
I primi due episodi della miniserie presentano pregi e difetti della decisione di Layman di spostare lo sguardo completamente su una vicenda umana, lasciando i mostri sullo sfondo. Scelta non nuova nelle opere dedicate a Godzilla, dato che il tema dell’uomo che si confronta con il mistero e la potenza della natura è un leitmotiv della mitologia del gigantesco sauro: basti guardare il primo film della saga, oppure Shin Godzilla di Hideaki Anno, o ancora lo stesso fumetto di Stokoe. Purtroppo Layman non riesce in questi primi numeri a trovare il bilanciamento giusto tra uomo e mostro, tra elemento antropico e naturale, esageratamente concentrato nel a creare una vicenda crime infarcita di troppi elementi stereotipati del genere e della cultura giapponese. Solo il finale, con la decisione di Sato di piegare al suo volere il potere di Mothra, apre la vicenda a uno sviluppo più “filosofico”, sebbene ancora molto didascalico ed esplicito.
Anche l’apporto di Ponticelli è ambivalente: in alcuni passaggi il tratto ruvido e sporco del disegnatore contribuisce ad evocare atmosfere cupe e brutali, e anche l’introduzione di Godzilla è potente e deflagrante, vista dalla prospettiva di uomini piccoli e impotenti. In altri frangenti però l’artista sembra perdere il controllo dell’azione e dei particolari delle tavole, tralasciando sfondi e equilibri compositivi.
Abbiamo parlato di:
Godzilla #1 – Giganti e Gangster parte 1
John Layman, Alberto Ponticelli, Jay Fotos
Traduzione Andrea Toscani
Saldapress – ottobre 2020
48 pagine, spillato, a colori – 3,90 €
ISBN:
Un intenso viaggio su un Godzilla alternativo ma fedele alle origini.

