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Of Monsters and Comics: intervista a James Stokoe

11 Maggio 2026
Durante il Napoli COMICON 2026 abbiamo intervistato James Stokoe, ospite di Saldapress, editore italiano di molte sue opere come "Godzilla: The Half-Century War" e "Aliens: Dead Orbit".
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Negli ultimi quindici anni James Stokoe è emerso come uno dei disegnatori più poliedrici e creativi del panorama nordamericano, come si può vedere anche dal suo curriculum: il suo stile molto dinamico, che unisce influenze statunitensi, giapponesi (anni ‘80, da Otomo a Shirow) ed europee (in particolare quelle francesi di Metal Hurlant), è stato messo al servizio di storie divertenti e grottesche (Wonton Soup, Oni Press e in Italia Saldapress, oppure Sobek per ShortBox), storie d’azione e fantasy (Orc Stain, Image Comics), ma anche storie più riflessive o più horror. Tra queste ultimi vanno annoverate le opere forse più famose e potenti di Stokoe: Godzilla: La Guerra dei Cinquant’anni, un racconto che affronta il mito dei Kaiju attraverso gli occhi di un essere umano la cui vita è definita dal rapporto profondo e indissolubile con questa forza della natura; e Aliens: Dead Orbit, che riprende in maniera fedele le atmosfere orrorifiche del primo film.
Ospite al COMICON 2026 per Saldapress, che in Italia ha pubblicato quasi tutti i suoi lavori su licenza e creator-owned, abbiamo parlato con James Stokoe del suo percorso, dei suoi gusti artistici, del suo rapporto con questi grandi personaggi dell’immaginario collettivo, e delle sue opere creator-owned, sperando che la sua ultima fatica,
Orphan and the Five Beasts (Dark Horse) venga presto portato in Italia.

GodzillaHalfCentury

Ciao James, e grazie per il tuo tempo. Vorrei partire proprio dall’inizio della tua carriera: quando hai iniziato a pensare al fumetto e all’illustrazione come a un lavoro? Da dove è cominciato tutto?
Beh, disegno fumetti da quando ho memoria. Credo di disegnarli da prima ancora di leggerli davvero. L’idea del fumetto era già lì. Ci sono delle caramelle in Nord America chiamate Nerds, delle specie di buffi personaggini, praticamente piccole forme con un naso. Creavo grandi città piene di questi Nerds che si divertivano, e iniziavo a costruirci sopra piccole storie (ride)… avrò avuto circa cinque anni. Più avanti avevo un amico appassionato di carte collezionabili Marvel. Mi ci sono appassionato anch’io, e abbiamo iniziato a disegnare fumetti insieme. Da lì è cresciuto tutto. È sempre stato qualcosa che volevo fare. All’inizio non pensavo potesse diventare un lavoro, l’ho capito più tardi, ma sapevo che i fumetti dovevano pur venire da qualche parte, quindi dovevo imparare a disegnarli.

Il tuo stile è molto riconoscibile e personale. Mescola influenze diverse—non solo fumetto americano, ma anche elementi giapponesi ed europei. Cosa ha formato il tuo gusto, all’inizio e oggi? Da dove trai ispirazione?
Ho letto tantissime cose diverse. Da bambino avevamo una fumetteria vicino casa, ma non mi piaceva molto. Andavo invece in una libreria dell’usato e sfogliavo quello che la gente donava. Così ho letto un sacco di materiale casuale: fumetti di Aliens che qualcuno aveva scartato, per esempio. Credo che qualcuno abbia donato tutta la sua collezione di Silver Surfer, quindi ho letto molto di quello, insieme a Spider-Man e simili. Più tardi, al liceo, ho scoperto i manga, come Appleseed di Masamune Shirow. Crescendo ho scoperto anche artisti come Geoff Darrow, che mi hanno portato a Moebius. Insomma, ho saltato un po’ ovunque (ride). Anche internet ha avuto un ruolo importante. Sono cresciuto in un periodo in cui i forum erano molto diffusi, non so quanti se li ricordino… (ride)

Io sicuramente me li ricordo, ho conosciuto molte persone della scena fumettistica italiana proprio lì.
Esatto. Erano fantastici. Tutti condividevano quello che leggevano, quindi eri continuamente esposto a una grande varietà di stili da tutto il mondo. Questo ha avuto un’enorme influenza su di me.

