Nel 1990, il fumettista e studioso del fumetto Scott McCloud sfidò il suo collega Steve Bissette a realizzare, come forma di esercizio, un fumetto di 24 pagine in 24 ore. La notizia si diffuse ad altri autori e autrici che decisero di affrontare la sfida-esercizio: un passaparola che coinvolse Dave Sim, Neil Gaiman, Erik Larsen e molti altri, tanto da spingere McCloud a creare un archivio online di tutti questi contributi. Nell’aprile del 2004, Nat Gertler, editore di About Comics, decise di espandere l’iniziativa e di renderla un appuntamento regolare, almeno fino al 2018. E sin dalla sua fondazione, l’iniziativa ha preso piede in diversi altri paesi del mondo, tra cui il nostro: proprio Lo Spazio Bianco, nel 2005, organizzò il primo 24 Hours Comic italiano con l’autorizzazione di McCloud e Gertler stessi. In questa prima edizione, coordinata da Andrea Plazzi e Alfredo Castelli, parteciparono artisti quali Carmine di Giandomenico, Sergio Gerasi, Davide Toffolo, Akab e molti altri ancora (raccolte nel volume 24HIC edito da Scuola di Fumetto). Dopo le successive tre edizioni sempre organizzate dal nostro sito e un altro paio organizzate dai fumettisti Sio, Dado e Bigio nell’ambito di pubblicazioni Shockdom, il progetto è stato infine recuperato nel 2026 dalla Scuola Internazionale di Comics di Brescia: sotto la direzione dei fumettisti Giacomo Jack Traini e Paolo Castaldi, un gruppo di studenti ed ex studenti (Monica “Toso” Tosoni (20 anni), Simone Micheli (20 anni), Patrick Codazzi (24 anni), Andra Mirea (23 anni), Mattia Marinoni (25 anni) e Federica Brugali (20 anni)), tra il 22 e il 23 maggio, ha realizzato ciascuno un fumetto di 12 pagine.
Lo Spazio Bianco, in qualità di media partner, presenta qui i risultati degli elaborati e una breve intervista agli autori e alle autrici su questa esperienza.

Ciao ragazzi e grazie del vostro tempo. Come prima cosa vorremmo chiedervi quali sono gli artisti che vi sono di ispirazione per il vostro percorso.
Monica “Toso” Tosoni: Anche se mi dedico all’illustrazione, ho sempre amato il fumetto, che disegno da quando ero piccolissima. I miei riferimenti storici sono soprattutto i fumetti di Bonvi, SturmTruppen, Lucky Luke, Asterix e Obelix e Lupo Alberto, di cui mio papà mi ha regalato l’intera collezione.
Simone Micheli:Il mio autore di riferimento è Leo Ortolani. Amo moltissimo Rat-Man per la sua comicità bizzarra e originale, così diversa dai classici supereroi.
Patrick Codazzi: Leggo soprattutto manga. Tra i miei autori e fumetti di riferimento ci sono sicuramente Akira di Katsuhiro Otomo, Dragon Ball di Toriyama e Ghost in the Shell di Masamune Shirow. In generale sono molto appassionato di fantascienza, ma seguo anche opere più recenti come Gachiakuta o Dandadan.
Andra Mirea: Per quanto riguarda il mercato italiano, la mia autrice di riferimento è Mirka Andolfo. Guardando all’estero, invece, punto molto sull’estetica manga: ne leggo tantissimi e in particolare adoro i shōjo.
Mattia Marinoni: Il mio primissimo approccio con il fumetto e i manga è stato con Dragon Ball, quindi tra i miei riferimenti c’è sicuramente Akira Toriyama; nel tempo ho anche approfondito le sue storie e il suo stile per carpirne i segreti. Con la scuola di fumetto ho scoperto e apprezzato anche molti autori francesi in stile bande dessinée, come Tintin o Asterix e Obelix. Se devo scegliere cosa leggere, però, preferisco principalmente i manga, soprattutto quelli degli anni ’90, e recentemente ho scoperto Masakazu Katsura, che trovo un grande autore con un bellissimo stile.
