Serializzato in Giappone dal 2021, primo posto della categoria shōjo della guida Kono manga ga sugoi! nel 2023 e con alle porte un adattamento anime per lo studio Science Saru, Jaadugar: A Witch in Mongolia era sicuramente uno dei manga più attesi dell’anno. La storia di Tomato Soup prende il via dalla città di Tus, in Persia, dove la giovane Sitara viene venduta come schiava per servire una famiglia di studiosi, ma presto si ritrova ad essere prigioniera dei Mongoli guidati da Tolui, quarto figlio di Gengis Khan, che durante il XIII secolo si mossero verso l’Asia centrale e nel Medio Oriente, conquistando e facendo crollare imperi e regni millenari. Grazie alle sue conoscenze in vari campi del sapere, Sitara (ora sotto il nome di Fatima) riesce a entrare nelle grazie dei suoi carcerieri e diventare domestica della moglie del Khan, progettando la sua vendetta nei confronti dell’impero e il suo progetto di recuperare il tomo degli Elementi di Euclide appartenuto alla sua famiglia.
In questo primo volume Tomato Soup riesce a gestire molto bene vari elementi del racconto, a partire dalla costruzione della protagonista, di cui sappiamo fin da subito background e intenti. A lei l’autrice affida un messaggio chiaro che, sebbene ripetuto in alcuni punti in maniera didascalica, diventa anche parte integrante del racconto e ne muove la progressione: lo scontro tra forza bruta (quella di alcuni elementi dell’impero Mongolo) e la conoscenza che Fatima ha acquisito sono trattati in una maniera tale da essere in grado di parlare anche del nostro mondo, di presentare una figura moderna, una donna che non si piega a un ruolo doppiamente predefinito dalla società (quello appunto di donna, ma anche di schiava). Attorno a questo, Tomato Soup crea anche un romanzo storico avvincente, ricco di colpi di scena ma anche di digressioni storiche (continuate negli inserti a termine del volume) che si legano alla voglia di conoscenza della protagonista.
Il ritmo del volume, quasi mai rallentato da questi approfondimenti, è molto veloce anche grazie allo stile dell’autrice, che unisce in maniera molto interessante influenze di Osamu Tezuka e di un manga più classico ai documenti storici di origine araba e persiana dell’epoca, caratterizzati da tratti semplici ma anche di attenzione ai motivi ornamentali: un contrasto interessante, a tratti un po’ straniante, tra la delicatezza del tratto e la violenza della storia.
Jadugaar – A Witch in Mongolia è una storia stratificata e intrigante, che dimostra tutta la duttilità della produzione manga contemporanea.
Abbiamo parlato di:
Jaadugar: A Witch in Mongolia
Tomato Soup
Traduzione di Silvia Ricci
J-Pop, 2026
192 pagine, brossurato, bianco e nero – 7,50 €
ISBN: 9788834939376