Uno degli elementi distintivi del tuo lavoro è la presenza di mostri e creature fantastiche, tra elementi giocosi, horror, umoristici e grotteschi. Cosa ti affascina dei mostri e cosa rappresentano per te?
Semplicemente mi diverte disegnarli. Quando disegno un mostro, tendo a “scarabocchiare” finché non sembra giusto. È parte del fascino: non ci sono regole precise su come debba essere. Può essere completamente libero. Non devi pensarci troppo, è molto istintivo, ed è questo che mi piace. Allo stesso tempo, ci sono progetti come Alien, dove il design è molto specifico e definito, e devi capirlo davvero bene. È interessante in modo diverso. Ma in generale amo disegnare forme organiche, è divertente.

Sobek

Guardando alla tua carriera, dai primi lavori come Orc Stain e Wonton Soup, quest’ultimo pubblicato in Italia da Saldapress, ai progetti più recenti, hai spesso lavorato con editori come Image Comics, Oni Press e Dark Horse, ma anche con realtà più piccole o indipendenti, incluse campagne Kickstarter (Sullivan’s Sluggerso) ed editori molto piccoli (come Sobek, pubblicato da ShortBox). In un mercato spesso dominato da due grandi case, cosa ti ha spinto a lavorare soprattutto con editori indipendenti?
Se penso ai progetti Marvel, per esempio, tendono a essere più limitati. Non voglio parlarne in modo negativo, perchè ci lavorano persone fantastiche, ma la continuity dei supereroi non è mai stata qualcosa in cui mi sono immerso davvero. I miei contributi sono più del tipo “What if”, che da bambino mi piacevano molto. Quel tipo di progetti ti dà più libertà. Allo stesso modo, gli editori indipendenti più piccoli non si aspettano che tu segua una struttura rigida. Vogliono semplicemente che tu crei qualcosa, che ti diverta nel farlo e che lo renda il migliore possibile. Mi piace molto lavorare così.

Hai creato opere originali, ma sei anche noto per aver lavorato su franchise come Godzilla e Alien. Che rapporto hai con questi personaggi, e com’è stato lavorarci?
Sono entrambi cose che amo fin da quando ero molto piccolo. Sono cresciuto guardando film di Godzilla, quindi poterlo disegnare è stato come realizzare un sogno d’infanzia. Alien invece è stato diverso: è arrivato un po’ dal nulla. È stata la mia prima collaborazione con Dark Horse Comics. Ho proposto diverse idee, cinque o sei credo, e ne avevo anche una già disegnata, penso sia nella parte finale dell’edizione cartonata. Era più una storia d’azione, ma in quel periodo ne stavano facendo molte, quindi volevano qualcosa di più simile al primo film, molto claustrofobico e horror. Da lì è nato Dead Orbit. Non mi aspettavo scegliessero quella proposta, quindi ho dovuto capire velocemente come svilupparla. È stato un po’ stressante, ma in senso positivo.

AlienDeadOrbit

A proposito di Aliens: Dead Orbit, è molto fedele al tono del film originale, claustrofobico e horror. Cosa rappresenta per te la figura dell’Alien, e come hai costruito la storia?
Volevo mantenerla semplice. Il primo Alien è, alla base, una storia molto semplice, e mi piace lavorare con strutture del genere, come in Sobek, che parla di un coccodrillo gigante che deve andare da qualche parte… e basta. Credo che il primo film fosse stato descritto come “un gremlin sull’ala di un aereo”, un’idea molto diretta. Volevo restare su quella linea. Poi ho sperimentato un po’ con le linee temporali, facendole convergere e divergere, per rendere la narrazione più interessante nei singoli albi. Altrimenti sarebbe risultata troppo esile in formato seriale.

