
Dopo alcune sperimentazioni illustri – è il caso di Jorge Luis Borges che scrive il racconto che ha diversi finali Esame dell’opera di Herbert Quain e il libro-labirinto Il giardino dei sentieri che si biforcano – e una serie di opere dall’intento educativo, a partire dagli anni ‘70, le “storie a bivi” diventano collane narrative strutturate e di discreto successo (la serie dell’americana Bantam Scegli la tua Avventura – Choose Your Own Adventure) che evolvono nei famosi Libri Game, veri e propri giochi narrativi che di fatto non sono che prototipi di principi che evolveranno nei giochi di ruolo e in meccaniche videoludiche.
Nel 1981, su Topolino, viene lanciato il primo esperimento che porta queste meccaniche all’interno del mondo fumettistico di topi e paperi, che dà vita a una sorta di serie atemporale: nel corso degli anni le storie a bivi tornano sul settimanale raccogliendo un considerevole numero di estimatori. Le Storie a Bivi di Topolino è un volumetto che raccoglie le prime tre storie a bivi pubblicate e realizzate da Bruno Concina e Giorgio Cavazzano. Si tratta di Topolino e il segreto del Castello, Paperino e gli incontri ravvicinati di 5 tipi e Zio Paperone e l’Anfora Enigmatica.

Cos’è una storia a bivi? Un racconto dove in alcuni snodi narrativi il lettore si trova davanti due differenti scelte per i protagonisti, decidendo quale preferisce seguire e trovandosi così in direzioni che portano a differenti finali.
Nel caso delle storie con cui Concina ha applicato la meccanica al mondo Disney, una delle peculiarità che più colpisce e intriga è l’approccio dell’autore al genere: i bivi narrativi non cambiano solo direzione alla storia e destinazione ai finali, ma lo sceneggiatore decide di giocare sulla sostanza stessa dei racconti e le storie si trovano persino a cambiare il loro genere. Ecco così che le deviazioni all’interno della storia di Topolino possono portarci a un giallo, a una storia di fantasmi o a una commedia degli equivoci. O ancora, che le scelte possano cambiare il punto di vista cambiando il protagonista che decidiamo di seguire o possano significare o meno la scoperta di dettagli importanti – solo una delle deviazioni permette di conoscere il contenuto dell’anfora al centro della storia di Zio Paperone – o persino di stravolgere alcuni canoni. In uno dei possibili finali ad esempio, per una volta, Rockerduck vince.
Questo spiega facilmente un’attitudine del lettore a cui portano queste storie: è vero, l’obiettivo è quello di fare le proprie scelte e seguire una propria versione della storia, ma parte del piacere finisce per diventare proprio l’idea di non accontentarsi, tornare indietro e sperimentare e scoprire tutte le versioni alternative delle storie.

Ovviamente a farla da padrone è una considerevole dose di ironia che Concina distribuisce sia ai racconti e ai personaggi che alle meccaniche stesse del racconto che cambia, con l’impressione che l’autore per primo si sia divertito a giocare nel costruirle, sperimentando e giocando di spiazzamenti.
A coadiuvarlo un Cavazzano che si presta al gioco e lo arricchisce. Oltre al mettere in campo la sua maestria – per esempio quando si trova a orchestrare paesaggi sottomarini nella terza storia o quando deve inventare differenti alieni che sposino le differenti varianti di genere della seconda storia – interviene con scelte e proposte, come possiamo scoprire nell’intervista a corollario del volume.
L’albo infatti non si limita alle storie, ma ha diversi redazionali (a firma di Alessandro Mercatelli, Gianluigi Filippelli e Francesco Lancia) che aiutano a inquadrare e scoprire al meglio lo sviluppo di queste storie, la prima delle quali, Topolino e il segreto del Castello, viene presentata in doppia versione: le tavole definitive e la loro versione in bianco e nero con le chine originali, un ulteriore possibilità di esplorare al meglio il lavoro del disegnatore veneziano.
Abbiamo parlato di:
Le Storie a Bivi di Topolino
Bruno Concina, Giorgio Cavazzano
Panini, 2025
176 pagine, brossurato, colori – 18,00 €
ISBN: 9791221932157
