
Una formula insomma collaudata, che in questo primo volume è ben sfruttata, e porta a un risultato che potremmo definire rassicurante: il lettore abituale sa cosa aspettarsi e quindi giudicare se il tono, lo stile e i personaggi incontrino i suoi gusti e meritino l’acquisto.
Allo stesso modo, guardando al bicchiere mezzo vuoto, Haganai è un esempio di come molti manga, affini per settore e genere, finiscano per riciclare modelli di successo risultando poco innovativi e addirittura tra loro ripetitivi. Una caratteristica che, quando l’offerta di manga non era ancora esplosa, era spacciata come discriminante tra il fumetto occidentale e quello orientale. Quel che rende l’offerta di fumetti giapponesi apparentemente tanto varia è quindi più la quantità di combinazioni tra genere narrativo e target di riferimento, sicuramente più sfruttata rispetto al fumetto italiano o statunitense a grande diffusione.
Abbiamo parlato di:
Haganai #1
Itachi, Yomi Hirasaka, Buriki
Traduzione Silvia Ricci Nakashima
J-Pop, settembre 2012
192 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,90€
ISBN: 978-88-6634-338-7










HaGANai, non Hanagai.
Comunque la partenza è sì sottotono, ma poi prende una piega surreale molto più divertente.
Abbiamo corretto, scusate per l’errore grossolano.