Tex Willer, un tassello dell’identità italiana

Tex Willer, un tassello dell’identità italiana
La casa d'aste Little Nemo di Torino presenta per i 70 anni di Tex un catalogo di materiali rari sul Ranger di casa Bonelli. Presentiamo l'introduzione al volume firmata da Giuseppe Pollicelli.

Per l’occasione dei 70 anni di vita editoriale di la Little Nemo di Torino, la principale casa d’aste italiana specializzata in fumetto e illustrazione, ha organizzato nel capoluogo piemontese il 5 ottobre 2018 un’asta con materiali rari e rarissimi riguardanti il personaggio, nonché con tavole originali di vari autori. Il catalogo, scaricabile liberamente in formato pdf, presenta un’introduzione di Giuseppe Pollicelli che riportiamo per gentile concessione.

tex-asta-little-nemo-e1538570381354_Approfondimenti Nel replicare recentemente, sul Corriere della Sera, a un discutibile articolo firmato per Il Fatto Quotidiano dal critico d’arte Tomaso Montanari, Ernesto Galli della Loggia ha opportunamente e lucidamente evidenziato come l’identità di un Paese (nel caso specifico quella dell’Italia) non consista, come goffamente sostenuto da Montanari, in un “identico” («uguaglianza assoluta, corrispondenza esatta e perfetta»), bensì in un “unicum”. «Certo gli italiani, come del resto quasi tutti i popoli d’Europa, sono dei sanguemisto», scrive Galli della Loggia, «ma fino a prova contraria solo qui e non altrove, solo in questo spazio geografico, Normanni e Bizantini, Arabi ed Ebrei, Greci e Longobardi, Latini e Franchi, le loro lingue e le loro culture hanno avuto modo di mischiarsi e incrociarsi in una maniera così peculiare. Egualmente solo nella Penisola sono nate una miriade di prestigiosissime produzioni letterarie guarda caso scritte tutte in una sola lingua, l’italiano».

Rimanendo in tema di identità italiana, e in particolare di come quest’ultima si sia andata precisando dal secondo dopoguerra a oggi, non è esagerato affermare che un tassello di essa – piccolo quanto si vuole ma certo indicativo – consista in un fumetto western che esce ininterrottamente (venendo costantemente acquistato e letto ogni mese da migliaia e migliaia di lettori) dal 30 settembre del 1948, cioè da settant’anni esatti.

Il fumetto in questione è quello che ha per protagonista Tex Willer ed è fuor di dubbio che la sua vicenda editoriale (pur riscuotendo Tex un buon successo anche in altre nazioni del mondo) costituisca un fenomeno pienamente e squisitamente italiano. Su tale fenomeno – di cui questo catalogo dà conto attraverso la riproduzione grafica sia di alcuni tra gli albi più importanti di Aquila della Notte sia di opere originali realizzate dai tanti maestri del fumetto cimentatisi nel corso del tempo con il ranger ideato da Bonelli e Galleppini – molte analisi sono state prodotte, talora anche estremamente valide, e in effetti risulta difficile dire intorno a Tex qualcosa che non sia stato già detto, produrre un’osservazione davvero nuova e originale. Sta di fatto che, come per tutte le cose che sfuggono alla norma e si collocano nella sfera dell’eccezionalità, il perdurante e clamoroso successo di Tex serba, e serberà sempre, un che di non spiegato e forse di non razionale, un quid inafferrabile e inesplicabile. Un po’ come la fortuna de La Settimana Enigmistica in un Paese che non ha, né purtroppo ha mai avuto, un rapporto formidabile con la lettura e con la propria lingua.

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GUIDO BUZZELLI, Tex. Studio dei personaggi. Matita, china e acquerello su cartoncino, cm 46×28.

Di sicuro c’è – è il caso di riaffermarlo – che il diffuso apprezzamento nei confronti di Tex e la conseguente presenza del ranger e dei suoi comprimari nell’immaginario collettivo nazionale sono parti di quel complesso mosaico che possiamo chiamare “identità italiana”. Non sarà perciò un esercizio inutile, qui, il sottolineare (o forse il ribadire) alcuni fattori certi del successo settantennale di Aquila della Notte.

