Chaud pelvis

Di fronte alla natura e di fronte a noi stessi: “Chaud Pelvis”

21 Novembre 2025
Barilari e Giovannini raccontano per Profondissima Press una storia di nascita e scoperta, umoristica e profonda allo stesso tempo
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Chuad pelvis coper

Nessuno ricorda la propria nascita: il momento del pianto e l’ingresso spietato nel mondo. Quel primo ricordo ci è strappato per sempre, forse per proteggerci da qualcosa che appare troppo lontano e primordiale, e che pure ci appartiene fin da subito. È proprio una nascita quella che apre il racconto di Chaud Pelvis, il fumetto di Tobia Barilari e Giacomo Giovannini, edito da Profondissima Press: un ingresso sul mondo, un’entrata in scena delicata e spiazzante insieme. Eppure, non è un bambino a muovere i primi passi, ma un uomo adulto, una sorta di “primo uomo”: in comune con l’Adamo biblico, però, ha solo la nudità. Il nostro protagonista, infatti, è grassoccio e ingobbito, un uomo che ricorda un gigante bambino, ma che allo stesso tempo pare anche già “provato” dalla vita. Questo è un primo contrasto, ma non l’unico, che caratterizza l’opera.

La prima cosa che salta all’occhio, infatti, è l’alternanza di due stili grafici diversi: da un lato pennellate piene di luce e colore, tavole che riempiono spesso l’intera pagina, e che restituiscono al lettore una natura lucente e perfetta, la natura in cui il nostro “primo uomo” muove i suoi primi passi, curioso e smarrito allo stesso tempo. Dall’altro, uno stile più puntuale e nervoso, fatto di linee in cui dominano solo il bianco e blu, che racconta i primi passi e le azioni del protagonista.

Due narrazioni parallele, si penserebbe, e invece sono più che altro speculari: l’uomo si riflette in questa natura perfetta e, almeno in apparenza, accogliente; la natura a sua volta lo scruta, nella sua immobilità pare interrogarlo, aspettare il suo arrivo. Tale scelta grafica è sicuramente il principale punto di forza del fumetto. In un’assenza quasi totale di testo, è infatti il tratto e il colore a guidare il lettore in tale storia di scoperta. Le pennellate calde e lucenti del mondo naturale ci restituiscono un mondo già compiuto, che obbedisce a regole non scritte oramai salde e infallibili, in cui flora e fauna convivono armonicamente, in un microcosmo di colori in cui tutto si muove fluidamente. La sinuosità del tratto, infatti, lascia trasparire un movimento continuo, in cui tutti gli elementi sono coinvolti, dal particolare al generale. Osserviamo così gli uccelli attraversare cieli densi e corposi, ma anche, nel dettaglio, formiche e lumache preparare i loro rifugi. Nella spirale che caratterizza, ad esempio, il guscio della lumaca si rispecchia tale ciclica perfezione, in cui ogni essere si inserisce in maniera naturale, trovando quindi il suo posto senza alcuna difficoltà, come un pezzo del puzzle che lentamente scivola nell’angolo a lui destinato.

Viene quindi spontaneo chiedersi: e l’uomo? Dove scivola, lui, all’interno di questo puzzle così straordinariamente compiuto? Il tratto, stavolta freddo e spigoloso, che caratterizza il punto di vista umano risponde a questa domanda: il suo non è un arrivo discreto, quanto un burrascoso e teatrale approdo, fatto di esplorazione, errori e sorprese. Nel quadro perfetto, l’uomo sembra rappresentare l’elemento fuori sistema, la frattura che scava nella compostezza uniforme del colore. Non c’è drammaticità, nel racconto di Barilari e Giovannini, ma sicuramente c’è del tragicomico: della sua avventura di scoperta, il lettore percepisce infatti tutto lo smarrimento, ma anche la sincera curiosità, che guida ogni suo passo e lo spinge spesso a finire nei guai. E la natura non è muta spettatrice di questo avvento: a sua volta lo interroga con lo sguardo, dando vita a un incontro che talvolta diviene uno scontro, talvolta invece un motivo di condivisione. La scelta quindi dei due stili grafici, speculari e in contrasto, riesce in maniera immediata a rendere tale scambio comunicativo, l’incontro-scontro di due universi opposti: quello completo e perfetto della realtà naturale, e quello infantile e curioso dell’uomo.

Chaud pelvis tavole

A fare da ponte tra i due universi è anche la musica: un pentagramma attraversa infatti le tavole, sia quelle in bianco e blu sia quelle colme di colore. Ed è spesso tale pentagramma che il protagonista segue, come una strada segnata sul terreno. L’elemento musicale sembra quindi prescindere da tale binarismo, pare appartenere ad un universo di significati capaci di aggirare le diversità, creando una sorta di linguaggio comune tra i due universi. Quella musicale è una lingua che persino il nostro primo uomo può riconoscere e comprendere, pur non avendo strumenti interpretativi particolarmente avanzati. Si affida a tale intuizione con fiducia, come guidato da qualcosa che, in un universo di significati nuovi e complessi, appare familiare.

