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Silverwood Lake: la perdita e la riconquista

Silverwood Lake di Simona Binni: un esilio alla ricerca della memoria di se stessi, alla ricerca di risposte scomode sul proprio destino.
Articolo aggiornato il 23/09/2017

Silverwood Lake: la perdita e la riconquistaDopo diciassette anni dalla sua scomparsa, il padre di Diego Lane riappare in un ospedale, ridotto in miseria e malato di Alzheimer. L’uomo, ormai anziano, non è più in grado di riconoscere il figlio ed è diventato per Diego un perfetto estraneo sia fisicamente che emotivamente.

Incapace di sostenere l’insensatezza della sparizione del padre e la mancanza di una risposta alle sue domande, dietro suggerimento della sua fidanzata Diego parte per un campeggio dove tutti i senzatetto sono accolti senza domande.

Senza cadere nella facile trappola del vuoto e banale sentimentalismo e della prevedibilità, imbastisce con una solida trama il percorso di recupero del protagonista, una ricostruzione non solo del valore della sua figura paterna, ma anche della propria identità personale.

Significativamente proprio in un tipico non-luogo come un campeggio Diego riconquista faticosamente la capacità di farsi delle domande, grazie all’incontro con persone che sembrano aver perduto tutto, ma nascondono ancora la voglia di chiedere qualcosa alla propria esistenza.

Costretto dall’incontro con una giovane orfana a ripensarsi non con come un individuo isolato, ma come una persona legata da relazioni intense a coloro che lo circondano, anche se solo per una breve parentesi della sua vita, Diego sperimenta su se stesso la disperazione che spinge al suicidio e in seguito l’apprensione e l’affetto per coloro che lo hanno preceduto o lo seguiranno nel tempo della storia. Silverwood Lake: la perdita e la riconquista

La lenta riconquista della capacità di comprendere gli altri e quindi la propria stessa coscienza non corrisponde però a una lettura difficile e noiosa, poiché l’evoluzione del personaggio di Diego è abilmente intrecciata con le rivelazioni degli altri personaggi, che emergono progressivamente dall’ombra per svelare le propria identità e complessità psicologiche.

La gestione della struttura delle griglie delle pagine che oscilla tra un formato francese e uno bonelliano segue, con i rallentamenti e le accelerazioni richieste dalla trama, il respiro della storia.  L’effetto risulta notevolmente coinvolgente specialmente nelle tavole in cui le vignette si riducono, galleggiando asimmetricamente sullo sfondo bianco, e diventano non più narrazione continua ma una serie frammentata di ricordi di persone la cui vita si è, per l’appunto, interrotta.

Al processo di recupero emotivo all’interno storia corrisponde un tratto che è in origine sottile e quasi avvizzito, come svuotato, soprattutto nei fragili tratti somatici dei protagonisti i cui occhi, come per il troppo pianto, tendono a scomparire. Successivamente le linee fisionomiche dei personaggi s’ispessiscono leggermente e risultano soprattutto più distese, parallelamente al recupero di un maggiore equilibrio e di un più stretto contatto tra la loro sfera emotiva interiore e la serena espressione esteriore dei sentimenti. I colori, inizialmente piatti e grigi, in corrispondenza del vuoto interiore di Diego, recuperano, coerentemente con gli stati d’animo dei protagonisti della vicenda, il calore e la forza di toni pastello vivi e pieni, seppur sempre delicati, sia nei momenti di maggiore carica drammatica che in quelli di più intensa espressività emotiva.

Le scelte felici dell’autrice nell’accostare alla trama il tratto e il colore più adeguato uniscono così altrettanto felicemente Diego e il lettore nella consolante conclusione che le uniche risposte che la realtà offre sono quelle che siamo disposti a darci e accettare, anche quando la verità degli eventi che ci colpiscono è irraggiungibile.

Abbiamo parlato di:
Silverwood Lake
Simona Binni
, ottobre 2016
168 pagine, cartonato, colori – 16,90 €
ISBN: 9788867901999

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