Copertina Final

Io non mi arrenderò mai! – “Il Samurai d’acciaio” da Amianto Comics

Un fumetto che rivisita la storia di Hirō Onoda, che continuò a combattere per 28 anni ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra realtà e fantascienza.
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Il ‘900 è stato probabilmente il secolo più violento e rivoluzionario della Storia, in cui si sono succedute due guerre che hanno interessato il mondo intero, portando distruzione e morte per anni, grandi rivoluzioni politiche e sociali, innovazioni tecnologiche impensabili fino a poco tempo prima e una connessione tra le nazioni dei cinque continenti che stravolgerà le relazioni internazionali per sempre sotto il segno della globalizzazione.

Nel 1944, mentre si avvicina la fine della Seconda Guerra Mondiale (e con essa gli orrori immani che ha generato) sull’oceano Pacifico infuria senza sosta lo scontro tra gli USA e il Giappone. Il Paese del Sol Levante controlla ancora ampie zone dell’area: in particolare le Filippine, luogo strategico sia per i giapponesi che per gli americani, sono divenute teatro di battaglie tra le più sanguinarie dall’inizio del conflitto.
È proprio in questo contesto che il Tenente Hirō Onoda viene assegnato a un piccolo plotone sull’isola di Lubang, a pochi chilometri dalla capitale Manila. L’obiettivo ufficiale è sabotare il più possibile il fronte nemico, così da rallentarlo nell’avanzata. Onoda, però, porta con sé una misteriosa valigetta con su scritto semplicemente ‘K’, dalla quale dipendono le sorti della vittoria.

Il Samurai d’acciaio racconta la vita, onorevole e tragicomica allo stesso tempo, di Hirō Onoda, il più famoso dei soldati fantasma giapponesi e uno degli ultimi a essere scoperto. Perché Onoda continuò a combattere ostinatamente e a non credere ai messaggi di resa dell’Impero per quasi 29 anni dagli attacchi atomici su Hiroshima e Nagasaki. Il fumetto, realizzato da Alessandro BenassiFederico Galeotti e Matteo Polloni, unisce la realtà storica con elementi finzionali tratti a piene mani dall’immaginario pop nipponico.
Onoda viene incaricato dal suo Ufficiale e dall’Imperatore di realizzare un progetto segreto in grado di contrastare l’arma suprema che si crede stiano sviluppando gli americani. All’interno della misteriosa valigetta il Tenente trova una lettera in cui viene messo al corrente del piano: realizzare un robot gigante, un mecha corazzato e armato, dotato di un software in grado di pilotarlo autonomamente. Un samurai d’acciaio, per citare il titolo, che avrebbe decretato la sconfitta del nemico e la grandezza dell’Impero giapponese.

Tavola

Il plotone, tra un’operazione di sabotaggio e l’altra, accumula quanto più materiale possibile, senza sapere per cosa sarebbe servito, mentre Onoda cerca di decifrare il codice che avrebbe dato vita al gigante. Gli attacchi atomici sul Giappone, però, ne decretano la sconfitta e l’Imperatore Hirohito firma la resa incondizionata. Eppure, nonostante la notizia giunga in pochi giorni anche a Lubang, Onoda si convince che sia tutta propaganda del nemico e continua a lottare e a portare avanti il piano.

Hirō Onoda è letteralmente un samurai moderno, fiero e fedele ai suoi superiori e segue pedissequamente il bushido, anche a costo di isolarsi totalmente dal mondo e dai suoi stessi compagni. I pochi superstiti del plotone che rimango al fianco del tenente si vedono costretti a sopravvivere in condizioni estreme e a dover gestire la psiche di Onoda che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, sprofonda sempre più in una spirale in cui realtà e finzione si mescolano tra loro.

Tavola

Il disegno è estremamente funzionale allo sviluppo psicologico del protagonista. I due disegnatori, Galeotti e Polloni, utilizzano tecniche di disegno molto diverse tra loro. Le tavole di Galeotti tendono verso il realismo, le figure e gli ambienti sono molto dettagliati, c’è una prevalenza del nero e un’opprimente seppia che elimina lo sfondo bianco della pagina. Il segno, a tratti nervoso e strabordante oltre i limiti della vignetta, crea un’atmosfera sporca, opprimente e cupa.

Il bianco torna prepotente e luminoso invece nelle tavole di Polloni. I disegni sono molto più semplici, quasi infantili, e ci portano dentro un’aria onirica: in queste sequenze ci troviamo dentro vere e proprie rappresentazioni delle sensazioni e delle immagini mentali dello stesso Onoda. Ci sono inoltre diversi passaggi, in entrambe le due tipologie di sequenze, in cui le immagini vengono composte da simboli e segni grafici, come se si trattasse di illustrazioni in stile ASCII o in pixel art. Ne nasce una composizione alla ricerca di una certa stratificazione di sensi e significati. Simbolismi, metafore, meccaniche che cercano di portare il lettore dentro un viaggio che passa attraverso la psiche e a una serie di riflessioni filosofiche sul tema del dovere, della verità e della guerra.

