Swan: essere un’artista a metà del 1800 (II parte)

Swan: essere un’artista a metà del 1800 (II parte)
Swan riesce, travestendosi da uomo, a entrare a far parte dell’Accademia, ma, nonostante il suo riconosciuto talento, la strada è tutt’altro che semplice.

Il secondo volume del romanzo storico di , ambientato a Parigi a fine ‘800, ci riporta alla storia di Swan e di Scottie Manderley, i due fratelli americani giunti in Europa attratti dai nuovi fermenti artistici.

Avevamo lasciato Swan alle prese con una decisione terribile: quella di tagliarsi i capelli e fingersi uomo per entrare all’Accademia di Belle Arti e coronare il suo sogno di diventare una pittrice.
Scottie, dal canto suo, è depresso per la scomparsa del suo amato Roqueplan e si allontana dall’arte, al punto di decidere di lasciare l’Accademia. Mentre Swan deve affrontare il travestimento, le bugie e le invidie dei compagni, Scottie combatte con la propria omosessualità e con la sfida di recuperare l’amore di Roqueplan.

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Swan, troppo presa dai suoi successi e in competizione per il Premio Roma, non si rende conto delle fragilità di Scottie, ma in un secondo momento la cosa la porta a sviluppare innumerevoli sensi di colpa. La vicenda è destinata a complicarsi ulteriormente nella ultima parte del libro, anche a causa di un’inaspettata entrata in scena finale.
A delineare un quadro più completo sulla famiglia Manderley è fondamentale la presenza di un flashback che interviene a chiarire l’origine dell’amore dell’arte dei due ragazzi all’interno dell’ambiente familiare e di come sia stata l’arte stessa a portare al disfacimento dell’armonia domestica.

Nèjib riesce, anche in questo secondo volume, a raccontare, contemporaneamente alle vicende personali dei due fratelli, l’evoluzione della scena artistica parigina in cui siswan2 muovono seguendo la formazione degli artisti che porteranno alla nascita dell’Impressionismo. Nel 1861 Eduard Manet viene accolto nel Salone con l’opera che dà il titolo al libro: Il chitarrista spagnolo, un ritratto di piccolo formato ispirato ai pittori spagnoli, caratterizzato da contorni duri e colori scuri. Edgar Degas si dedica alla pittura dal vivo delle ballerine, ritratte all’interno delle palestre di danza. Claude Monet, a sua volta, vive vendendo caricature ma si rende sempre più conto del suo bisogno di essere inquadrato in un percorso istituzionale come quello dell’Accademia.

Lo stile dell’autore in questo secondo volume si mantiene essenziale, sempre sintetico e poco dettagliato, privilegiando pochi colori quali l’ocra, il blu, il grigio. Quest’ultimo trova spazio in particolare negli sfondi sia interni, che negli esterni urbani, mentre nei paesaggi predominano i toni del marrone. L’atmosfera rimane piuttosto fredda, persino lugubre in alcune tavole, eco della profonda solitudine dei personaggi, chiusi nei loro drammi.

Nèjib dimostra di conoscere perfettamente il periodo storico e nei suoi personaggi ne emergono le contraddizioni: la libertà e l’emancipazione sono ancora impossibili da raggiungere, sul piano personale ma anche su quello artistico e sono perseguite a costo di sofferenze e rinunce.

La fine del volume ci lascia ancora una volta in sospeso, ci chiediamo quale sarà il futuro di Swan e di Scottie e se riusciranno a trovare un posto nella spietata società parigina riuscendo senza dover rinunciare completamente allo loro identità.

Abbiamo parlato di:
Swan – Vol. 2: Il chitarrista spagnolo

Traduzione di Emanuelle Caillat
-, 2021
156 pagine, cartonato, colori – 20,00€
ISBN: 9788876185649

Swan: essere un’artista donna a metà del 1800

 

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