
Illustratrice ufficiale dell’Expo Comics and Games di Palermo, scrittrice ed insegnante d’arte, Aurora di Maria ci ha raccontato del suo rapporto con il pubblico dei festival, un rapporto che inizia spesso con una certa diffidenza ma che si trasforma in un’energia contagiosa non appena i visitatori scoprono il suo lavoro. Partecipare a fiere come questa, per Aurora, è soprattutto un’opportunità di crescita artistica e professionale, un’occasione per incontrare nuove realtà e osservare come gli eventi si evolvono nel tempo. Abbiamo anche parlato di come, in un mondo dove il fumetto sta vivendo una nuova centralità (anche al di fuori del contesto editoriale), il ruolo dei social media e delle nuove piattaforme si fa sempre più cruciale per autori come lei.
Aurora condivide con noi come, attraverso canali come TikTok e Instagram, riesca a connettersi con il suo pubblico, mostrando il processo creativo e portando il suo lavoro a un pubblico sempre più vasto e diversificato. Un’intervista, condotta presso la Fiera del mediterraneo in occasione del Expo Comics and Games di Palermo svoltosi tra il 24 ed il 25 aprile, che ci offre uno spunto di riflessione su come le fiere, i social e la passione personale si intrecciano per dare vita a nuovi progetti e storie.
Benvenuta su Lo Spazio Bianco, Aurora.
Che rapporto hai con il pubblico dei festival? Cosa significa per te partecipare a fiere come questa? E cosa ti ha trasmesso il Palermo comics in questa edizione?
Col pubblico dei festival c’è un rapporto inizialmente diffidente, però poi una volta che si avvicinano e vedono cosa so fare, i miei lavori, sono molto ispirati e molto interessati a quello che faccio. Alle fiere io partecipo perché l’ambiente innanzitutto mi piace, mi stimola anche artisticamente: mi piace vedere nuove realtà e come le fiere nel corso del tempo si evolvono.
Quest’anno mi piace molto il tipo di gente variegata che sta venendo in fiera e anche tanti tipi di persone diverse che frequentano, che si interessano, che si approcciano al mondo dei manga o al mondo della cultura pop giapponese. Alcuni sono incuriositi perché non li conoscono e vogliono saperne di più, altri vengono anche a cercare qualcosa di particolare, qualche chicca, qualche gadget che non si trova facilmente.
Negli ultimi anni il mondo del fumetto sta vivendo una nuova centralità anche fuori dal contesto editoriale, tra social, mostre, podcast e serie TV. Quanto e come cambia il vostro modo di raccontare e presentarvi come autori?
Mi ricordo che, quando ero bambina, i fumetti in pratica li leggevo in classe solo io; quindi per me era bello però mi limitava nelle amicizie.
Negli ultimi anni, con questo boom che c’è stato tra social, podcast, serie tv, anche persone che non conoscevano questa realtà si sono avvicinate, quindi anche i ragazzini più piccoli magari con i canali in streaming possono vedere anime e tra di loro fare più amicizie, essere più legati anche dal punto di vista di questa cultura particolare. Quando ero piccola io non era una cosa frequente, quindi si faceva più difficoltà a trovare un gruppo di amici con cui condividere le stesse passioni.
Per quanto riguarda il tuo lavoro, tu utilizzi questi canali – tipo TikTok, Instagram – per le pubblicità, fai delle dirette oppure dei video in cui disegni?
Sì, esatto, faccio dei video in cui disegno il speed painting oppure con gli sketch dei manga quando creo dei personaggi oppure quando disegno quelli già conosciuti di altri autori; poi metto la foto del disegno finito e poi, infine, quando ci sono eventi particolari come questa pubblicizzo il mio lavoro e la fiera.
Inoltre, poiché sono l’illustratrice ufficiale della fiera, faccio vedere anche quello che facciamo nel corso dei mesi per la preparazione: la preparazione dei disegni che faccio e che vengono pubblicati poi sul social ufficiale della fiera.
Il disegno è spesso visto come un linguaggio universale: quanto conta, secondo te, saper raccontare una storia “visivamente” prima ancora che narrativamente?
