Bepi Vigna: Annozero e il Nathan Never ripensato

Intervista a Bepi Vigna, uno dei padri di Nathan Never e sceneggiatore di “Annozero”, la miniserie recentemente conclusa che ne ha “rinarrato” le origini.

Bepi Vigna: Annozero e il Nathan Never ripensato è regista, scrittore e, non ultimo, sceneggiatore di fumetti. È uno dei padri – insieme a Michele Medda e Antonio Serra – di , l’agente speciale Alfa da 25 anni tra i personaggi più amati della Sergio Bonelli Editore.
Il 2016 è stato l’anno dei festeggiamenti per i primi cinque lustri di vita di Nathan Never ed è coinciso con l’uscita della prima di tre miniserie (le successive usciranno a cadenza annuale, nel 2017 e nel 2018), ognuna scritta da uno dei creatori del personaggio.
L’onore e l’onere dell’esordio è toccato a Bepi Vigna, con Roberto De Angelis ai disegni con
Annozero, miniserie in sei numeri che ha ri-raccontato in modo inedito e inaspettato le origini di Nathan Never.
A storia conclusa abbiamo approfondito insieme a Bepi Vigna gli aspetti più particolari e importanti della storia.

Ciao Bepi e bentornato su Lo Spazio Bianco. Quando e da chi è nata l’idea delle tre miniserie dedicate a Nathan Never?
L’idea è nata qualche anno fa e non credo fosse collegata alle celebrazioni per i 25 anni. Ci intrigava fare delle miniserie dove ciascuno degli autori potesse avere carta bianca e raccontare il “suo” Nathan.

Sin dall’inizio del progetto è stato deciso che Annozero sarebbe stata la prima delle tre?
No, è capitato casualmente. Michele era impegnato con Lucas e io potevo partire prima.

Il lavoro sul soggetto di Annozero (e delle prossime miniserie) è nato da un confronto con Michele Medda e Antonio Serra (e anche Glauco Guardigli, attuale curatore di Nathan Never), oppure ognuno di voi ha iniziato a lavorare autonomamente sulla propria idea?
Ci conosciamo bene e ci fidiamo ciascuno degli altri da poter lavorare autonomamente, anche se poi capita di confrontarci. Le miniserie, tuttavia, nascono proprio con l’intento di essere qualcosa di autonomo, che rispecchino i singoli autori.

Rubando una definizione data da Alfredo Castelli durante Lucca Comics 2016 parlando della nuova incarnazione a colori di Martin Mystere, si potrebbe parlare di “reengineering”, cioè di riprogettazione, anche per il tuo lavoro su Nathan e il suo universo fatto in Annozero. Una riprogettazione narrativa però, calata perfettamente nel linguaggio tradizionale bonelliano. Qual è il tuo pensiero in merito?
Con Annozero, oltre che raccontare Nathan così come l’ho sempre visto io – e cioè un antieroe, con una serie di contraddizioni e problemi – volevo fare qualcosa di più. Avendo “carta bianca” ho pensato che poteva essere interessante raccontare uno degli episodi fondamentali del suo passato, uno di quelli che ne ha segnato la personalità, per svelare un’altra chiave di lettura dell’intera serie. Volevo realizzare una storia più “adulta” che, senza trascurare nessuna delle caratteristiche originarie della serie, potesse essere un’allegoria sui nostri tempi difficili.
Viviamo in un’epoca in cui è difficile interpretare ciò che accade attorno a noi, nella quale i cittadini sono sempre meno in grado di incidere sulla realtà e sul loro destino, dove “poteri forti” che percepiamo, ma non riusciamo a individuare chiaramente, decidono di intere nazioni. Siamo arrivati alla crisi del sistema capitalistico e consumistico occidentale, sono saltati gli equilibri che avevano retto il mondo fino a qualche decennio fa e ancora non si è delineato un altro sistema che possa sostituirsi al vecchio. Ecco, ho provato a rappresentare il disagio che avvertiamo in questo nostro presente pieno di incertezze nel quale è difficile avere speranze.
Nella mia idea, in questa storia Nathan doveva incarnare in una chiave popolare e avventurosa le paure, la confusione, le contraddizioni e i sensi di colpa dell’uomo contemporaneo.
Quando ho iniziato a scrivere il primo albo ho pensato che, invece di rinnegare completamente l’universo narrativo della serie regolare, potevo rendere la storia una sorta di “versione non ufficiale” delle origini di Nathan Agente Speciale. Questo mi avrebbe permesso, da un lato, di incuriosire il lettore, concedendo a chi frequentava il personaggio il piacere di ritrovare ciò che già conosceva ma spiazzandolo, cambiando alcuni particolari e mostrandogli alcuni risvolti sconcertanti.