Federica Brugali: Per quanto riguarda i miei autori o fumetti di riferimento, devo ammettere che non ne ho di specifici: quando si tratta di cercare ispirazione prendo un po’ qua e un po’ là, mi considero molto eclettica.

Cosa ti aspetti dal mondo editoriale? Con quali prospettive affronterai il percorso fuori dalla scuola dei comics?
MT: Nel breve termine voglio capire quale sia la mia strada e il mio genere, o come diceva Bonelli, trovare la mia “zona di guerra”. In questo periodo mi sta interessando molto l’editoria scolastica, quindi penso che potrei iniziare a lavorare proprio in quel settore. A lungo termine, invece, il mio obiettivo è creare un mio albo illustrato o una graphic novel.
SM: Una volta finito il percorso alla scuola dei comics, ho in programma di frequentare diverse fiere del fumetto. Il mio obiettivo è mostrare i miei lavori ad autori che stimo e che si muovono nel mio stesso ambito comico, come Fraffrog e Sio.
PC: In passato ho realizzato una rivista autoprodotta insieme ad alcuni amici, ed è stata un’esperienza molto divertente che mi piacerebbe sicuramente rifare in futuro. Come prospettive generali, comunque, il mio obiettivo è riuscire a produrre fumetti miei o collaborare con una casa editrice, che sia italiana o straniera.
AM: Attualmente ho qualche progetto in cantiere. Innanzitutto sto cercando di mandare il mio portfolio a varie case editrici per riuscire a ottenere almeno una prima pubblicazione; non sto ancora pensando a pubblicare l’opera della vita. Se però dovessi pensare a un progetto definitivo, ho in mente una storia che mi porto dietro fin dai tempi delle superiori e che un giorno mi piacerebbe serializzare per bene.
MM: Al momento sto puntando su un paio di storie brevi (one-shot) da proporre a diverse case editrici; mi piace molto ad esempio Mangasenpai, che cura una linea di fumetti in stile “shōnen manga” ma di stampo europeo. Inoltre, nell’ultimo anno e mezzo/due ho realizzato diversi lavori di fumetto su commissione: uno di questi, che è sempre una storia breve, dovrebbe uscire a breve e sarà pubblicato su Webtoon. Per il futuro l’obiettivo è proprio questo: continuare a propormi.
FB: Il mio obiettivo futuro è sicuramente quello di intraprendere una carriera all’interno del mondo dell’arte, che sia fare fumetti o comunque disegnare; insomma, fare dell’arte la mia professione. Non ho ancora in mente un ramo specifico in cui inserirmi, però una cosa che mi è sempre piaciuta e che spero di riuscire a realizzare è poter pubblicare le mie storie e portare avanti i miei progetti. Quindi sì, ho in mente un futuro legato all’ambito editoriale.

Come è andata questa 24h? Cosa ti porti a casa da questa esperienza?
MT: Da questa esperienza mi porto a casa un bel fumetto (spero!) e l’avventura di aver provato a dormire senza riuscirci. Inoltre, mi porto dietro un grande lavoro sull’inchiostrazione: sto facendo un po’ di fatica adesso, ma sento che sto imparando davvero molto.
SM: Quest’anno è andata decisamente meglio rispetto alla scorsa edizione, dove ero riuscito a produrre pochissime tavole. Stavolta ce l’ho fatta a completare tutto il lavoro restando sveglio tutta la notte. È stata un’esperienza super positiva.
PC: Per molto tempo sono stato relegato al ruolo di storyboard artist, quindi questa 24 ore mi è servita innanzitutto per capire quante tavole effettive — anche solo a matita — io sia davvero in grado di realizzare, e per testare il mio livello attuale. In ogni caso è un’esperienza che mi ha portato a divertirmi e che mi ha lasciato una grande voglia di disegnare di più.
AM: Da questa 24 ore mi porto a casa tanta caffeina in corpo e pochissime ore di sonno, questo è sicuro! A livello tecnico, però, mi sento molto più veloce e sicura dei miei mezzi e sento di riuscire a destreggiarmi meglio con gli strumenti. Inoltre, sono finalmente riuscita a ottenere una sintesi e una stilizzazione del disegno che cercavo: un tratto che sia bello esteticamente, funzionale e semplice, perfetto per stare nei tempi.
