Space Anabasis: Roma alla conquista del cosmo

Cosa sarebbe accaduto se l’impero Romano non fosse mai caduto ma avesse conquistato il sistema solare? Ce lo racconta “Space Anabasis”.

Space Anabasis:  Roma alla conquista del cosmoIn letteratura un’ucronia è la narrazione di un universo nel quale la storia mondiale si è svolta in modo diverso da come noi la conosciamo, di fatto dando vita a una realtà che a un certo punto diverge dalla nostra.
Romanzi e fumetti sfruttano spesso questo interessante escamotage, presentando al lettore scenari più o meno realistici e più o meno distanti dalle nostre vite, nei quali una delle componenti d’interesse è appunto vedere cosa sarebbe diventato il mondo “se”.

Space Anabasis, fumetto scritto da Francesco Vacca  con l’aiuto di Sonia Morganti e disegnato da un team di giovani autori provenienti dalla Scuola Romana del Fumetto, i cui primi due volumi sono stati pubblicati quest’anno dalle Edizioni Segni d’Autore, si inserisce perfettamente in questa tradizione presentandoci un pianeta Terra nel quale l’impero romano non si è mai frammentato, non è mai decaduto, ma anzi ha continuato a regnare sulle sorti dell’Europa e in parte degli altri continenti, nei quali conserva colonie (come ad esempio in America o in Australia).

L’impero si è evoluto con il passare dei secoli, arrivando al punto in cui la sua tecnologia ha superato la nostra: in questo 2017 alternativo non solo si combatte con scudi laser e si viaggia su bighe volanti, ma l’impero ha creato colonie nel sistema solare, riuscendo addirittura nell’enorme impresa di terraformare (cioè rendere simile alla Terra, abitabile) il pianeta Venere.

L’impresa ha però avuto un costo enorme, lasciando Roma sull’orlo del collasso economico. Quando dunque i Titani, coloni della luna di Saturno di cui portano il nome, bussano alla porta dell’imperatore Caio Valerio Sereno chiedendo che la stessa operazione venga eseguita anche sul loro pianeta, totalmente inospitale, Sereno è costretto a rifiutare. Ma Aker, capo dei Titani, non è più disposto ad accettare un “no”: l’imperatore viene ucciso e suo figlio costretto a fuggire grazie all’aiuto di un moderno samurai amico del padre e dei pochi pretoriani ancora fedeli. Inizia così in viaggio (l’anabasi del titolo) che porta il giovane Lucio a visitare le varie parti dell’impero, braccato dai Titani e alla ricerca di un modo per sconfiggere il nuovo tiranno.

Space Anabasis:  Roma alla conquista del cosmoQuesto, a grandi linee, l’incipit di un fumetto che fin dalle prime battute dimostra di essere stato ideato e realizzato con fondamenta solide e molto realistiche: l’impero romano del futuro non è mostrato come un regno fantastico ed epico nel quale ogni miracolo può accadere; bensì – come è giusto che sia quando ci si dedica seriamente alle ucronie – come un plausibile scenario futuristico che lascia all’immaginazione solo lo spazio necessario a rendere interessante un mondo la cui base è la verosimiglianza. Certo, abbiamo astronavi e raggi laser, ma le innovazioni convivono con una realtà molto più tradizionale e simile alla nostra.

Niente appare fuori luogo, impossibile o gettato nella mischia solo per fare spettacolo. Abbiamo un’ambientazione curata, un esercito romano studiato nei minimi dettagli, ma lo stesso rigore è usato anche per gli oggetti di tutti i giorni (versioni ucroniche di ciò che ci è già familiare) e soprattutto nella descrizione grafica degli altri popoli che abitano il pianeta, a loro volta versioni modernizzate di grandi imperi del passato. Ogni popolo, ogni cultura, ogni civiltà che incontriamo non è un pretesto per avere costumi anonimi da sfruttare, bensì è strutturato per quello che in questa dimensione alternativa avrebbe potuto evolversi, diventare.

A maggior dimostrazione di ciò abbiamo il ricco apparato redazionale posto in fondo agli albi, dove la storia, gli sviluppi e le conquiste di questa nuova Roma vengono descritte con serietà e apparente conoscenza di causa. Il che non può che fare onore a chi ha progettato e scritto il fumetto.

Se una piccola critica si vuole fare, bisogna dire che nonostante il grande impegno profuso a costruire il mondo, gran parte di esso – soprattutto per quanto riguarda la Roma futura – rimane purtroppo fuori dalle pagine, visibile solo a tratti e in brevi momenti ritagliati da una trama che inizia subito con una grossa sorpresa, e innesca una serie di meccanismi che costringono il fumetto a “correre” verso la loro risoluzione.

Space Anabasis:  Roma alla conquista del cosmoDopo una breve introduzione siamo già – per usare un latinismo – in medias res, e da quel punto in poi non si fa che accelerare. La critica comunque è davvero “piccola”, in quanto è plausibile ritenere che la scelta di partire immediatamente con la trama sia stata ponderata e decisa coscientemente: soffermarsi troppo sui particolari avrebbe forse appesantito eccessivamente l’opera, non attirando l’attenzione dei lettori.

