Le parole di Lorenzo Palloni e le immagini di Martoz si fondono insieme in questa incredibile storia, che si nutre di rimandi alla fantascienza degli anni ’50 e di un ricco immaginario fantasy, ma soprattutto è il risultato della passione dei suoi autori per la narrativa e del bisogno incessante di raccontare.

Theobart definisce il fumetto come “parole e immagini insieme, in un’armonia plastica che riesce a trasformare il lettore oltre la propria già infinita possibilità di immaginare”, sottolineando le potenzialità del linguaggio scelto da Palloni e Martoz.
Alcuni flashback nella seconda parte del volume ci riportano a quando Owen ha scoperto di avere il “dono” ed insieme la “maledizione” della scrittura. Questa necessità di raccontare lo ha portato a tenere sempre un taccuino a portata di mano, così che nel tempo il protagonista ha riempito pagine e pagine di quaderni.
Il fulcro della vicenda è la conseguenza di ciò che accade quando le creature della sua immaginazione diventano reali, violente e minacciose. Non solo: lo stesso protagonista non riesce a riconoscerle e a capire se siano effettivamente il frutto della sua stessa mente.
In questo totale stravolgimento dei piani narrativi si sviluppano una serie di vicende che coinvolgono Owen, la sua famiglia e tutto ciò che li circonda. Da questo momento,le immagini prendono il sopravvento, rendendo visibile tutto ciò che, fino a quel momento, è appartenuto all’universo del pensiero. Il linguaggio surrealistico di Martoz dà vita a un vortice inarrestabile di creature, supereroi, animali preistorici, immersi in combattimenti, lotte ed esplosioni. Se il reale del racconto e l’immaginazione del suo protagonista si mescolano, ecco che ogni regola è sovvertita. Le prospettive si moltiplicano, le proporzioni si deformano: i particolari si rimpiccioliscono o ingrandiscono a dismisura. Le mani, a cui arriva l’impulso della scrittura, diventano enormi, sempre in primo piano, i volti si trasformano in maschere, i cavalli si imbizzarriscono, ogni piccolo dettaglio diventa parte di una furia espressionistica. I colori acidi e poco saturi si contrappongono tra di loro in modo stridente contribuendo alla resa della follia visionaria che accompagna il protagonista.
La complessa cifra stilistica di Martoz è perfettamente funzionale a rendere l’entropia delle storie e dei personaggi, mantenendo un ritmo vorticoso a cui partecipa il carattere asciutto e diretto dei dialoghi.
Come appare evidente, la vera protagonista della storia è la scrittura: gli appunti di Theobart compaiono come metatesti nelle inquadrature, le parole sulla carta rendono il mondo concreto, e il loro artefice si pone come un demiurgo che regola l’universo. Questo protagonismo della letteratura rimanda ad un filone narrativo che indaga il significato della metaletteratura: la scrittura che interroga se stessa.
Le possibilità della letteratura sono infinite, incontenibili e indeterminate ma allo stesso tempo il ruolo dello scrittore consiste nell’immersione nella solitudine e nell’ isolamento che gli pongono intorno una serie di barriere. Tutto questo assume nel fumetto un ruolo ancora più esasperato e potente: la scrittura e il disegno oltrepassano i bordi del foglio e qualsiasi regola formale per rappresentare quelle che sono le infinite derive dell’arte della parola.
Il connubio Palloni – Martoz riesce con grande destrezza a realizzare un volume godibile e intelligente, senza rinunciare a quella che è una profonda riflessione sull’ essere autori, allo stesso tempo creatori e vittime della propria esigenza di raccontare.
Abbiamo parlato di:
Instantly Elsewhere
Palloni, Martoz
Shockdom, novembre 2018
234 pagine, cartonato, colori -25,00 €
ISBN: 9788893361217

