Jack Kirby: 100 anni di monarchia assoluta

Il 28 agosto 1917 nasceva Il Re degli autori di fumetti supereroistici, Jack Kirby, ancora oggi considerato uno dei maestri della Nona arte statunitense e mondiale.

Jack Kirby: 100 anni di monarchia assolutaNella città di New York, il 28 agosto 1917 nasceva Jacob Kurtzberg, figlio di un operaio tessile e di una casalinga, noto al mondo come (1) .
Il fatto che, a cento anni dalla nascita, il mondo del fumetto statunitense e mondiale stia celebrando questo anniversario e continui imperterrito, anno dopo anno, a ristampare, discutere e analizzare l’opera di The King basta di per sé a far capire la grandezza e l’eredità artistica di questo autore.

Come altri hanno detto, Jack Kirby “è stato” il fumetto supereroico statunitense, in una sorta di immedesimazione tra medium e autore che è difficile rintracciare in altre personalità importanti della Nona arte.
Kirby amava fare fumetti e molti degli eventi salienti della sua esistenza sono rintracciabili – seppur trasfigurati – nelle sue opere (leggi qui). Ancor di più, Kirby amava la sua professione tanto da aver combattuto, anche aspramente, affinché gli editori – Marvel Comics in particolare – riconoscessero i diritti che gli spettavano e il valore dell’operato suo e di altri autori dell’epoca.

In occasione dunque di questa importante ricorrenza centenaria, WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano ha allestito una mostra visitabile dal 1° settembre al 15 ottobre 2017 che per la prima volta espone a Milano tavole originali provenienti dalle più importanti collezioni d’Italia, commentate da  una serie di esponenti e critici del mondo del fumetto. Ad affiancare l’esposizione, un percorso cronologico realizzato attraverso albi d’epoca e ingrandimenti scenografici ricostruirà la lunghissima carriera di Kirby.
Anche Lo Spazio Bianco, come altre realtà di critica web, è stato invitato a partecipare alla mostra, fornendo l’analisi di quattro tavole realizzate dal Re, che presentiamo qui di seguito per i nostri lettori.

Chamber of Darkness #5 (Marvel Comics, 1970)

Jack Kirby: 100 anni di monarchia assoluta
Collezione privata di Marco Martini

Nel 1970, poco prima di abbandonare la Marvel, Jack Kirby realizzò due numeri consecutivi della serie horror/fantasy Chamber of Darkness. La collana era stata ideata dalla Casa delle Idee per competere con il successo di antologici quali House of Mystery e House of Secrets della DC Comics. Oltre a Kirby, vi hanno contribuito nomi del calibro di Stan Lee, Gerry Conway, Archie Goodwin, John Buscema, Barry Windsor-Smith e Bernie Wrightson. Dopo solo pochi numeri (a partire dalla nona uscita) venne trasformata in una serie di ristampe, cambiando il titolo in Monsters on the Prowl.
Questa quarta tavola, dotata di straordinario pathos, è tratta dalla storia …And Fear Shall Follow, scritta e disegnata da Kirby e inchiostrata da John Verpoorten. Qui The King utilizza una struttura a tre strisce da due o tre vignette ciascuna, alternandone per ogni striscia al fine di compattare il racconto e al contempo mantenere un certo dinamismo.
La maestria di Kirby sul tavolo da disegno si evince dalla rappresentazione dell’individuo che incute timore al protagonista: sia nell’inquadratura di spalle (vignetta  4) che visto frontalmente (vignetta 5), i suoi lineamenti si stagliano oscuri e tenebrosi, a costituire una figura imponente. Durante la fuga del protagonista (vignette 6-7), l’ombra si fa inquietante e, mediante tali giochi di luce, l’autore riesce a trasmettere efficacemente la dinamica degli eventi e le sensazioni soggettive del protagonista.  (Giuseppe Lamola)

In the days of the mob #2 (DC Comics, 2013)

Jack Kirby: 100 anni di monarchia assoluta
Collezione privata di Giovanni Nahmias