Altro elemento degno di nota è l’attenzione dedicata ai vari personaggi, tutti approfonditi in modo molto completo. Lungi dall’essere una semplice comparsa ogni partecipante al viaggio dell’eroe ha le sue motivazioni, una storia (che in parte vediamo in vari flashback) e un carattere che emerge via via. Anche ai cattivi è dedicato lo stesso impegno: Aker, nonostante sulle prime appaia come l’ennesimo tiranno crudele che preferisce la violenza alle parole, successivamente si evolve in un personaggio a tutto tondo, costretto a fare del male più dalla necessità che dalla sua indole, e vittima dei suoi stessi piani, che seppure concepiti a fin di bene hanno messo in moto una inarrestabile spirale di violenza. Il fatto che poi la sua voglia di rivalsa del cattivo nasca soprattutto dal desiderio di vedere la sua famiglia e il suo popolo respirare l’aria pura a loro sempre negata, dice molto sull’impegno dello sceneggiatore nel tentativo di creare dei personaggi credibili.

In ogni caso, sistemate rapidamente le necessarie premesse la storia si trasforma in una fuga rocambolesca che vede i nostri eroi sfruttare ogni mezzo a loro disposizione pur di salvarsi la vita, con in più un elemento di mistero dato da un oggetto o messaggio ancora sconosciuto lasciato dall’imperatore a suo figlio in caso di emergenza, e che a tratti fa somigliare Space Anabasis a un “Codice da Vinci” ucronico.

Il tutto raccontato in modo ricco ma a dire il vero non sempre avvincente, in quanto tra uno scontro e una fuga il fumetto prosegue in maniera valida ma abbastanza canonica: sappiamo che i personaggi devono arrivare da qualche parte, e che presumibilmente lo faranno, per cui la nostra attenzione come lettori cala un poco. Solo la cura data ai personaggi, così come la varietà di ambientazioni, ci attirano; ma come spesso accade con questo genere di trame la troppa attenzione ai protagonisti rallenta il racconto, mentre continuare ad aggiungere eventi quando la struttura di base è chiara e ogni lettore immagina già dove il fumetto andrà a finire li rende meno attrattivi, riempitivi che chi legge è tentato di saltare per dirigersi subito alle rivelazioni finali.

Space Anabasis:  Roma alla conquista del cosmoContribuiscono ad abbassare la soglia di attenzione anche dei disegni funzionali e corretti, molto promettenti e curati, ma non sempre perfetti o entusiasmanti. Di alcuni autori si può dire che il loro segno è ancora quello irreprensibile nella tecnica ma dalla scarsa personalità tipico di chi è appena uscito da un corso di fumetto: uno stile corretto nelle forme, negli sfondi e nelle prospettive ma che a volte manca di calore e di quella spinta in più che solo una matura impronta autoriale può fornire.

Di altri invece si può far notare che le loro pagine sono troppo pulite, asettiche e blande per essere davvero comunicative. Altri ancora offrono sfondi a tratti anonimi al punto che i personaggi sembrano non avere con essi alcun rapporto, come se fossero dipinti alle loro spalle; mentre di altri vanno fatte notare imprecisioni di costruzione e di anatomia.

Paradossalmente, succede anche che alcuni disegnatori dallo stile più imperfetto siano invece quelli che comunicano di più rispetto ai “perfetti”, si rivelino in grado di coinvolgere il lettore, di far sentire la potenza e le emozioni in modo migliore. In ogni caso va detto che ogni disegnatore coinvolto  è comunque all’altezza del compito offerto, capace di mettersi al servizio della storia rimanendo sempre leggibile ed efficace nella narrazione grafica, e in vario grado promettente per un futuro che non si può e non si deve giudicare da queste prime prove.

Valide ed efficaci le copertine di entrambe le uscite, opera di Diana Mercolini e Lorenzo Gubinelli, adatte sia come composizione che come presentazione del contenuto. Mentre, per quanto riguarda gli altri autori, il primo volume vede alle matite Alessandro Polelli, Lorenzo Gubinelli, Daniele Milano, Francesca Del Sere  e  Arianna Consonni, Valerio Alloro, Sara Giuntella, Niccolò Tallarico ai colori. Si sono invece occupati rispettivamente di disegni e colori del secondo Christian Polito, Matteo Leoni, Stefano Ripamonti, Valerio Alloro insieme a Arianna Consonni, Niccolò Tallarico, Sara Giuntella, Samantha Gallo, Valentina Taddeo.

Tenendo presenti pregi e difetti sopra elencati, vanno comunque menzionati Lorenzo Gubinelli e Matteo Leoni, capaci di distinguersi nel pur valido team di disegnatori; va menzionata l’attenzione data da tutti agli sfondi e alle ambientazioni, che tra alti e bassi mostrano comunque un impegno e una riuscita superiore alla media, e vanno citati i colori che riescono nella quasi totalità della storia ad arricchire gli eventi e a sottolineare atmosfere ed emozioni. In generale, un lavoro professionale al quale manca solo una piccola spinta in più che solo la maggiore maturità potrà offrire.

In definitiva Space Anabasis si dimostra un progetto solido e ben congegnato, sceneggiato con metodo e cognizione di causa, arricchito da un’ambientazione curata, plausibile, e da una storia ricca di buoni dialoghi, interessanti elementi di originalità e sottotesti importanti. Il concetto di base a una prima occhiata può sembrare troppo classicheggiante per convincere il lettore distratto, ormai avvezzo a simili storie, ed è penalizzato in parte da una trama priva di particolari guizzi e da disegni non sempre all’altezza, in continuo cambiamento. Tuttavia, la presenza di una fantascienza classica e moderna allo stesso tempo, di personaggi ben curati e di avventure sempre credibili rende il lavoro professionale al punto giusto; un ottimo punto di partenza per i tanti giovani autori che vi hanno collaborato.

Abbiamo parlato di:
Space Anabasis – Volumi 1 e 2
Francesco Vacca, Sonia Morganti e AA.VV
Edizioni Segni D’Autore, 2017
96 pagine, brossurato, colore – 9.90€ cad.
ISBN 9788898529285 / 9788898529308

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