. Una volta mio figlio di 5 anni vide un quadro di Picasso e disse che era tutto sbagliato. Come dargli torto? Per i suoi canoni, la rappresentazione deve essere imitativa della realtà e quindi quel quadro era riuscito male. E’ un’opinione che va rispettata perché esprime aspettative legittime. Il recensore deve sempre essere in grado di comprendere a fondo le aspettative per cui quel fumetto è stato creato: ma questo è sempre possibile? Io non credo. Penso che ogni recensore sia in grado di connettersi davvero con soltanto un certo tipo di opere. Se avverte di essere disconnesso dall’opera, di non avere aspettative adeguate, non dovrebbe dire “è mal riuscito”: dovrebbe ritirarsi dal cimento e rivolgersi a realtà con cui è a suo agio.
MP: Decisamente la seconda. Una recensione di un fumetto brutto spesso non fa altro che mostrare i difetti di un’opera, ma una recensione positiva deve spiegare il perché quel fumetto è bello.
MV: Non trovo difficoltà nel recensire in positivo o in negativo un prodotto. L’unico ostacolo è che, per quanto mi riguarda, quando devo parlare in modo negativo di un prodotto cerco sempre di avere del tatto. A parte questo non ho particolari difficoltà.
MPao: Assolutamente di quelli imperfetti. Quando un lavoro incontra perfettamente i propri gusti, la mente è più sgombra da dubbi o perplessità ed il proprio giudizio viene espresso linearmente. Di fronte ad un prodotto imperfetto invece mi trovo a dover riflettere maggiormente su come “sarebbe dovuto essere” usando le giuste parole e il giusto approccio.

DIMENSIONE FUMETTO

Dimensione Fumetto è un’Associazione Culturale di Ascoli Piceno nata nel 1998 da sempre impegnata nella promozione del Fumetto sul territorio locale e nazionale. Promuove concorsi, mostre, corsi, conferenze e collabora con altre associazioni a realizzazioni di eventi. Con il passare degli anni molti dei soci si sono spostati dalla provincia marchigiana, c’è chi è andato a vivere a Terni, chi a Firenze, Milano, Napoli fino ad arrivare anche a Okayama in Giappone. Il sito di Dimensione Fumetto è l’occasione per tutti i soci di restare in qualche modo vicini e impegnati in attività di critica e informazione sul medium che amiamo.

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