
The cannibal family è una serie horror/splatter a fumetti creata da Stefano Fantelli e Rossano Piccioni, edita da Edizioni Inkiostro.
La narrazione si svolge su due binari paralleli, uno ambientato ai giorni nostri e l’altro durante la Seconda Guerra Mondiale. Nello specifico vediamo la famiglia Petronio, una famiglia grottesca, ma con un forte codice filosofico e morale, guidata non solo spiritualmente dal patriarca Alfredo, personaggio crudele e spietato, a cui fa da contrappunto la ribelle e sensuale nipote Sara.
Sangue, sesso, storia e sentimenti si mescolano in questo fumetto che, qui in Italia, sta sempre più prendendo piede.
Noi abbiamo raggiunto Rossano Piccioni, ideatore e sceneggiatore della serie, per alcune domande.
Come nasce l’idea di The cannibal family e come si è arrivati alla nascita di questo progetto?
Stefano Fantelli ed io ci siamo visti nel mio studio in Abruzzo; avevo già messo in cantiere fumetti e serie per Edizioni Inkiostro ma erano tutte cose a cui non avevo intenzione di partecipare come disegnatore/sceneggiatore. A stefano dissi: “Se vogliamo fare qualcosa insieme, deve essere qualcosa che mi diverta.” Non sono un amante di zombie vampiri e mostri in genere; discutendo insieme, parlammo del fatto che alcuni editori non avevano mai trattato il cannibalismo. Decidemmo in quel momento di farlo: lui aveva le sue idee ed io le mie. Le abbiamo fuse rispettandoci a vicenda.
Qual è il motivo della scelta, per il tuo fumetto, di una componente horror/splatter?
L’orrore è entrato nel nostro quotidiano. I telegiornali ci bombardano di immagini violente: dai parlamentari che fanno a botte alle teste mozzate su Youtube, dai genocidi alle mamme che ammazzano i loro figli. Sono talmente bombardato da questa violenza che devo espellerla in qualche modo. A tavola vedo cartoni animati con i miei figli e non c’è più un filtro da tutto questo orrore: sono/siamo letteralmente bombardati da una realtà sempre più horror.

Mi nutro di libri/fumetti/games/cinema e molto altro ancora ma cerco sempre di rimanere distaccato dalla citazione a tutti i costi. Non amo l’horror, anzi, mi mette a disagio. Alla proiezione dell’Esorcista, credo fosse il venticinquennale, dopo un quarto d’ora uscii dalla sala. Ripeto, non mi piace l’horror: credo che sia quel mettermi alla prova di fronte ad un film la cosa che detesto. I film che parlano di soprannaturale o possessioni demoniache, addirittura, li odio con tutto il cuore. L’horror perfetto, per me, è Profondo Rosso. L’ho visto una sola volta e mi è bastato. Vorrei riuscire a rivederlo, davvero, ma ho troppa paura.
TCF è un fumetto pieno di morte e sangue. Da parte vostra, però, vi è la chiara intenzione di lasciare qualcosa di più, rispetto alle sole e uniche scene splatter. Dicci cosa ne pensi e come affronti/ate le tematiche contenute nel fumetto.
Cannibal ha diversi livelli di lettura e credo che siano i lettori a doverne percepire le varie sfaccettature. Non è uno splatter fine a se stesso e questo è certo, anzi, è uno dei suoi punti di forza. Credo di dovermi soffermare però su altre cose, ad esempio la rottura con un certo tipo di fumetto, con certe regole e canoni. Oppure sul fatto di essere riuscito a chiamare su una serie italiana per la prima volta sceneggiatori come Ron Marz, Jimmy Palmiotti, Luca Blengino o artisti del calibro di Otto Schmidt. E non avete idea di chi altri stia per arrivare.

Per quanto riguarda i nostri lettori: ho detto subito ai miei collaboratori di metterli sempre in condizioni di poterci parlare e di essere gentili con loro. Di far capire che la loro passione per noi è importante. Ho smembrato la mia collezione per accontentare decine di lettori. Capisco la passione che c’è dietro un lettore di fumetti: lo sono anche io un appassionato. Questo amore per il nostro fumetto deve essere ripagato in qualche modo. È giusto così. Sono persone che amano il mio fumetto. Devo trattarli bene, è naturale. Nessuna cosa strana, anzi, mi meraviglierei del contrario. Per quanto riguarda l’altra domanda, parlando da editore, un ban su Facebook può essere una benedizione, tutta pubblicità. Una denuncia/querela anche. Credo che dalla negatività di queste cose si possa sempre trarre del vantaggio. Quelli che fanno i bigotti di fronte al mio fumetto sono spesso quelli che hanno gli scheletri nell’armadio. I finti perbenisti “casa e chiesa” che magari dentro casa picchiano la moglie o maltrattano i figli e vivono di estremi. Non sempre, ovvio, ma succede spesso anche questo.
Dal punto di vista editoriale, TCF sarà una serie a lunga durata o destinata a concludersi a breve? Inoltre, per quanto riguarda la storia, è stato già tutto pianificato o scrivete di volta in volta?Cannibal quando non avrà più nulla da dire, morirà. Nessun numero 100 o 50 o altro. Sono le idee a tenere in vita il mio fumetto, nient’altro. Quando non ci saranno più idee non ci sarà più Cannibal. Per il momento i miei cicli narrativi mi porteranno molto in là con la numerazione: i nostri aficionados possono stare tranquilli.
Cosa dovrebbe spingere un lettore a comprare TCF?
Più lettori mi hanno detto:- “Grazie Rossano. Sono tornato a leggere fumetti grazie a The Cannibal Family. Avete risvegliato in me la voglia di leggere fumetti”. Beh, wow. Credo sia il più bel complimento che mi abbiano mai fatto. Se poi a dirmelo sono più lettori la cosa mi rende davvero felice e vuol dire che davvero stiamo facendo un bel fumetto. Quindi, tu che stai leggendo l’intervista e non hai mai letto cannibal, perchè non entri a far parte della famiglia? Cosa aspetti ad abbracciare il codice dei Petronio?
Intervista realizzata via mail il giorno 12/04/15