Bepi Vigna: Annozero e il Nathan Never ripensato

Nathan Never Annozero #2

Il nuovo lettore, invece, doveva poter leggere Annozero come se fosse la prima storia di un nuovo personaggio, senza la necessità di andare a riprendere la serie regolare. Quindi ho cercato di rappresentare nei sei albi anche un quadro abbastanza preciso di quello che è lo scenario in cui si muove Nathan: la Terra, la Luna, le Stazioni Orbitanti, la realtà virtuale, i problemi di alcune zone della Terra come il Margine, la lotta alle organizzazioni criminali, la corruzione, i robot.
Ho dovuto lavorare con molta cura, sia sulla struttura dei singoli episodi, sia sul plot dell’intera saga, dosando il ritmo narrativo in modo da creare un “crescendo” per tutti i sei albi.
Alla fine, credo che Annozero sia qualcosa che ridefinisce il rapporto tra i lettori e le serie a fumetti, toglie delle certezze, ma lo fa senza deludere mai le aspettative di chi legge. Siamo abituati a pensare che quello che ci viene raccontato sui nostri eroi dei fumetti sia la verità (all’interno del verosimile narrativo del fumetto). Ma se così non fosse? Se ci fossero delle cose taciute? Se quella che nelle storie ci viene presentata come “verità” fosse invece manipolata? Se le cose fossero diverse da come ci vengono raccontate in quella storia a fumetti?
Nessun lettore si pone mai con un atteggiamento critico o scettico nei confronti di ciò che legge su una serie. Volevo che i lettori di Nathan vivessero questa esperienza, anche perché è un’esperienza che ricollega ancor di più il fumetto alla nostra realtà di tutti i giorni, dove l’informazione è sempre più manipolata e i fatti sono sempre interpretati da altri (TG, giornali).
In questo senso credo che Annozero sia un fumetto estremamente “realistico”. Anche gli zombies che governano il mondo sono una metafora di facile lettura che ci riconduce al nostro presente.

Durante la conferenza dedicata a Nathan Never a Lucca Comcis 2016 avete rivelato che le storie L’abisso delle memorie e L’undicesimo comandamento (#18 e #19 della serie mensile), che hanno posto i tasselli principali del passato del personaggio, sono state scritte da Michele Medda solo per motivi di contingenza (e che tu in qualche modo vi hai contribuito). Dato che parte di quelle storie sono state rievocate nei primi numeri di Annozero, potremmo considerare la miniserie come una tua rielaborazione e personalizzazione del passato del personaggio?
Annozero è un’altra versione dei fatti. Michele ricorda che io scrissi le prime pagine di quelle storie, forse è andata così. D’altra parte all’epoca eravamo abbastanza intercambiabili, perché le decisioni su che cosa dovesse accadere al personaggio erano state prese dopo attenta riflessione. Una parte del plot delle prime storie fu un lavoro collettivo. Non poteva che essere così. Peraltro è stato poi Michele a realizzare i due episodi della serie mensile così come sono, approfondendo il discorso del rapporto tra genitori e figli.

Bepi Vigna: Annozero e il Nathan Never ripensato

Nathan Never Annozero #6

Quanti e quali degli elementi narrativi che si ritrovano nella miniserie tua e di De Angelis erano presenti “in fieri” sin dalla nascita di Nathan Never 25 anni fa?
Tantissimi elementi: nulla di ciò che è alla base del carattere del personaggio doveva essere tradito. Da questo punto di vista è stato fondamentale anche il lavoro grafico di Roberto De Angelis.

Quanto è stato difficile racchiudere in sei numeri non dico venticinque anni di storie, ma almeno 10 anni di spunti narrativi raccontati o presentati nella serie regolare?
È stato impegnativo fare una storia che soddisfacesse una serie di esigenze che mi ero posto, ma avere come riferimento venticinque anni di storie a fumetti ha sicuramente facilitato il lavoro. Si trattava di reinterpretare alcuni spunti che erano già stati trattati e sviluppare alcune idee narrative rimaste nel cassetto.

In qualche modo possiamo considerare Annozero un omaggio ai primi anni della serie, alle atmosfere e influenze che allora permeavano le vostre storie. Come sei cambiato tu in questi 25 anni e come ritieni siano cambiati i lettori?
La gran parte dei lettori ritiene che i primi anni di Nathan siano stati quelli delle storie migliori. In realtà quelle storie, pur buone, erano realizzate da sceneggiatori che avevano meno esperienza di quanto ne hanno oggi. Credo che in venticinque anni siamo migliorati come scrittori. Annozero cerca di riprodurre il clima delle prime storie ma è un fumetto più evoluto nella complessità della trama, nella caratterizzazione dei personaggi, nelle soluzioni grafico-espressive.

La miniserie racchiude una storia “in crescendo” in cui non solo la tensione narrativa sale numero dopo numero fino alla conclusione, ma anche lo “scollamento” e la distanza dalle vicende così come le conoscevamo nella serie mensile aumenta. Il lettore appassionato nei primi numeri si accorge di piccole differenze rispetto alla “continuity ufficiale” della serie, discrepanze che crescono con l’andare avanti della vicenda. È un effetto voluto?
Assolutamente sì. E’ una delle chiavi della storia, l’aspetto che in fase di sceneggiatura ho curato di più.

