Mascherina paperinik speciale pkna 1997 evidenza

PKNA, gli evroniani e una nuova idea di fumetto

23 Ottobre 2026
Trent'anni dopo il suo esordio in edicola, sono qui a ricordare il mio primo incontro con PKNA.

Su EduINAF è uscito un articolo, all’interno della mia rubrica de “La scienza con i supereroi“, dedicato a PKNA e allo scudo extrasformer visto da un’ottica scientifica (e non da quella delle “tecnobubbole pikappiche”!): vi invito a leggerlo. Ovviamente è pensato per partecipare alle celebrazioni del trentennale dall’esordio nelle edicole della rivista Paperinik New Adventures, ma nell’attesa di decidermi a ripubblicarlo anche qui (e sono in ritardo con alcuni degli articoli precedentemente usciti lì su EduINAF…), ho pensato bene di ripubblicare su queste pagine elettroniche quanto avevo scritto per il nostro articolo di celebrazione di questa iper-eroistica versione di Paperinik.


In quel lontano 1996 non sapevo ancora l’importanza che avrebbe rivestito di lì a pochi anni il 14 marzo, meglio noto come pi day. In realtà, per una ristretta cerchia di lettori di fumetti, il 14 marzo del 1996 rivestì una data importante, che era stata annunciata da alcune settimane sulle pagine di Topolino e del mensile Paperinik. Disney Italia, con una operazione di marketing molto ben congegnata, creò un’attesa che già da sola mi spinse ad andare in edicola alla ricerca di una nuova testata, Paperinik New Adventures, o più semplicemente PKNA.

Come ho scritto sul mio blog, è questa la definizione che preferisco, ma nella pratica la sua abbreviazione, quel PK che era già abbreviazione del mensile Paperinik, come ben sa chi, come me, si legge anche le pagine con “le scritte in piccolo”, entrò nel cuore dei lettori e nella storia del fumetto Disney italiano per identificare la versione superpotenziata di Paperinik.

Quando infatti andai in edicola ad acquistare il primo numero zero di PKNA mi ritrovai tra le mani una rivista nel formato tipico dei comic book supereroistici (in effetti leggermente più piccolo, roba di pochi millimetri per lato) che proprio in quel periodo stavo iniziando ad acquistare con una certa frequenza.

Era il primo anno dell’università e quella passione per i supereroi che fino al quel momento veniva saziata attraverso i film (di Batman in particolare), le serie televisive e i cartoni animati (o serie animate, come si dice oggi), aveva finalmente trovato il suo sbocco naturale nei fumetti grazie, in particolare, a Marvel Italia e Play Press. Non ero, dunque, completamente nuovo a quel formato (che comunque avevo fugacemente incontrato già un decennio prima, ma questa è un’altra storia, peraltro tinta del colore verde rabbia!), ma non era certo il formato l’unico dettaglio che colpiva di quell’esordio.

C’era l’odore della carta stampata, le sensazioni lasciate al tatto dalle pagine plastificate, i redazionali spigliati che sembravano parlarti direttamente, i colori sgargianti, ma soprattutto un’invasione aliena e un Paperinik che fa un incontro particolare, uno di quelli che gli cambiano la vita e gli permettono di affrontare ad armi pari quegli alieni. Uno, appunto!

E poi c’erano delle assenze, che contavano come presenze sullo sfondo, questo è vero, ma non è che comparivano spesso: zio Paperone, Paperina, i nipotini (peraltro impegnati in una loro storia a puntate sul mensile GM costruita con una filosofia analoga a quella di PKNA) erano stati tolti dal cast. La loro presenza limitava l’azione di questo nuovo Paperinik, ma erano nello sfondo, perché era per loro che Paperino indossava ogni notte la mascherina per affrontare gli evroniani o qualsiasi altra iper-minaccia trovava sul suo cammino: viaggiatori nel tempo, altri alieni, pazzi megalomani terrestri e tutto l’armamentario tipico del supereroismo, che però non era raccontato con la lente parodistica di Topolino, ma con quella epica e drammatica del genere di riferimento.

A ripensarci oggi quell’esperienza aveva anche i suoi bravi difetti, ma l’impatto che ebbe fu comunque devastante. E non fu l’unico esperimento che si trovava in edicola: la precedentemente citata Marvel Italia, per esempio, fece uscire pochi mesi più tardi Europa, una miniserie in quattro numeri con un supergruppo di supereroi italiani prodotta dallo stesso editore modenese.

Non credo che avrei mai acquistato quella miniserie senza PKNA. E sicuramente non sarei qui oggi a raccontarvi tutto ciò, cosa che magari qualcuno avrebbe anche preferito!

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il magazine di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di cui è editor-in-chief.
Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico.
Last but not least, è wikipediano.

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