
Proprio per questo motivo Scott Snyder sembra aver sentito in modo forte la necessità di discostarsi dal modello morrisoniano, in una situazione in cui il nuovo universo narrativo relativo al personaggio non è così nettamente distinto dallo scenario pre-reboot e manca di una continuity ben delineata, e non c’era miglior modo se non quello di narrare le “origini segrete” del personaggio.
Per portare al meglio ai lettori una storia di questo genere, lo sceneggiatore, affiancato ai disegni dal solito Greg Capullo, ha scelto la strada di una lunga saga, denominata Anno Zero.
Nel segno di Frank Miller
Il punto di riferimento di Snyder, ben esplicito nel titolo del ciclo, è Anno Uno di Frank Miller e David Mazzuchelli, saga che sul finire degli anni Ottanta del XX secolo ha riscritto le origini del personaggio, in parte riportandolo alle atmosfere originali, in parte attualizzandolo e calandolo in un contesto molto più realistico. L’intento dello sceneggiatore non è tanto quello di riscrivere la saga milleriana, ma di sovrapporsi a essa, di creare una storia che non la neghi, ma ne sia un prologo, ma soprattutto di concentrarsi non tanto sul protagonista ma sulla città, Gotham, come è ben evidente dalla struttura della saga.

Nel complesso, pur essendo forse meno incisivo del primo arco narrativo, si attesta su un livello migliore rispetto a Città oscura, che con il senno di poi rappresenta semplicemente uno snodo necessario per arrivare al climax della saga.
Tutto puntava inevitabilmente a questo scenario: una Gotham City quasi barbarica, isolata dal resto della nazione, evidentemente ispirata alla Gotham di Terra di nessuno 1, preda della vegetazione e dell’abbandono e in balia dei capricci di un ometto dalla mente brillante ma sadico e crudele.
Confrontarsi con il male

L’Enigmista, però, mostra di avere un attaccamento a Gotham incredibilmente forte: nella sua mente la città deve trasformarsi, evolversi, e per tale motivo i deboli devono restare schiacciati dalla città selvaggia che crea sul finire del secondo arco narrativo. Al contrario Bruce Wayne, tornato in città senza alcun vero amore verso essa, diventa non tanto il vendicatore ossessionato dalla morte dei genitori, ma il difensore di Gotham, dimostrando di essere lui, invece, l’unico in grado di evolvere.

È a questo punto che torna forte la matrice milleriana del personaggio: un uomo solo al comando, che trova giustificazione per le sue sofferenze passate attraverso la sua missione salvifica. Probabilmente è per la necessità di mitigare questi aspetti, che altrimenti sfocerebbero in un personaggio autartico interessante solo per le sue ossessioni, che Snyder decide di affiancare a Bruce nelle fasi finali della sfida all’Enigmista il fido Alfred, mostrando il primo tassello della costruzione di quella che è la strana famiglia di Batman.
Capullo in tutto questo ha un ruolo di primo piano, riuscendo con le sue inquadrature a modulare la tensione e le varie sensazioni della storia: il suo tratto, così ricercato e sofisticato, rende ogni scena spettacolare e realistica. Non bisogna poi dimenticare la colorazione ottima e mai invasiva di FCO Plascencia.

Resta comunque una buona conclusione, in cui il protagonista raggiunge la piena consapevolezza di sé e del suo ruolo.
A seguire troviamo una storia autoconclusiva, sceneggiata da Gerry Duggan, sempre su soggetto di Snyder, con l’ausilio dei disegni dell’italiano Matteo Scalera. Quest’ultimo mette a disposizione il suo stile cupo, cesellato e immaginifico per un giallo con serial killer, che riprende la tradizione delle storie investigative di ambientazione urbana tipiche, per esempio, del Detective Comics scritto da Alan Grant, dove l’avversario di turno non era il classico freak, ma un tipico abitante della città, magari disturbato come nel racconto di Duggan. La storia è, a ogni modo, gradevole per quanto non memorabile.
Due parole su Icarus

Purtroppo la vicenda risulta troppo repentina nel suo giungere alla conclusione, mentre stonano con l’atmosfera generale alcuni elementi come la creazione di un nuovo supercriminale, ennesima variazione sul tema del Dottor Phosphorus 3, o l’utilizzo di elementi milleriani.

Da questo punto di vista sul terzo annual di Detective Comics, sempre scritto da Buccellato come completamento di Icarus, i coloristi John Kalisz, Lee Loughridge e Jon Proctor propongono in alcune scene una tavolozza quanto più simile a quella di DetCom.
Quest’ultima storia, spezzata in due dalla Lion e disegnata da Werther Dell’Edera, Jorge Fornés e Scott Hepburn, si segnala soprattutto per l’inefficace reintroduzione di Julian Day, in questo caso rappresentato come un forzuto picchiatore della mala e non come l’intelligente Uomo Calendario di Jeph Loeb.
Abbiamo parlato di:
Batman #36
AA.VV.
Traduzione di Stefano Visinoni
RW Lion, aprile 2015
104 pagine, spillato, colori – 4,95 €
ISSN: 9 771887 472334 50093
-
Da Wikipedia: “In Italia è stata presentata all’interno della collana Batman nuova serie, in diciotto volumi a cadenza mensile, da Play Press. Successivamente viene ristampata dalla Planeta DeAgostini nella collana Batman: La leggenda nel 2008.” ↩
-
Da DC Leaguers Forum: Le Leggende di Batman n.24, Ed.Play Press; Batman La Leggenda vol.97, Ed.Planeta DeAgostini ↩
-
Nel caso di Manapul e Buccellato l’intossicazione non è da sostanze radioattive come per l’originale, ma dovuto alla droga Icarus ↩



