La serie What if…? della Marvel è sempre stata un modo di interpretare il multiverso in maniera differente rispetto alla DC Comics, prt cui, in realtà, è stato un concetto fondamentale sin dalla silver age. All’interno della testata, la cui prima incarnazione risale al 1977 con un albo in cui si risponde alla domanda Cosa sarebbe successo se l’Uomo Ragno fosse entrato a far parte dei Fantastici Quattro? l’idea fondamentalmente era quella di calare i supereroi della Marvel, sia i principali sia quelli minori, in contesti differenti da quelli usuali. La cornice del multiverso era in qualche modo accessoria, un modo per giustificare la pubblicazione di storie inusuali, e veniva solitamente affidata all’Osservatore Uatu, membro, appunto, degli Osservatori, che si sono dati il compito di osservare l’universo e tutte le sue variazioni “parallele”.
Uatu, quindi, introduceva e chiudeva le varie variazioni un po’ come una specie di Alfred Hitchcock nella famosa serie televisiva del 1955, ma con un occhio un po’ più vicino ad Ai confini della realtà come tematiche. Il #34 della prima serie, però venne dedicato proprio a Uatu, l’Osservatore. In quel divertentissimo numero, in particolare, c’è una splendida autoconclusiva (una one-page) di Mary Jo Duffy e Terry Austin che integra, forse in maniera non perfetta o intrigante come la famosa copertina di Ummagumma dei Pink Floyd, ma certo in maniera molto divertente, il concetto matematico (e algoritmico) della ricorsione, ovvero di qualcosa che richiama se stesso, come l’Osservatore che osserva l’Osservatore di un altro universo che osserva l’Osservatore di un altro universo così via fino all’infinito e oltre!

Per la maggior parte è una tavola divertente e gradevole da osservare, mentre gli aspetti più squisitamente ricorsivi sono presenti nelle ultime 3/4 strisce, che vanno a ridursi in dimensioni, proponendo dettagli sempre più piccoli. Una caratteristica, questa, che richiama alla mente i frattali, come per esempio il triangolo di Sierpiński, descritto per la prima volta nel 1915 dal matematico polacco Wacław Sierpiński. In questo caso il triangolo esterno si ripete all’interno con dimensioni sempre più piccole, ma in ogni caso ciascuno di questi triangoli è simile al triangolo iniziale, quello più esterno, fornendo così un esempio perfetto di ricorsione in geometria.