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“Restiamo sdraiati qui per sempre” di Chemello/Massaggia (1 di 5)

Lo Spazio Bianco è lieto di presentare la prima parte di "Restiamo sdraiati qui per sempre", un webcomic di Federico Chemello e Alberto Massaggia.
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Lo Spazio Bianco è lieto di presentare Restiamo sdraiati qui per sempre, un webcomic di e , autori appartenenti al . Il webcomic sarà pubblicato in cinque parti, di circa dieci tavole ognuna, con cadenza settimanale. In calce potrete leggere una parte della lunga intervista fatta agli autori, che fa da commento alle tavole che di volta in volta leggerete.

Buona lettura!

Restiamo sdraiati qui per sempre (1 di 5)

"Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5)

"Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5) "Restiamo sdraiati qui per sempre" di Chemello/Massaggia (1 di 5)

Intervista a Federico Chemello e Alberto Massaggia

Inizierei parlando del metodo di lavoro adottato per questa storia.
Federico Chemello: Questa storia all’inizio è nata come esperimento, a me piace molto giocare anche coi metodi di lavoro e provare cose nuove, e di solito scrivendo in due con Maurizio Furini abbiamo modo di rimescolare abbastanza. Una cosa che non avevo mai potuto fare era raccontare una storia improvvisandola, raccontando qualcosa e poi costruendo a partire da lì, senza sapere bene dove andava a parare e questo penso sia l’aspetto più “nuovo” e divertente di questo lavoro: questo perché di solito partiamo da soggetti ben definiti, poi dividiamo le storie in scene e quando scriviamo la sceneggiatura sappiamo già bene o male dove andare. È molto guidata come parte del processo, mentre si può dire che volevo provare a sceneggiare senza una rete di sicurezza e vedere cosa veniva fuori. Di solito uno sceneggiatore non si può permettere questo lusso, invece io ho la fortuna che Alberto si fida abbastanza di me da disegnare anche cose che non so nemmeno io dove vogliano andare! Quindi mi ha permesso di provare quest’esperienza. All’inizio non sapevamo quanto lunga sarebbe stata la storia o quanto ci avremmo dedicato. Però ci abbiamo preso gusto e abbiamo deciso di dedicarci un mese e realizzare una storia relativamente lunga, per essere un esperimento.

Immagino ci sia stata un’immagine da cui sia partito il tutto, sulla quale hai poi iniziato a costruire il resto.
F.C. Sì, in realtà ammetto che non mi fa fare una gran figura da intellettuale, ma l’inizio è nato abbastanza per caso: mi è venuta in mente questa scena con il lupo che sbrana il poliziotto senza alcun vero motivo, e poi per qualche ragione mi sembrava che ci stesse bene passare a una scena con un tono completamente diverso e idilliaco (o quasi) come quella dei ragazzi, e poi far incrociare le due storie e vedere cosa succedeva. Di solito le scelte che facciamo nelle storie sono molto ragionate e calcolate, e tanto più un punto fondamentale come l’inizio (o il finale) di solito viene scelto con cura, ma in questo caso pensarci troppo avrebbe un po’ contrastato lo spirito dell’esperimento. Quindi mi son dato fiducia e ho detto Massì, mi piace come accostamento, partiamo così! Poi tutto il resto è stato costruito su quello che c’era prima, quindi man mano che la storia procede le scelte diventano meno casuali, ma l’inizio onestamente è uscito da sé. Un po’ come per uno che scrive musica e magari si mette a fischiettare all’improvviso un motivetto, la storia è iniziata così semplicemente perché mi è venuta quella scena in mente e mi piaceva, senza farmi altre domande.
E poi un altro motivo per cui la storia è iniziata in quel modo è che onestamente volevo vedere Alberto alle prese con una scena romantica e solare. Non abbiamo mai messo cose troppo dolci nelle nostre storie e avevo voglia di mettere sia me che lui alla prova!
Alberto Massaggia: Confermo quanto dice Federico, e cioè effettivamente io di cose dolci difficilmente ne ho fatte, proprio perché alla fine i miei gusti e la mia ammirazione per certi autori mi hanno sempre portato da un’altra parte. Però appena Federico me ne ha parlato ho accettato subito per mettermi alla prova e uscire dalla mia comfort zone, che fa bene ogni tanto.

Alberto, cosa ci dici invece del metodo che tu hai adottato?
A.M. Beh, per quanto mi riguarda la cosa che più mi ha convinto a fare questo esperimento è stata l’idea di buttarmi. Io di solito ho un approccio alla pagina e al disegno che, anche se forse non sembra, è parecchio controllato e di testa. Tengo molto agli equilibri dei neri e decostruisco parecchio per puntare a un certo minimalismo nelle vignette, per non sovrainformare chi legge ed essere in armonia con la scrittura. In questo caso invece ho voluto provare a disegnare con il cuore e mi sono buttato molto, senza badare troppo alle anatomie, ai dettagli, ma pensando a raccontare nel modo più diretto e più semplice possibile. In ogni caso io ho una fissazione per la regia e anche qui l’ho controllata molto, ma per tutti gli altri aspetti ho adottato un approccio molto più espressivo rispetto a cose fatte in passato, ad esempio su I AM SPANK, dove con tavole a quattro strisce fisse dovevo calcolare molto di più spazi e cose da mettere nelle vignette. Qui, invece, mi sono proprio lasciato andare e mi sono divertito parecchio.

Lo stile che hai adottato consente una comunicazione più “rapida” con il lettore. Con quest’adozione com’è cambiato il tuo dialogo con il lettore? Hai insistito su alcuni aspetti più del solito, hai posto più attenzione su alcune cose rispetto a quanto fatto in altri lavori?
A.M. Il fatto di cimentarmi con una storia tutto sommato tenera e dolce, che nella maggior parte delle pagine mostra due ragazzi che parlano, si coccolano, si baciano ecc., mi ha portato a considerare molto di più la recitazione e quindi ho voluto cercare di essere molto spontaneo e “morbido”, accentuare questo aspetto per dare onore a quanto è raccontato. Ho usato, quindi, neri meno pieni, sia per dare più spontaneità al segno ma anche proprio per cercare una certa leggerezza che era necessaria. Differentemente nelle scene di flashback – quelle del poliziotto per intenderci – ho spinto di più su una recitazione più “dura”, con neri a volte più pieni per dare un’atmosfera più noir e in un certo senso più pesante.

Intervista realizzata via chat il 13/01/2016
Si ringraziano gli autori per la disponibilità

Non perdete la seconda parte di Restiamo sdraiati qui per sempre, online dal 27 gennaio!

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