L’albo conclusivo contiene una serie di inside joke metanarrativi che hanno l’effetto di smorzare e alleggerire il pathos della storia: penso alla presenza di voi tre padri di Nathan all’interno della storia nel vostro ruolo di narratori delle vicende dell’agente Alfa, e anche al fumetto sfogliato da Nathan proprio in conclusione dell’avventura. Da dove è nata quell’idea?
Gli inside joke narrativi forse alleggeriscono il pathos solo per chi li riconosce, ma immaginiamo un lettore che non sappia nulla della serie regolare di Nathan e dei suoi autori: quei personaggi e quei riferimenti sono perfettamente funzionali alla storia che viene raccontata nella miniserie. Anche il tono leggero e ironico che hanno le scene con i tre creativi serve a smorzare la tensione di un racconto molto cupo e drammatico. Al posto di quei tre potevano esserci altri personaggi, ma il tono giusto delle scene era comunque quello, a mio parere.
Anche il fatto che Nathan trovi sull’auto proprio il primo numero della serie regolare, non è solo un inside joke, serve a dare un senso compiuto al discorso dell’intera miniserie.

Bepi Vigna: Annozero e il Nathan Never ripensato

Nathan Never Annozero #1

Il Nathan Never di Annozero è un personaggio che sembra in balia degli eventi, mosso da forze e intrighi più grandi di lui. Soprattutto è un personaggio molto umano e reale, nel quale sembra tu abbia calcato la mano su questo aspetto dotandolo di una moralità a tratti ambigua, con molti lati oscuri.
Anche il nuovo “peccato originale” che affibbi al personaggio alla fine della, che va ad aggiungersi al senso di colpa storico che tutti i lettori conoscono, pare volere evidenziare l’idea di un personaggio fallibile, eroico nell’essere semplicemente un uomo. Che cosa volevi raccontare e trasmettere al lettore con questa oscurità morale che permea tutta la storia e che coinvolge non solo Nathan, ma anche tanti altri personaggi?
Volevo solo rendere più reale e umano Nathan. Un personaggio che ha una psicologia particolare, che ha maturato un carattere autodistruttivo. È diventato un eroe perché in realtà sente il bisogno di espiare le sue colpe. Quando affronta i pericoli, quando si getta nella mischia, in fondo, forse, spera di essere ucciso e pagare così per i peccati commessi.
Il finale della miniserie rafforza questi elementi caratteriali. Anche ciò che è successo ad Ann e il suo rapporto con il padre è, secondo me, giustificato meglio dalla versione dei fatti narrata su Annozero.

Legandoci alla domanda precedente e all’atmosfera oscura presente in Annozero, notevole è il lavoro fatto da De Angelis nelle tavole, il forte uso dei neri fino ad arrivare, negli ultimi numeri, a delle immagini dove il suo stile si avvicina in alcuni usi della china a quello di Corrado Roi. Sei stato tu a chiedere a Roberto questo segno oscuro nelle tavole o il tutto è nato da lui dopo avere letto la tua sceneggiatura?
Con Roberto c’è un’intesa incredibile. Da subito, per entrambi, l’atmosfera migliore era quella cupa, nera, piovosa. Lui ha fatto un lavoro straordinario. La sequenza in soggettiva, quando scopriamo con gli occhi di Nathan che cosa è successo realmente la notte in cui Laura è stata uccisa, credo che sia da antologia.
Prima di una storia con Roberto ci sono molte chiacchierate su come rendere le atmosfere, le luci delle scene principali, gli elementi scenografici. DI solito siamo sempre d’accordo e progettando ci carichiamo a vicenda. Abbiamo deciso che la città dovesse essere un melange tra edifici estremamente moderni e altri dall’aspetto antico, quasi gotico. Ci dovevano essere precisi riferimenti a ciò che era stato già mostrato nei primi albi di Nathan, ma nulla doveva essere esattamente uguale, tutto doveva rispondere a un gusto un po’ decadente.

Il Nathan Never di Annozero è il Nathan Never di un universo alternativo, uno dei molti a cui la serie ci ha abituato in questi anni? Te lo chiedo per sapere se ci sarà la possibilità di riprenderlo in mano da parte tua, per raccontare magari che cosa accade a lui, Anna e Mac alla fine della miniserie.
Annozero  non è un universo alternativo, è solo un’altra versione dei fatti, a cui il lettore, se vuole, può credere. Ma il lettore, sempre se vuole, può continuare a pensare che “la verità” sia la serie regolare. La miniserie non vuole essere nulla di definitivo nella saga di Nathan, ma solo una storia avvincente, che magari, si spera, possa suscitare anche qualche piccola riflessione non banale sul nostro mondo reale.
L’idea di raccontare cosa succede dopo che l’auto di Nathan, Mac e Ann si allontana solletica molto sia me che Roberto De Angelis. Abbiamo anche ipotizzato alcune trame ma per il momento non c’è nulla in programma da pubblicare. Se la miniserie fosse una storia scollegata da una serie che esce da tempo, il finale chiuderebbe già tutto. Il mondo, quel mondo tanto inquietante che assomiglia al nostro, continuerà a esistere e Nathan vivrà la sua nuova vita da un’altra parte… forse.

Un sentito ringraziamento a Bepi Vigna per la sua disponibilità.

Intervista realizzata via mail nel novembre 2016

 

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