Big Robot: come tenere  testa all’invasione dei robot giapponesi con il made in italy

Big Robot: come tenere testa all’invasione dei robot giapponesi con il made in italy

28 Marzo 2013
Spaghetti, mandolino e pugni d’acciaio! Arriva il primo volume che ripropone le storie di Big Robot, il bizzarro robottone creato da Alberico Motta per le edizoni Bianconi negli anni 80
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BigRobot1 Cover Le edizioni Bianconi, negli anni 70-80 erano una vera forza della natura nel panorama delle edicole italiane. Tutti i miei coetanei nati nei Settanta avevano in casa titoli come Geppo, Soldino e Trottolino. In edicola, durante la villeggiatura al mare, le buste con i titoli Bianconi a prezzi imbattibili erano un vero must per le letture estive.
Molte cose cambiarono con l’arrivo dell’animazione giapponese e il proliferare in edicola di testate antologiche con produzione autarchica dedicate ai “Cartoni” (perle come La Banda Tv o Tv Junior) o l’apparizione dei primi manga, quando ancora non li chiamavamo manga (gli spillati a colori dedicati al Grande Mazinga o Candy Candy editi da Fabbri, ad esempio).
Per andare incontro a questa tendenza, le edizioni Bianconi si appoggiarono a uno dei loro autori di punta, Alberico Motta, e diedero vita alla serie Big Robot (dal titolo è palese l’ispirazione alle saghe in voga nel periodo), nel classico formato pocket a la Geppo

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Dopo trent’anni, grazie a  Kappa Edizioni, ritroviamo una bella sequenza di quelle storie, rimontate, ritoccate e riviste dall’autore medesimo, in un formato simile all’originale e arricchite da un’interessante postfazione che racconta i retroscena di quel particolare momento editoriale. BigRobot_04_dett2Il bianco e nero del volume peraltro migliora molto la resa rispetto all’edizione originale, visto il modo approssimativo con cui spesso venivano colorate le tavole dei pocket Bianconi.

Ovviamente queste pagine a fumetti vanno lette nel contesto storico da cui arrivano.
I personaggi e le storie, fondono la tradizione grafica e narrativa delle serie Tv dedicate ai “robottoni” dell’epoca con le produzioni tipiche Bianconi. Ci sono elementi narrativi classici di saghe spaziali come quelle di Goldrake, Mazinga Z o Jeeg Robot: la “base”come ultimo avamposto di difesa dell’umanità da minacce aliene; personaggi caricaturali e personaggi realistici che convivono; misteriosi amici/comprimari alieni dal passato non svelato; bislacchi robot che si sfidano a colpi di magli e pugni volanti; BigRobot_03_dettalieni cattivi che falliscono regolarmente nel tentativo di sconfiggere il buono di turno… con inevitabili punizioni fisiche da parte del cattivo di grado superiore. 

In particolare, le minacce che affronta Big Robot in certi momenti, mi hanno ricordato per stramberia alcuni episodi di serie TV “stracult” come Astroganga o Fantaman, in cui non c’erano malvagi robot da combattere ma situazioni surreali da risolvere, al limite del farsesco. Sarà la nostalgia, l’amore per il trash o il fascino di una produzione italiana davvero inconsueta, ma questo volumetto merita certamente un posto in libreria. E’ chiaro che se l’idea di serie robotica giapponese  con cui siete cresciuti è Evangelion, questo prodotto non dovete neppure avvicinarlo…

Una sola nota per l’editore: la scritta “Graphic Novel” nella pagina iniziale:forse aiuterà i commessi delle librerie di varia a sistemare il volume al posto giusto, ma di tutte le definizioni possibili per questo bel volumetto, “graphic novel” proprio no!

Abbiamo parlato di:
Big Robot – La minaccia di Orkus
Alberico Motta
Kappa Edizioni, 2012
192 pagine, biancor e nero, €  7,90
ISBN: 978898002054 

Enrico Bergamini

Enrico Bergamini

(Collaboratore esterno) Nasce nel 1972 a Modena , dove cresce e vive tutt'ora. Appassionato di fumetti a sua insaputa fin dall'infanzia, prende consapevolezza di questo suo amore verso i 15 anni. Dal primo interesse per gli eroi Marvel ed i fumetti Usa, diventa un lettore molto aperto passando in rassegna fumetti di tutti i generi e nazionalità. Nelle sue letture e nella sua libreria si alternano le cose più classiche alle amenità più bizzarre. L'idea del fumetto senza che ci sia un supporto cartaceo gli crea grandi difficoltà. Sarà l'età.

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