Tavola

Le due soluzioni si alternano per buona parte del fumetto, saltando dalla realtà all’immaginazione, non sempre senza dolore. Può capitare di trovarsi disorientati dai frequenti cambi di stile, diametralmente opposti. Ne risente anche la linearità della trama. Si passa dalle sequenze reali ai pensieri e fantasie di Onoda, che spesso sono molto distanti da ciò che il fumetto raccontava appena una pagina prima, confondendo un po’ la narrazione.

Man mano che ci si avvicina alla conclusione, i cambi da una realtà all’altra si fanno sempre più frequenti, fino ad arrivare alla coesistenza dei due tratti sulla stessa tavola. Proprio qui ci si accorge che l’ostinazione e la follia del tenente hanno ormai raggiunto il picco e si svela la sua incapacità di separare la realtà dalla finzione. A fare da sfondo sempre il mecha, gigante silenzioso, ingombrante e perfettamente inutile, costato tanta fatica per realizzarlo e in grado di attivarsi solo nella mente di Onoda. L’effetto finale è interessante, ma non sempre a registro: l’impressione è che a un certo punto abbia vinto la costruzione sulla narrazione, con un risultato più freddo e distaccato di quanto avrebbe potuto, nonostante le sperimentazioni grafiche interessanti ed elaborate.

Tavola

In allegato a Il Samurai d’acciaio si trova una piccola storia, Il diario di Norio Suzuki, scritto sempre da Benassi e illustrato da Giulia Iori. Suzuki è un giovane giapponese che parte con l’obiettivo di ritrovare nelle giungle filippine Hirō Onoda. Personaggio realmente esistito, era un esploratore che si cimentò in diverse imprese per risolvere misteri o scoprire creature leggendarie. Morì nel 1986, a soli 37 anni, travolto da una slavina sui monti dell’Himalaya mentre era alla ricerca dello Yeti. Il diario è molto breve, appena 14 pagine, e segue per tappe la vita ribelle del giovane e le sue ricerche in giro per il mondo. I disegni di Iori sono puliti e graziosi, con i personaggi molto espressivi, non sacrificando dettagli e densità di elementi presenti in molte vignette. Il racconto ha un ottimo potenziale e spunti intriganti, ma finisce sacrificato dalla foliazione e dalla natura di “easter egg”.

Tavola

Il Samurai d’acciaio regala un’esperienza di lettura veloce e allo stesso tempo profonda e intrigante. Amalgama alla perfezione realtà storica con elementi di fantasia, e lo fa così bene che a momenti si crede davvero che il Giappone avesse in serbo un Gundam d’altri tempi per vincere la guerra. Oltre a divertire, riesce a dare una maggiore profondità dalla reale vicenda di Hirō Onoda, tentando di accendere un riflettore anche sul punto di vista dei filippini, che per anni hanno fatto i conti con il leggendario combattente giapponese che infestava le foreste tropicali. Purtroppo la questione resta marginale, appena accennata, mancando l’occasione di dar voce ad un lato della Storia quasi del tutto ignorata in occidente.

Abbiamo parlato di
Il Samurai d’acciaio, una vita di Hirō Onoda
Alessandro Benassi; Federico Galeotti, Matteo Polloni, Giulia Iori
Amianto Comics, 2025
178 + 14 pagine; brossurato, bianco e nero – 15,00 €
ISBN: 9788894716122

Domenico Rotella

Domenico Rotella

Classe 1998, originario di un piccolo paese delle montagne calabresi, ha studiato presso l’Università della Calabria (UNICAL) e laureato in Comunicazione con una laurea sul mercato editoriale dei manga in Italia. Attualmente vive a Roma e studia Editoria e Scrittura a La Sapienza. Divoratore di fumetti vari, predilige i manga. Appassionato di tutta la cultura Pop e delle sue varie forme creative ed artistiche.

Paolo Ferrara

Paolo Ferrara

Nato a Bologna, classe 1977, svolge diversi mestieri e frequenta corsi di fumetto, teatro, doppiaggio e un Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Insegna storytelling per varie realtà e associazioni e ha una cattedra di Storytelling per i Media presso IAAD Torino e Bologna.

Come freelance sceneggia (per cortometraggi, Mediaset, videogame per Tiny Bull Studios e qualche fumetto web), ha pubblicato opere di narrativa e narrativa per bambini ( Saga Edizioni, Epika Edizioni, La Strada di Babilonia, Delos Books, Milena Edizioni e Kalimat Group – editore degli Emirati Arabi Uniti- ).

Da più di 15 anni è conduttore e autore radio/podcast ( RadioOhm / SonoCoseSerie) e collabora come recensore e articolista per diverse riviste digitali e non (tra cui Lo Spazio Bianco).

È sceneggiatore della serie Chimere sull'app Jundo Comics e ha diversi progetti in arrivo in vari media: qualunque cosa pur di raccontare storie.

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