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  • Ziggy Hanaor, intervista all’autrice di “Certe cose non cambiano mai”

    Ziggy Hanaor, intervista all’autrice di “Certe cose non cambiano mai”
    È appena arrivata in Italia per Einaudi Ragazzi Comics "Certe cose non cambiano mai" fumetto di Ziggy Hanaor illustrato da Benjamin Philips. Abbiamo intervistato l'autrice.

    COPERTINAÈ appena arrivata in Italia, pubblicata da Ragazzi Comics, Certe cose non cambiano mai, graphic novel scritta da Ziggy Hanaor e illustrata da Benjamin Philips, ambientata in una New York che, grazie al cinema americano che la ama e la vezzeggia noi riconosciamo perfettamente, ci racconta la giornata di una nonna, Bubbe Rosa, e di suo nipote Benji, alle prese con gli acquisti per la cena del venerdì. Attraverso i dialoghi spesso surreali tra nonna e nipote, vediamo emergere ricordi, stupori e valori che costituiscono la forza di una identità che si trasmette da una generazione all’altra, pur nelle loro diversità!
    Per saperne di più, abbiamo intervistato Ziggy Hanaor, l’autrice.

    Ti va di descriverci il libro in tre parole?
    Divertente, commovente, stimolante

    Quando qualcuno scrive, ha in testa una storia che non è necessariamente quella che le persone trovano quando leggono: cosa ci racconti veramente? Da cosa è nato il tuo fumetto?
    Volevo vedere come cambiano le città e come cambiano le nostre relazioni con loro. Volevo guardare la città da due prospettive diverse ma ugualmente valide: una giovane, fresca e accogliente e l’altra alienata e un po’ persa. Ho scelto di raccontare una storia ebraica ambientata a New York, perché questa è una storia che conosco bene e perché le narrazioni che circondano New York sono facilmente accessibili. Le leggende di New York sono reali quasi quanto la città stessa.

    Quanto ti appartiene il mondo che descrivi? C’è una parte autobiografica? Hai o hai avuto una bubbe (nonna) come la protagonista?
    La famiglia di mio padre è ebrea tedesca e mia nonna aveva sicuramente qualcosa di Bubbe Rosa dentro di sé. Anche se, a ripensarci, la nonna del mio migliore amico, che era una sopravvissuta polacca all’Olocausto, e il cui trauma era molto evidente in tutte le sue interazioni quotidiane, somigliava molto di più alla bubbe del mio libro!

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    Bubbe Rosa per me, che lo amo molto, assomiglia a certi personaggi che Woody Allen ritrae nei suoi film: ormai è anziana, ma con l’atteggiamento irriverente ed energico di tante donne che popolano la sua famiglia immaginaria. La riconosci nella mia descrizione? Qual è la caratteristica di lei che ritieni più importante?
    Penso che Bubbe Rosa abbia molte caratteristiche piuttosto classiche delle anziane donne ebree dell’Europa orientale (che è un ambiente culturale da cui Woody Allen attinge fortemente). È conflittuale, diretta, difficile da accontentare, ma dietro a quell’aspetto irascibile nasconde una vulnerabilità e una tenerezza che in qualche modo sono sempre visibili.

    Avevo un nonno che aveva avuto la sua parte di dolori, quindi, spesso “reinventava” la vita e creava “episodi” interessanti. Bubbe Rosa qui lo fa in modo diverso, cercando di sopravvivere al suo passato che amava e che non ritrova. Qual è il ruolo dei nipoti, e quindi dei giovani secondo lei, rispetto alla grande Memoria che passa ancora attraverso i nonni?
    Beh, penso che la bellezza di avere una nonna sia che non è tua madre, quindi è più facile vederla con occhi limpidi e accettare la sua storia senza confonderla con la tua. Benji vive in un mondo totalmente diverso da quello che Bubbe ricorda. Anche se non capirà mai veramente i suoi riferimenti e i ricordi che porta con sé, la ascolta a cuore aperto, e forse basta.

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    Descrivi perfettamente, senza filtri, ma con grande dolcezza, la confusione di Bubbe Rosa. Che è quella di una donna anziana, ma è anche quella che proviamo tutti quando il mondo cambia troppo in fretta. C’è qualcosa per te che è fonte di tale confusione?
    Come dici tu, il mondo si sta muovendo davvero molto velocemente e ci vuole molta energia per stare al passo.
    Man mano che invecchiamo e rallentiamo, rimaniamo sempre più indietro, finché sembra impossibile recuperare. Ecco dove si trova Bubbe Rosa. Il mondo intorno a lei è così veloce e così diverso che è più facile per lei vivere nei suoi ricordi.

    E, ora, per concludere, ci sono due domande da cui non si può prescindere: ai lettori piace sempre sapere qualcosa sulla realizzazione di un libro, soprattutto quando ci sono un autore e un illustratore. Raccontaci: come hai incontrato Benjamin Philips? Che rapporto si è creato?
    Oh, è una relazione meravigliosa! Adoro lavorare con gli illustratori in generale, ma spesso tendono a essere persone “visive” piuttosto che persone “di parole”. Benjamin, al contrario, ha una comprensione davvero unica della narrativa. Ha portato una profondità emotiva alla storia che è quella che rende il libro quello che è.
    Tieni conto che nessuno di noi due aveva mai realizzato una graphic novel e costruirla è stata un’impresa molto più grande di quanto ci aspettassimo – soprattutto per lui, visto che l’illustrazione è sicuramente la parte più costosa in termini di tempo del processo creativo. Benjamin non ha mai perso la pazienza ed è stato completamente coinvolto nel progetto fino in fondo.

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    Stai lavorando a qualche nuovo progetto? Possiamo sperare che qualcosa di nuovo arrivi in ​​Italia?
    Sto lavorando con Benjamin a un’altra graphic novel – questa volta più per adulti.
    Parla di una giovane madre con una figlia che non vuole staccarsi dal ciuccio e di una suocera difficile che vive nella casa di famiglia. Riguarda la maternità e l’identità femminile – attraverso figure così diverse. Mi piace molto lavorarci. Speriamo di trovargli una casa in Italia!

    Intervista svolta a fine 2022.

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