I conigli sono degli animali estremamente prolifici, quasi leggendari nel loro tasso di riproduzione, tanto che Leonardo Fibonacci proprio grazie a questi simpatici roditori scoprì la serie che oggi porta il suo nome: 1 1 2 3 5 8 13 21 e così via, e dove ogni numero è la somma dei due precedenti.
È però stupefacente notare quanto sia pervasiva all’interno della natura questa serie numerica: possiamo ritrovarla, per esempio, nella disposizione dei semi dei girasoli 1, nella struttura dei carapaci delle tartarughe, nelle spirali delle conchiglie. O, ancora, nelle galassie a spirale 2.

Viaggiando nell’universo
La materia galattica, infatti, ruota intorno al suo centro realizzando, spesso, delle strutture spiraleggianti, bracci di materiale solido e gassoso che prendono delle forme descrivibili proprio grazie alla serie di Fibonacci mentre cadono verso il centro, fagocitate lentamente da un oggetto apparentemente assurdo ma assolutamente reale che porta il nome di buco nero supermassiccio. All’interno di ogni galassia a spirale 3 si trova proprio un buco nero 4, che al tempo stesso rappresenta il motivo dell’esistenza 5 e il destino ultimo di strutture come la nostra Via Lattea, al cui centro si trova Sagittarius A* 6.

Con quest’ultima fatica fumettistica Grant Morrison, mescolando la classica ispirazione supereroistica e kirbyana con gli spunti reali arrivati allo sceneggiatore scozzese dalle sue frequentazioni hollywoodiane, costruisce una storia che è un po’ un dramma esistenziale, un po’ una parodia del mondo del cinema, un po’ una grande storia di fantascienza. Il confronto tra creatura e creatore, qui realizzato semplicemente con la descrizione alternata delle loro rispettive avventure, avvicina da un lato i due protagonisti, entrambi anti-eroi, e dall’altro li allontana per motivazioni e potenziale, creativo o distruttivo in base agli stimoli esterni che si trovano ad affrontare.
Tra finzione e realtà

Molto efficace, poi, l’epifanica orgia notturna di Spass, una composizione disordinata di vignette, istantanee che si sovrappongono, in netto contrasto con la struttura ordinata della pagina successiva, che porta alla presentazione della prima bozza della sceneggiatura al manager. L’ordine, però, è solo momentaneo: Spass perde i sensi, e il suo manager viene trasfigurato da Irving fino a diventare il personaggio di un fumetto di Bill Sienkewickz, mentre è evidentemente ispirata a Jim Steranko l’illustrazione in cui viene annunciato al protagonista l’inoperabile tumore al cervello che sembra condannarlo.
Su tutto, poi, spicca la rappresentazione di Sagittarius A*, che forse non sarà precisa come quella di Gargantua in Interstellar, ma risulta incredibilmente inquietante ed efficace, anche grazie al confronto con il pianeta-prigione che orbita, piccolissimo, ai limiti dell’orizzonte degli eventi. E da cui, ovviamente, Max Nomax riesce a sfuggire uscendo, semplicemente, dalla classica “tana del coniglio” in un percorso inverso rispetto alla ben più nota Alice e molto più simile a quello di un demone che, sfuggito all’inferno, si appresta a concludere un drammatico patto.
È, Nomax, una variazione di King Mob, protagonista de Gli Invisibili, altra serie indipendente scritta da Morrison per la Vertigo sul finire degli anni ’90 del XX secolo: come Mob, anche Nomax è in guerra contro entità superiori, quasi divine, rappresentate da Irving nel secondo numero evidentemente ispirandosi ai Warpsmith di Alan Moore e Garry Leach.

Il nodo viene sciolto dall’arrivo degli agenti federali: la realtà entra nel mondo fantastico di Spass e rende vera la fantasia. Non ci sono più dubbi: Nomax è reale, così come il proiettile inserito nella testa del terrestre: è, in effetti, l’ennesimo proiettile morrisoniano, dopo quelli in Crisi Finale e ne Il ritorno di Bruce Wayne, ma questa volta è anche un bandolo di informazioni sulla storia di Nomax che si fa strada attraverso la mente di Spass, continuando così l’ambiguo gioco tra storia creata da una mente e storia creata dai suoi protagonisti.
In ultima analisi Grant Morrison, partendo dalla semplice idea di voler scrivere una storia sul mondo di Hollywood, costruisce un’avventura che, sulla falsa riga di Joe the Barbarian, si interroga sulla “storia” stessa e sulla sua forza creatrice.
Abbiamo parlato di:
Annihilator ## 1-2
di: Grant Morrison, Frazer Irving
Traduzione di Paolo Accolti Gil
Italycomics
32 pagine, spillato, colore – 3.50€
ISBN #1: 9788865462003
ISBN #2: 9788865462041
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Vogel H. (1979). A better way to construct the sunflower head, Mathematical Biosciences, 44 (3-4) 179-189. DOI: http://dx.doi.org/10.1016/0025-5564(79)90080-4 ↩
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Mack D.R. (1990). The magical Fibonacci number, IEEE Potentials, 9 (3) 34-35. DOI: http://dx.doi.org/10.1109/45.101398 ↩
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Antonucci R. (1993). Unified Models for Active Galactic Nucle and Quasars, Annual Review of Astronomy and Astrophysics, 31 (1) 473-521. DOI: http://dx.doi.org/10.1146/annurev.aa.31.090193.002353 ↩
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Urry C.M. (1995). Unified Schemes for Radio-Loud Active Galactic Nuclei, Publications of the Astronomical Society of the Pacific, 107 803. DOI: http://dx.doi.org/10.1086/133630 ↩
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Ferrarese L. (2000). A Fundamental Relation between Supermassive Black Holes and Their Host Galaxies, The Astrophysical Journal, 539 (1) L9-L12. DOI: http://dx.doi.org/10.1086/312838 ↩
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Hamaus N., Paumard T., Müller T., Gillessen S., Eisenhauer F., Trippe S. & Genzel R. (2009). Prospects for testing the nature of Sgr A*’s near-infrared flares on the basis of current very large telescope – and future very large telescope interferometer – observations, The Astrophysical Journal, 692 (1) 902-916. DOI: 10.1088/0004-637X/692/1/902 ↩
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Hawking S.W. (1974). Black hole explosions?, Nature, 248 (5443) 30-31. DOI: http://dx.doi.org/10.1038/248030a0 ↩
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Gravett P. (2008). De Luca and Hamlet: Thinking Outside the Box, European Comic Art, 1 (1) 21-36. DOI: http://dx.doi.org/10.3828/eca.1.1.3 ↩