Tornando a Godzilla: qual è il tuo legame personale con il personaggio?
Ho iniziato a guardare film di Godzilla quando avevo sei o sette anni. Uno dei primi è stato Godzilla vs. Mothra, più giocoso, quasi da supereroe, rispetto al tono più cupo dell’originale. Più adatto ai bambini — o almeno in parte, come ho scoperto cercando di farlo vedere a mio figlio, che si è spaventato parecchio (ride). Mi affascina come il personaggio sia cambiato nel tempo. Ci sono tantissime interpretazioni: quella seria, quella da supereroe, quella come metafora della Guerra Fredda, fino alle versioni più recenti, molto diverse dalle precedenti. È incredibile vedere come un personaggio possa evolversi così tanto in quasi settant’anni.

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Godzilla: The Half-Century War è una delle mie storie preferite su Godzilla, e una delle più fedeli allo spirito del primo film, così come a Godzilla Minus One e Shin Godzilla. Un aspetto molto interessante è la prospettiva umana: la storia segue un personaggio per un lungo periodo. Come hai sviluppato questa scelta narrativa?
Credo di averla descritta inizialmente come una storia d’amore non corrisposto, cosa piuttosto strana per un fumetto o film di Godzilla (ride). Spesso si dice che nei film di Godzilla i personaggi umani non interessino, che si voglia solo vedere distruzione. Non sono mai stato d’accordo. La prospettiva umana è ciò che fa andare avanti la storia: se fosse solo Godzilla che distrugge cose all’infinito, diventerebbe noioso. Servono personaggi che reagiscano in modo significativo, che coinvolgano il lettore. Altrimenti sono solo edifici che crollano.

E nel racconto quel rapporto evolve: Godzilla passa da nemico a qualcosa di più simile a una forza della natura.
Esatto. In alcuni film, soprattutto dagli anni ’80, Godzilla è quasi come un disastro naturale, un uragano o un tifone. Ho trovato questa idea molto interessante e ho cercato di svilupparla: qualcosa che non puoi fermare davvero, solo prepararti ad affrontare.

Godzilla inferno

Hai lavorato anche a Godzilla in Hell, che è un progetto molto diverso. Com’è nato?
È iniziato con una mail molto strana da parte del mio editor. Il concept era insolito e ho deciso di affrontarlo un po’ come il manga Gon: niente dialoghi, solo seguire questa creatura aggressiva in uno scenario bizzarro. Era molto sperimentale. Ho anche creato un nuovo mostro, anche se alla fine somigliava più del previsto a Orga di Godzilla 2000 (ride).

Se potessi scegliere un altro personaggio su licenza su cui lavorare, chi sarebbe?
Nei fumetti direi Rogue Trooper di 2000 AD. Mi è stato proposto un paio di volte, ma non è mai andata in porto per questioni di tempi. Il lavoro di Colin Wilson su quella serie è incredibile. Per il cinema, direi che ho già lavorato su due dei miei preferiti: Godzilla e Alien. Mi ritengo soddisfatto così.

A cosa stai lavorando ora?
Ho appena finito il secondo volume di Orphan and the Five Beasts, e sto aspettando di sapere se ci sarà il via libera per un terzo.

Ho letto il primo volume e mi è piaciuto molto: quindi potrebbe esserci un terzo?
Grazie! Spero di sì. Stiamo aspettando di vedere come andrà l’edizione completa prima di decidere. Tra il primo e il secondo è passato un po’ di tempo, ho avuto due figli nel frattempo, quindi ero piuttosto impegnato (ride). Di recente ho ricevuto anche una mail interessante: non posso dire molto, ma potrei tornare su un mio lavoro precedente con un nuovo volume. È ancora presto, vedremo.

Intervista realizzata il 1° maggio al Napoli COMICON
Grazie a Rachele Bazoli di Saldapress per il supporto

James Stokoe

Stokoe

Fumettista canadese, nato nel 1985, ha iniziato la sua carriera collaborando ad antologie indipendenti e a opere come Wonton Soup (pubblicato da Oni Press). In seguito ha lavorato con Image Comics tramite Yosh Comics, collettivo formato con Corey Lewis, Brandon Graham e Marley Zarcone, prima di ottenere maggiore notorietà con Orc Stain (2010).
Ha collaborato con editori come Marvel Comics, Image Comics, Dark Horse Comics e IDW Publishing. Tra le sue opere più note ci sono Godzilla: The Half-Century War (2012–2013) e Aliens: Dead Orbit (2017). Nel 2022 ha lanciato la serie creator-owned Orphan and the Five Beasts.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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