Un altro punto importante all’interno della narrazione è poi sicuramente il ruolo del corpo, che diviene inevitabilmente il primo vero strumento di scoperta. Attraverso il corpo il protagonista esperisce ogni cosa e si relaziona a ciò che lo circonda: ma allo stesso tempo anche il corpo stesso è motivo di scoperta, e in particolare l’organo sessuale. Il pene del protagonista appare quasi come un bastone da rabdomante, in grado di indicargli il percorso da seguire; più che la logica, strumento ancora non sviluppato a sufficienza, o gli affetti, allo stesso modo ancora troppo lontani, è il piacere a rappresentare la molla che muove l’uomo, prima di ogni altra. Il desiderio diviene il primo moto di ricerca, che spinge il protagonista a esplorare e connettersi, talvolta anche in modo buffo e maldestro, con ciò che lo circonda. Come accadeva, ad esempio, anche nel Povere creature di Lanthimos, l’adulto appena nato, a metà strada tra l’infantilizzazione e la precocità delle sensazioni, sperimenta il mondo, ma soprattutto se stesso, attraverso il sesso. D’altra parte, se è la curiosità l’innata caratteristica del primo uomo di Chaud Pelvis, questa non può che riversarsi ugualmente anche nell’ambito sessuale: e così il risultato che ne esce fuori è certamente bizzarro e umoristico, ma in verità anche inaspettatamente tenero e delicato.

Proprio su queste note, l’opera giunge al suo finale: ed è qui che certamente spiazza e sconvolge il lettore. Le quasi 250 pagine scorrono infatti veloci, nell’alternanza dei due stili, talvolta anche quasi monotone: lasciano abituare il lettore all’andamento prevedibile del racconto, lo trascinano tavola dopo tavola nel maldestro viaggio del protagonista. Improvvisamente, però, la storia prende una piega diversa: viene introdotto un altro sguardo, anzi altri numerosi sguardi. Non volendo anticipare troppo di quello che rappresenta uno dei punti di maggiore forza della storia, ci limiteremo a dire che il finale di Chaud Pelvis apre nuove possibili interpretazioni, spingendo il lettore a interrogarsi non solo su ciò che ha appena letto, ma anche su se stesso. Quell’ andare buffo e innocente viene infatti brutalmente interrotto: il mondo reale bruscamente irrompe stravolgendone l’armoniosità. Il vissuto del nostro uomo bambino era infatti commovente perché autentico: nel momento in cui diviene narrazione, diviene spettacolo, tale autenticità viene crudelmente sottratta. Egli non è più una persona, è un personaggio, obbediente alle regole del mondo come noi lo conosciamo e ai suoi parametri di giudizio.

Di fronte al moltiplicarsi degli sguardi, e dei giudizi, comprendiamo allora che la sua avventura ironica e leggiadra si avvaleva di una libertà che abbiamo imparato a dimenticare. Forse da bambini sarebbe stato ammissibile, quell’ingenuo e istintivo rapporto col mondo, quasi giustificabile: ma il nostro protagonista è un uomo adulto, e la sua è una libertà rubata, inadeguata, che non ha più diritto d’essere. L’incontro tra i due universi interrompe la favola, e interpone tra loro un vero e proprio “schermo”, un muro di forzate interpretazioni. La curiosità sembra ora motivo di derisione, la nudità di vergogna e il sesso di impudenza. Restituito brutalmente al mondo, non può che arrendersi di fronte all’impossibilità della sua narrazione, e alla severità degli altri. Così, costretto suo malgrado a trasformarsi da soggetto a oggetto, adesso è il nostro protagonista a fissarci negli occhi e, nella sua improvvisa vulnerabilità, pare quasi chiederci: e tu chi sei, quando nessuno ti guarda?

Abbiamo parlato di:
Chaud Pelvis
Tobia Barilari, Giacomo Giovannini
Profondissima Press, 2025
248 pagine, cartonato, colori – 24,00 €
ISBN: 9788894754353

Federica Tortora

Federica Tortora

Nata a Napoli nel 1998, si è laureata in Filologia moderna all’università di Napoli Federico II, interessandosi in particolare alle letterature comparate e al dialogo tra letteratura e arti visuali. Si appassiona alla nona arte durante i primi anni del liceo, comprando i primi manga all’usato e leggendo i vecchi Dylan dog del fratello maggiore: da lì in poi le letture fumettistiche si moltiplicano e accumulano anno dopo anno. Nella vita vorrebbe continuare ad occuparsi di scrittura e letteratura.

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