In the days of the mob è il magazine ideato da Jack Kirby per la DC Comics che aveva l’obiettivo di raggiungere un pubblico adulto. Purtroppo la rivista chiuse con il primo numero, inchiostrato da Vince Colletta, mentre il secondo, con le chine di Mike Royer, è rimasto inedito fino al 2013 quando la DC le ha ristampate entrambe in volume.
Qui possiamo ammirare uno dei lavori più maturi e autentici di Jack Kirby che ha vissuto il periodo della Grande Depressione e del fenomeno del gangsterismo, in prima persona.
Il formato, più grande di quello del classico comic book, permette a Kirby di avere maggior spazio per sfondi e dettagli dandogli la possibilità di esprimersi al massimo del suo potenziale.
Il layout della tavola è uno dei cavalli di battaglia di Kirby, la four panel grid (la griglia a quattro vignette) è una composizione narrativamente efficace ma statica: quattro vignette di dimensione identica creano, normalmente, una composizione equilibrata ideale per stili narrativi composti e per sequenze più descrittive. Kirby invece stravolge questa ortogonalità creando uno squilibrio continuo all’interno delle vignette stesse, come i personaggi e anche gli elementi degli sfondi che sono in continuo movimento (vignetta 1) che spesso finisce al di fuori della stessa vignetta (il volto del gangster in vignetta 2), e l’uso delle prospettive (i barattoli in vignetta 2 e le linee del pavimento nella 3). Il tutto è pensato per dare alla tavola un ritmo estremo, azione senza pause o accenti. (Andrea Gagliardi)

Kamandi #37 (DC Comics, 1976)

Jack Kirby: 100 anni di monarchia assoluta
Collezione privata di Giovanni Nahmias

La tavola in questione è una delle più importanti nella storia editoriale di Kamandi: costituisce infatti la pagina finale del #37, ultimo albo interamente realizzato da Kirby, che continuerà solo a disegnare la serie fino al #40 per poi lasciare la DC Comics.
Nella prima striscia il Re si serve di un’unica vignetta, più comoda per rappresentare un’ampia scena corale, in cui è evidente l’attenzione alla mimica e alle pose dei personaggi, con un Kamandi in atteggiamento di condiscendente difesa e degli antagonisti in posizione di accigliata chiusura.
Da qui prende avvio un climax visivo ascendente nelle reazioni di Kamandi, che ha come intermezzo il campo-controcampo di vignetta 2 e 3 (ennesimo esempio dell’attenzione al taglio cinematografico di Kirby nelle sue opere), e giunge al suo apice in vignetta 4, in cui l’espressione teatrale del protagonista assume toni struggenti.
Questa escalation di tensione è volta a sfociare nel fulmen in cauda del finale in cui viene introdotto inaspettatamente un nuovo personaggio, accompagnato da una postura visibilmente sorpresa del protagonista, così che la curiosità del lettore resta viva e sospesa: un classico topos narrativo che ha scopo di invogliare alla lettura dell’albo successivo. (Simone Cilli)

OMAC #4 (DC Comics, 1975)

Jack Kirby: 100 anni di monarchia assoluta
Collezione privata di Giovanni Nahmias

Questa quindicesima tavola del quarto numero di OMAC – uno degli ultimi personaggi creati da Jack Kirby in DC Comics prima del suo ritorno in Marvel – è strutturata secondo la canonica griglia 2×3 con la quale Il Re portava avanti la narrazione nella maggior parte delle pagine delle sue storie.
In particolare, la tavola in oggetto è suddivisa in due parti secondo un ideale asse verticale mediano. Le tre vignette di sinistra contengono tutte artefatti tecnologici: il protagonista – l’impiegato Buddy Blanc, che è stato trasformato in una sorta di Capitan America del futuro da una serie di impianti ormonali computerizzati – e la sua navicella; il satellite dotato di intelligenza artificiale Brother Eye e di nuovo OMAC.
La parte destra contiene invece tre vignette dove a farla da padrona è la natura, osservatrice silente del progressivo precipitare dell’eroe verso la Terra. È proprio tale caduta e ciò che l’ha generata a sconvolgere il silenzio naturale, attraverso rumori resi da Kirby attraverso le onomatopee presenti, appunto, nelle sole tre vignette di destra.
Questa impostazione della tavola permette dunque, durante la lettura, un continuo salto tra la vicenda del protagonista e l’ambiente in cui essa si svolge, con un progressivo avvicinamento dell’obiettivo virtuale dall’inizio alla fine della pagina.
Da evidenziare infine che l’inchiostratura della tavola è opera di Mike Royer, il più rispettoso dello stile delle matite di Kirby tra i vari inker che si accompagnarono al Re durante la sua carriera. (David Padovani)


Note:
  1. Per una di quelle strane coincidenze che a volte accadono, lo stesso giorno e lo stesso anno, in provincia di Grosseto, nasceva Aurelio Galleppini che gli appassionati di fumetti avrebbero imparato a conoscere con il nome di Galep 

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