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Cinque pezzi difficili: il McGuffin del suicidio

1 Marzo 2018
Mattia Ferri e Mattia Boglioni sceneggiano per McGuffin Comics “Liberati dal male”, un’antologia fumettistica dedicata al difficile tema del suicidio.
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L’etichetta di autoproduzione fumettistica McGuffin Comics, fondata dai bresciani Mattia Ferri e Mattia Boglioni, ha esordito nel 2016 con due antologie a tema: In Mass Media Res, dedicata al potere dei mezzi di comunicazione, seguita da Il cimitero degli amori perduti, di tema sentimentale.

Due banchi di prova indubbiamente interessanti: ancor più coraggiosa, però, la scelta di cimentarsi con un tema delicato come quello del suicidio, con “cinque pezzi difficili” che sviscerano altrettanti possibili aspetti del fenomeno in un efficace registro drammatico. Decisamente d’impatto la cover di Laura Mondelli, come pure il titolo che, non senza una certa provocazione, va a rovesciare il verso conclusivo del “Padre nostro” cristiano: non “Liberaci dal male” ma “Liberati dal male”, la scelta del suicida che, nell’ottica delle fedi tradizionali, si va ad arrogare un potere che è solo di Dio.

La prima storia, di Boglioni, analizza il caso più cerebrale della cinquina, il suicidio come esperimento filosofico, punto di arrivo di un tarlo nichilistico (non a caso, il brano si apre con una citazione di Schopenhauer). I disegni di Martina Bonanni, puliti e nitidi, con netti contrasti chiaroscurali su una griglia a prevalente sviluppo orizzontale, si sposano bene al deviato razionalismo del protagonista, anche se nelle pieghe della narrazione c’è spazio per credere che lo scienziato abbia anche problemi personali che lo motivano al suo gesto estremo.

Di Boglioni sono anche la terza e la quinta storia, che rappresentano due suicidi di tipo più comune, punto di arrivo di una solitudine desolante nel primo caso, e di un’ossessione psichica nel secondo. Due percorsi comunque indivualmente differenti, la cui diversità è ben marcata dagli stili dei diversi disegnatori: Matteo De Santis per la terza con uno raffinato stile che, opportunamente, richiama le ballate tristi dell’underground, mentre la quinta vede la linea chiara dal segno nervoso e arruffato di Fra Bzz, che nel complesso rende bene l’inquietudine della psicosi strisciante nel protagonista.

Le storie di Ferri sono invece la seconda e la quarta: l’unica, quest’ultima, davvero sul suicidio, dato che la seconda è un’efficace riflessione sull’eutanasia, anche se naturalmente non manca chi – oggi forse in diminuzione – continua ad associare i due aspetti. Per il discorso eutanasico, efficace la scelta di una storia muta, disegnata da Elettroteppa con un segno minuzioso – che scava impietoso nella sofferenza esausta della malattia terminale – e una griglia regolare di taglio orizzontale, basata su asettici, spietati toni di grigio, freddi come la prigione medicalizzata che intrappola il soggetto animato artificialmente contro la sua volontà.

Sempre di Ferri anche la quarta storia, dove il suicidio è causato da un confuso senso di colpa e di vuoto esistenziale, atteso come illusoria liberazione, non cancella le pesanti responsabilità del protagonista.  I disegni di Giacomo Traini sono anche in questo caso ben associati, cupi e angosciosi, con forti contrasti chiaroscurali e un netto prevalere dei neri.

L’editrice si richiama a un noto espediente cinematografico teorizzato da Alfred Hitchcock, il McGuffin, consistente in un oggetto che diviene un’ossessione per i protagonisti, ma è in sé irrilevante. Volendo, potremmo teorizzare che il suicidio diviene un McGuffin per i protagonisti di queste storie. Vedono in esso la soluzione di tutti i loro problemi, ma si tratta di una soluzione solo apparente: il suicidio certo cancella il groviglio di colpe e sofferenze di una esistenza, ma lo risolve? Libera davvero dal male? Il fumetto non prende una precisa posizione, evitando facili moralismi, ma suscita domande al lettore e lo sfida a riflettere.

 

Abbiamo parlato di:
Liberati dal male
Mattia Ferri, Mattia Boglioni, Giacomo Traini, Elettroteppa, Fra Bzz, Mattia De Santis, Martina Bonanni, Laura Mondelli
McGuffin Comics, 2017
64 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,00 €

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

(Collaboratore esterno) Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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