In un numero dal sapore natalizio acquistato dopo Natale c’è decisamente una scelta limitata e quasi obbligata per la tradizionale recensione settimanale, a meno di non considerare l’opzione di essere il solito ritardatario. E così, questa settimana, parliamo di oro.
Il metallo più prezioso della Terra
Come ricorda il sindaco di Paperopoli prima dell’ultima parte de La marea aurea, l’oro è prezioso perché raro. In effetti l’oro è prodotto in alcuni tra i più rari e potenti eventi cosmici. Il motivo è legato al suo peso atomico, particolarmente elevato. Ricordiamo molto brevemente gli elementi essenziali della teoria della nucleosintesi: le condizioni di energia e densità presenti nei primi istanti di vita dell’universo erano tali che vennero prodotti solo nuclei e atomi di idrogeno ed elio, con alcune piccolissime tracce di litio. Gli atomi più pesanti, invece, vennero prodotti successivamente all’interno dei nuclei delle stelle. Anche in questo caso, però, le condizioni interne, combinate con l’equilibrio tra l’attrazione gravitazionale e la radiazione del plasma stellare, permetterebbero la creazione di atomi fino al ferro. Questi sarebbero poi diffusi nel resto dell’universo grazie all’esplosione di stelle particolarmente grandi, dette supernove. Gli elementi più pesanti del ferro vengono, invece, prodotti in eventi noti come kilonove, ovvero collisioni tra oggetti celesti particolarmente massici come due buchi neri e, soprattutto, due stelle di neutroni. In questo caso le condizioni presenti durante la collisione sono tutte esattamente quelle necessarie per produrre gli elementi più pesanti del ferro, come appunto l’oro.
Oro liquido
In natura l’oro si trova solo allo stato solido, allo stato nativo o legato ad altri metalli. Si presenta sotto forma di pagliuzze o granelli, e più raramente in strutture più grandi dette pepite. Tra i metalli a cui è più spesso associato si trovano il quarzo e lo zolfo. L’oro, che ha generalmente un caratteristico colore biondo, allo stato liquido emette un bagliore verde. Inoltre è possibile trovarlo allo stato liquido solo a temperature superiori ai 1337 K (all’incirca 1064 °C). Ed è proprio l’oro allo stato liquido quello che Alessandro Sisti immagina che Paperone decide di estrarre e che, successivamente, diventa la principale causa di un possibile disastro ambientale. Peraltro le condizioni di pressione e temperatura oltre la crosta terrestre (all’incirca 70 km) consentirebbero all’oro di potersi trovare nello stato liquido, visto che la temperatura della lava oscilla tra i 700 e i 1400 °C. Più difficile, invece, immaginare un sistema di estrazione dell’oro liquido, visto che sarebbero necessari materiali in grado di resistere a temperature e pressioni piuttosto elevate.
Cosa di cui si dovrebbe tenere conto nel caso di un intervento per tappare il buco prodotto dal disastro della piattaforma di estrazione di Paperone, senza dimenticare che a quelle temperature l’acqua intorno all’oro sarebbe particolarmente calda, rendendo ancora più complicato l’intervento, cosa di cui peraltro non c’è alcun accenno da nessuna parte nella storia di Sisti. Infine, alla temperatura ambiente e a contatto con l’acqua, è difficile che l’oro continui a restare a lungo liquido, raffreddandosi abbastanza velocemente da solidificare e rendere le pompe di aspirazione pressocché inutili per recuperare l’oro sgorgato dal fondo marino. E, a causa della sua densità ben superiore a quella dell’acqua, andrebbe abbastanza velocemente a finire in fondo all’oceano, già allo stato liquido: il suo sostare in superficie per un tempo relativamente breve sarebbe essenzialmente legato solo alla forza di espulsione dovuta alla pressione che si trova negli strati al di sotto della crosta terrestre.
Ad ogni buon conto siamo di fronte a una storia nel complesso gradevole edivertente, di impianto pezziniano e ottimamente disegnata da Vitale Mangiatordi, che mostra sempre più linee di tratti che ricordano Franco Valussi.

