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Topolino #2872: L’orbita del domani

14 Febbraio 2021
Non essendoci nulla di realmente interessante sul Topolino #3403, ho deciso di dedicare l’usuale articolo disneyano della domenica a un classico della scienza a fumetti su Topolino: L’orbita del domani. Pubblicata per la prima volta in due puntate sui Topolino ##2872-2873, è stata recentemente ristampata sul 18.mo cartonato della serie Disney Special Events, Lo spazio raccontato da Topolino, abbinato al Topolino #3388 dell’ottobre 2020. Il volumetto, aperto da una storia inedita, è di fatto una raccolta di storie spaziali con paperi e topi scritte da Alessandro Sisti. In particolare ne L’orbita del domani troviamo ai disegni Stefano Intini, creatore grafico

Non essendoci nulla di realmente interessante sul Topolino #3403, ho deciso di dedicare l’usuale articolo disneyano della domenica a un classico della scienza a fumetti su Topolino: L’orbita del domani.
Pubblicata per la prima volta in due puntate sui Topolino ##2872-2873, è stata recentemente ristampata sul 18.mo cartonato della serie Disney Special Events, Lo spazio raccontato da Topolino, abbinato al Topolino #3388 dell’ottobre 2020. Il volumetto, aperto da una storia inedita, è di fatto una raccolta di storie spaziali con paperi e topi scritte da Alessandro Sisti. In particolare ne L’orbita del domani troviamo ai disegni Stefano Intini, creatore grafico dell’astronauta che affianca Topolino nella storia, Paolo Nexp, ovvero la disneyzzazione di Paolo Nespoli.

Mistero sulla ISS

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La trama è quella di un thriller spaziale ambientato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale: Topolino viene scelto dal sindaco di Topolinia per passare un breve periodo sulla ISS (l’acronimo per International Space Station). Dopo l’addestramento presso il centro spaziale, dove conosce Paolo Nexp, Topolino arriva sulla Stazione, accolto dallo stesso Nexp che lo aveva preceduto. E proprio sulla ISS Topolino si imbatte in un mistero particolare: sembra che tra i suoi moduli si nasconda un clandestino, anche se la cosa viene considerata decisamente impossibile.
Si scopre che in realtà il clandestino è il più tecnologico e temibile degli avversari di Topolino, Macchia Nera, che vuole conquistare, con l’aiuto di alcuni scagnozzi ingaggiati ad hoc, la Stazione Spaziale per i suoi scopi.
La storia dinamica realizzata da Sisti è, però, anche ricca di una serie interessante di informazioni, tutte corrette, sulla fase di addestramento o sulla vita a bordo della Stazione Spaziale. Avendo già trattato la Stazione Spaziale in un articolo apposito, nel seguito mi concentrerò su uno degli aspetti più interessanti della vita a bordo della ISS: l’alimentazione.

Mangiare bene nello spazio

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John Glenn nella tuta spaziale Mercury – via commons
Il problema dell’alimentazione degli astronauti durante la permanenza nello spazio venne risolto, all’inizio, fornendo un “cestino della merenda” costituito da creme e pappine all’interno di tubetti di dentifricio, come per Yuri Gagarin, che a bordo della Vostok durante la prima orbita umana intorno alla Terra si nutrì con un paio di tubetti di purea di carne e un tubetto di crema al cioccolato.
Forse anche a causa della nausea di Gherman Titov durante il volo della Vostok 2, si pensò bene di studiare in maniera più attenta ed equilibrata il problema della nutrizione degli astronauti. Uno dei primi esperimenti in tal senso fu il pasto orbitale di John Glenn del 1962 intorno alla Terra: l’astronauta statunitense, infatti, dimostrò che la condizione di microgravità non influenzava negativamente la deglutizione degli alimenti.
I primi cibi erano molto simili a dadi da cucina, polveri liofilizzate e liquidi e creme contenuti dentro dei tubetti da dentifricio. Questo genere di alimenti, però, non soddisfaceva gli astronauti. Pur non eliminando del tutto cibi di questo genere, oggi si tende a portare in orbita alimenti progettati ad hoc, spesso variazioni dei piatti nazionali di ciascun astronauta, accanto a menu abbastanza standard.
Progettare il cibo spaziale non è, però, così banale come si potrebbe pensare vedendo i video degli astronauti mentre mangiano. Il cibo che viene portato sulla Stazione Spaziale Internazionale deve rispondere ad alcuni criteri particolari: deve essere nutriente, facilmente digeribile e gradevole; leggero, ben confezionato, veloce da assemblare e con pulizia minima, e quest’ultimo punto, per esempio, rende le piadine preferibili al pane a causa dell’assenza (o comunque della minore produzione) di briciole da parte delle prime; infine non deve dare grossi problemi di immagazzinamento, aprirsi facilmente e ridurre al minimo gli sprechi.

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Anche per questo, per quanto frutta e verdura fresche siano molto richieste dagli astronauti, vengono mandate con cautela nello spazio. Innanzitutto c’è il problema dell’odore: frutta e verdura fresche sono caricate tra le 16 e le 24 ore prima del lancio. All’arrivo alla Stazione, gli odori intensi dovuti allo stipaggio in un ambiente chiuso, possono generare della nausea negli astronauti. Inoltre, una volta giunti sulla Stazione, tali alimenti tendono a degradare abbastanza in fretta e vanno consumati in due o tre giorni al massimo, soprattutto per via degli odori prodotti all’interno di una struttura che viene arieggiata solo attraverso ventilatori e condizionatori. D’altra parte i tempi di degradazione della frutta anche sulla Terra non sono molto lunghi e dipendono dal tipo di frutta (ad esempio le mele hanno tempi di conservazione più lunghi, almeno sulla Terra) e dalle condizioni climatiche e atmosferiche. Una possibile soluzione potrebbe allora essere portare un sistema di refrigerazione nello spazio o creare una camera con atmosfera controllata.
Nell’attesa che ciò avvenga, magari con una delle future Stazioni Spaziali, è interessante chiudere con un paio di applicazioni tecnologiche progettate negli ultimi anni con l’obiettivo di rendere più confortevole la vita degli astronauti nello spazio: da un lato ecco la macchinetta del caffè sviluppata da Lavazza per permettere innanzitutto agli astronauti italiani di godere di questa calda bevanda con il gusto più simile possibile al corrispettivo terrestre; dall’altro è stata sviluppata una stampante 3d in grado di “stampare” gli alimenti solidi, come un hamburger di carne. In questo caso, poiché la microgravità impedisce il suo funzionamento usuale, il beccuccio della stampante deposita i pezzi di alimento letteralmente a pochi millimetri dal vassoio, in modo tale che l’alimento stesso aderisca alla superficie, per poi sollevarsi e produrre un eventuale secondo strato, che per via delle tensioni superficiali, aderisce a quanto si trova di sotto, e così via.
Insomma: buon appetito a tutti, che siate sulla Terra o nello spazio!

Articolo leggermente rivisto rispetto alla precedente pubblicazione su DropSea

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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