MM: Da questa 24 ore mi porto a casa sicuramente un po’ di mal di schiena! In realtà sapevo già quali fossero i miei limiti e quanto riesco a produrre, perché tendo a spronarmi parecchio anche quando lavoro da solo. Però è sempre bello mettersi alla prova in contesti del genere. In più, visto che di solito lavoro quasi sempre in digitale, questa maratona è stata un’ottima occasione per tornare a disegnare un po’ sulla carta.
FB: Da questa 24 ore mi porto a casa l’esperienza intensa di aver realizzato queste tavole. Adesso spero proprio di riuscire a portarle a termine, in modo da avere in mano il volumetto finito!
Intervista realizzata con l’aiuto di Paolo Castaldi e Giacomo Jack Traini tra maggio e giugno 2026.




Scuola internazionale di Comics di Brescia
Dal 2009, la Scuola Internazionale di Comics di Brescia si distingue come un punto di riferimento per la formazione artistica, offrendo percorsi di studio che rispondono alle dinamiche evolutive dei linguaggi visivi. La scuola si dedica alla formazione di professionisti della comunicazione visiva, preparando animatori, illustratori, fumettisti e concept artists in grado di rispondere alle esigenze espressive del mondo moderno.
Con un’offerta formativa che comprende corsi triennali, annuali di specializzazione e masterclass innovative, la Scuola Internazionale di Comics offre agli studenti gli strumenti necessari per tradurre la loro immaginazione in un processo produttivo, dove il mondo simbolico prende vita in un racconto visivo e il pensiero si trasforma in un segno. I programmi didattici approfondiscono specifici ambiti del disegno, creando una competenza stratificata che si rivela fondamentale per il mercato del lavoro. Maria La Duca, Direzione didattica, afferma: “I mercati sono in continua evoluzione, ne conosciamo le sfide e le potenzialità e per diventare professionisti esistono gli strumenti per affrontarli con consapevolezza. L’offerta formativa è pensata per costruire propria dimensione professionale grazie alla costruzione di piani di studio personalizzati, che approfondiscano le inclinazioni personali sviluppandole in relazione alle richieste del mercato del lavoro.”
Oggi la figura del disegnatore è più che mai richiesta e ancorata alle necessità del mondo della comunicazione. Che si tratti di un illustratore, fumettista o animatore, questi professionisti sono capaci di comunicare in modo immediato e universale, trovando impiego in settori che spaziano dall’animazione delle campagne pubblicitarie alla comunicazione di campagne per il sociale, fino alla realizzazione di videogames. Marta Comini, Direzione artistica e progetti, sottolinea: “Incoraggiamo gli studenti al confronto con il mercato del lavoro tramite progetti specifici ideati e promossi in collaborazione con i nostri partner, favorendo così la sperimentazione di un mestiere complesso e di grande impatto comunicativo. Queste professioni sono composte da competenze tecniche e competenze personali; per fare questo lavoro è necessario saper fare e saper essere”.
L’obiettivo dei corsi è costruire un metodo progettuale e le competenze professionali necessarie per potersi inserire con soddisfazione nel mercato del lavoro. Il metodo di apprendimento è basato su pratica, simulazioni e lavori di gruppo. Tutti i docenti sono professionisti che lavorano ogni giorno fianco a fianco di clienti e agenzie. La scuola ogni anno sviluppa progetti multidisciplinari a stretto contatto con il territorio e il tessuto sociale, accogliendo le esigenze comunicative di enti, istituzioni e aziende, e traducendole in contenuti visivi grazie alle competenze degli studenti.
Da questa visione è nata una struttura organica, dove la didattica pura non poteva che essere accompagnata, sostenuta e alimentata dai progetti. Due grandi anime dell’Accademia che funzionano in relazione l’una con l’altra con l’obiettivo di dare una risposta, molto concreta e tangibile alla domanda “Disegnare è un lavoro?”. Si e i clienti pagano per farlo. La Scuola Internazionale di Comics a Brescia esiste per insegnare come fare.