Saper raccontare una storia visivamente prima ancora che narrativamente, non è facile perché sono due linguaggi diversi, se un libro è scritto bisogna avere delle descrizioni dei personaggi, dei loro sentimenti o comunque lasciarlo intendere al lettore in qualche modo anche con dei dettagli. Il caso del disegno è da un lato più facile perché comunque c’è già l’impronta visiva che presenta il personaggio, l’azione, quello che sta succedendo; però bisogna avere una tecnica, deve essere un disegno ben fatto e il lettore deve capire subito immediatamente cosa sta succedendo in quella vignetta.

Puoi raccontarmi com’è nata questa passione e come l’hai coltivata nel tempo?
Io disegno da quando ero bambina, avevo quattro anni e mezzo, ero proprio piccola. Nel corso del tempo poi ho continuato a disegnare, a leggere fumetti. Dopo la scuola superiore ho frequentato per un periodo la scuola del fumetto dove ho imparato molte cose in più, molte tecniche dal punto di vista professionale, come si disegna una tavola insomma e tutte le tecniche particolari che da autodidatta magari ti sfuggono, se poiché non hai un insegnante che ti guida.
E poi, subito dopo, mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti, al corso di pittura, che mi ha dato una completezza artistica diversa dal fumetto, per cui ho approfittato di quello studio più classico per inserirlo nelle mie opere. E quindi quando vado a disegnare una cover di uno dei miei fumetti, oppure una fan art dei personaggi che mi piacciono, oltre a disegnarla in modo fumettistico, applico anche le competenze artistiche classiche della pittura, con le varie tecniche.
E qual è la tua tecnica preferita?
Al momento l’acquarello, infatti la maggior parte dei disegni sono di base acquarelli e poi sopra vado a disegnare, a ritoccare con altre tecniche. Con i marker, oppure col digitale, vado a ritoccare e poi li preparo per la stampa.
Cosa cerchi oggi in una storia a fumetti, come lettori lettrice prima ancora che come autore (autrice?)? E quali sono gli stimoli più forti che ricevi dalla scena contemporanea?
Intanto la trama deve essere avvincente, quindi di base se la trama è noiosa io penso che il lettore potrebbe anche scartarla.
Quindi io stessa, come ricerca mia personale, anche quando scrivo una nuova storia, cerco di renderla più accattivante possibile, perché a me piace quel genere, anche tanti generi mischiati tra loro, dark fantasy, fantasy romance, insieme al fantasy. Insomma, mischiare più generi per adesso va tantissimo ed è anche secondo me la scelta migliore perché può piacere a più fasce di persone, così che qualcuno che vuole il romance magari diventa un fan.
Pensi che manifestazioni come questa possano rappresentare una buona vetrina per il vostro lavoro? E in che modo contribuiscono alla crescita di un autore o di un progetto?
Penso che queste manifestazioni possano ampliare il pubblico e quindi anche le persone che non ci conoscono possono vedere cosa sappiamo fare. Oltre a me, comunque, ci sono tanti tipi di artisti, quindi ogni artista ha il suo metodo, la sua tecnica, il suo stile, quindi può piacere a qualcuno e magari non a qualcun altro. Le manifestazioni pubbliche sono fatte proprio per questo, per farsi conoscere dal pubblico e per avere una completezza anche a livello professionale: il confronto con altri artisti può portare a una completezza, perché qualcuno sa fare una cosa può insegnare ad altri o comunque può influenzare altri a farla in un certo modo.
Grazie per il tuo tempo, Aurora.
Intervista realizzata dal vivo al Expo Comics and Games di Palermo il 25 aprile 2025
Aurora Di Maria
Aurora Di Maria, appassionata di disegno sin da bambina, scopre il mondo dei fumetti a 11 anni, e iniziando a inventare storie e personaggi, durante l’adolescenza, crea le sue prime storie.
Laureata al corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti, Aurora ha frequentato anche la Scuola del fumetto, dove ha affinato la tecnica fumettistica.
“Tienimi per mano” è la sua prima opera seriale, attualmente in corso, di cui una parte già entusiasticamente apprezzata dal pubblico del web, ed edita da Tora Edizioni.