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SERGIO CAVALLERIN. Tex. Omaggio Plurimo, acrilico su tela e pistole in metallo

Intanto una constatazione: Tex è riuscito nell’impresa di riassumere in sé, diventandone dapprima il più carismatico e in seguito l’unico esponente, tutto un genere narrativo, il western, che in Italia, a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo e per i tre decenni successivi, è stato quasi egemone nel veicolare – specie attraverso il fumetto e il cinema – l’avventura, l’esotismo, l’ignoto, fino a essere soppiantato in tale ruolo da generi altri, in primo luogo la fantascienza nelle sue numerose declinazioni.
Tex ha saputo resistere alla crisi irreversibile del western grazie alla sua intrinseca forza mitopoietica (merito soprattutto di quel gigante del fumetto e del racconto che è stato Gianluigi Bonelli) e alla sua sintonia con i gusti e il carattere degli italiani, riuscendo un po’ alla volta a far sì che un intero genere, appunto il western, fosse identificato con lui.

Con lui e con i film di Sergio Leone, che – differentissimi da Tex nell’approccio alla materia ma non meno potenti (anche grazie alle sublimi musiche di Morricone, così come Bonelli si è molto giovato del tratto assieme classico e innovativo di Galep) nel generare mitologie e nel regalare all’immaginario collettivo scene e personaggi memorabili – continuano non a caso a raccogliere legioni di spettatori a ogni nuova messa in onda pur essendo stati replicati un’infinità di volte, eternamente contemporanei come ogni classico.
E dunque come Tex. Tra i cui massimi punti di forza non si può non citare la brillantezza e la modernità dei dialoghi (anche questo merito esclusivo di Bonelli, il cui testimone è stato poi ottimamente raccolto da professionisti del calibro di suo figlio Sergio, Claudio Nizzi e Mauro Boselli); la sfaccettata personalità di protagonisti e figure di contorno; la varietà delle ambientazioni e la duttilità mostrata da Aquila della Notte (e dai pards) nel calarvisi; l’originalità dei tanti antagonisti; la presenza (decisiva in un prodotto seriale) di situazioni ricorrenti – per esempio le ironiche schermaglie verbali tra Tex e Kit Carson – talora capaci persino di divenire proverbiali, come la reiterata consumazione, in scalcinati saloon, di bistecche alte tre dita ricoperte da una montagna di patatine fritte e innaffiate da fiumi di birra ghiacciata.

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ROBERTO DE ANGELIS. Tex. Tracce d’inverno, matita, acquerello e tempera bianca.

Nell’eccitazione e nell’entusiasmo, non solo legittimi ma doverosi, per lo strepitoso traguardo tagliato nel 2018 da Tex, non si può tuttavia tacere, né sottovalutare, un fatto inedito che va necessariamente messo in collegamento con il concetto di identità italiana. Per la prima volta dopo settant’anni sembra stia venendo a mancare il ricambio generazionale, finora sempre verificatosi, tra i lettori del ranger. Seppur totalizzando ancora adesso numeri da record tra l’inedito e le ristampe, Tex viene ormai letto raramente da persone con un’età inferiore ai quarant’anni. Il personaggio, al pari di altre figure mirabili generate dal fumetto italiano come Diabolik o Dylan Dog, seguita a essere riconosciuto da quasi tutti, ma le nuove generazioni, con una decisa accentuazione della tendenza tra quelle nuovissime, non sembrano più essere attratte da lui, non avvertono più l’esigenza e il piacere di immergersi nelle sue avventure (peraltro impreziosite da uno staff di disegnatori sempre più ampio e qualitativo).

C’è insomma il rischio che un frammento dell’identità nazionale, ovvero la consuetudine con quegli albi di Tex di cui il presente volume offre un’ampia panoramica, si riduca progressivamente fino al venire meno della sua rilevanza nel contesto dei consumi culturali degli italiani. Se questo dovesse davvero accadere, allora saremmo di fronte a qualcosa di non molto lontano da una “mutazione antropologica”. L’eventuale sparizione di Tex dall’orizzonte degli italiani non va considerata come un fatto meno pregno di significati della sparizione delle lucciole (peraltro, poi, mai davvero avvenuta) di cui poeticamente parlò Pasolini quasi cinquant’anni or sono.

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