
In una realtà in cui esistono le streghe, nate per volontà divina che ha conferito loro poteri con cui guidare e proteggere il mondo, l’umanità ha scoperto la tecnologia. Questa nuova “capacità” spinge la razza umana a decidere di sterminare tutte le streghe in una terribile e violentissima caccia. Adonis è un giovane uomo allevato da una strega, Chloe, che lo sta sta educando alla magia. Chloe viene però giustiziata davanti ai suoi occhi e lui imprigionato. Quando, diversi decenni dopo, un’evasione di alcune schiave lo libera, Adonis si scatena con il desiderio di vendicare Chloe e sterminare gli umani rei di avergliela portata via.
The Kingdoms of Ruin è un manga fantasy che rientra in quel filone dove si contrappongono tra loro magia e tecnologia. L’estetica, seppure con forti sensazioni di déjà vu, è gradevole e il fumetto non fa sconti nei confronti di violenza e crudezza, con scene cruente che sfiorano lo splatter (come l’esecuzione della stessa Chloe nel primo capitolo della storia).
Seppure con alcuni spunti interessanti, un approccio crudo e violento che offre qualche elemento di originalità e sembra contenere in nuce qualche spunto di riflessione sul tema femminile (le donne sono streghe, schiave o macchine di sterminio), questo primo volume affastella shock senza però costruire personaggi che siano dotati di sfaccettature e di conseguente spessore.
Oltre a una generale sensazione di “già visto” per quanto riguarda lo stile di disegno, The Kingdoms of Ruin mescola diversi elementi tra cliché e forzature. Se l’autore Yoruhashi riesce a creare singole situazioni di un certo impatto e anche piuttosto efficaci, come il terribile epilogo della vita di Chloe, lo fa in un contesto dove si susseguono accadimenti e scelte che vengono prese solo per comodità narrative. Debolissime e forzate (a meno che nel proseguire dei volumi non saranno raccontati ulteriori retroscena) sono ad esempio le ragioni che hanno portato al feroce sterminio delle streghe, mentre molte delle risoluzioni di situazioni e problemi sono spesso rapidissime e molto “comode” – come le invenzioni tecnologiche che includono un “soppressore di fotoni magici”.
Queste scelte sbrigative e semplicistiche rendono difficile accettare diversi comportamenti nei personaggi e diversi passaggi, mettendo seriamente in crisi la sospensione d’incredulità del lettore. Perché ad esempio hanno ucciso la maestra ma decidono di rinchiudere a vita in una sarcofago il suo apprendista che ritengono altrettanto pericoloso e che, guarda un po’, finisce per liberarsi? O ancora, lascia perplessi il racconto di una prigione di massima sicurezza dove però è sufficiente rubare il cellulare di uno sciocco responsabile – altro personaggio coacervo di cliché – per sbloccare qualsiasi cella solo imitandone per magia i lineamenti.

L’impressione è quella di un affastellarsi di idee che l’autore non si è preoccupato di cucire insieme strutturandone in una qualche forma di solida coerenza. Lo stesso rapporto dell’uomo con la tecnologia tende un po’ a spiazzare: dal momento in cui è stata scoperta, l’essere umano ha realizzato in pochi anni dirigibili, treni automatizzati, armi avveneristiche e smartphone. L’ambientazione infila alcuni grattacieli in una scenario che richiama per lo più stilemi al limite dello steampunk, con accostamenti del tutto arbitrari, visto che nel frattempo la gente ragiona e si comporta esattamente come faceva prima, senza conseguenze realmente percepibili in questi primi capitoli. In fondo, gestita così, più che frutto dell’ingegno dell’uomo, la tecnologia stessa sembra la manifestazione di una nuova capacità con le stesse logiche di un “potere” o proprio di una “magia” in cui l’idea di scienza che dovrebbe contrapporre è puramente casuale e accessoria.
Anche i personaggi che vengono presentati in questo primo volume suonano un po’ forzosi e al limite del cliché. Abbiamo ad esempio l’agente dei servizi di sicurezza Eekhout (una degli antagonisti della storia) che si presenta con sorriso e occhioni e puro sadismo ilare quando uccide o come Doroka, evidentemente destinata ad essere la co-protagonista, che incarna la classica figura della ragazzina sempre dolcissima, buonissima e pronta a far ridere con siparietti buffi e pupazzetti chi sta male anche nelle situazioni più assurde (e anche qui, c’è da chiedersi come abbia potuto realizzare e cucire alcuni pupazzi di pezza mentre viveva ammassata con le altre schiave in una situazione di maltrattamenti e disagio). Se la rabbia di Adonis è giustificata da ciò a cui ha assistito e dal trattamento ricevuto, il personaggio appare comunque piuttosto ottuso: in definitiva, per ora abbiamo ben poco materiale umano con cui empatizzare.
In questo suo numero d’esordio, il manga The Kingdoms of Ruin – che ha già all’attivo un adattamento in formato anime che però ha ricevuto diverse critiche – mette insieme alcuni spunti e doti narrative interessanti in una confezione forzosa e semplicistica che presenta, almeno in questo suo esordio, personaggi piuttosto bidimensionali.
Abbiamo parlato di:
The Kingdoms of Ruin
Yoruhashi
Traduzione di Francesca Bina
Saldapress, 2025
180 pagine, brossurato, bianco e nero – 7,90 €
ISBN: 9791254614815
