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Non sono solo fumetti (indie): intervista a Gabriele Di Fazio

20 Dicembre 2025
Attivo da anni nella divulgazione del fumetto indipendente internazionale, abbiamo intervistato Gabriele di Fazio, mente dietro Just Indie Comics.
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Attivo da più di trent’anni nell’ambito della divulgazione e critica (anche se questo termine non gli piacerà) del fumetto indipendente in Italia, Gabriele Di Fazio ha attraversato vari momenti: dall’epoca delle fanzine a quella dei blog, dalla scrittura su vari siti web e riviste, fino ad arrivare a un proprio sito web per poi tornare a una newsletter cartacea. Di Fazio è la mente dietro a Just Indie Comics, un progetto nato nel 2013 per parlare di fumetti indipendenti internazionali e che nel tempo è cresciuto e cambiato, diventando un sito di vendita di quegli stessi fumetti un po’ strani, un po’ pazzi, un po’ audaci che Di Fazio ama. Dal 2015 è nato il Just Indie Comics Buyers Club, un abbonamento disponibile fino alla fine dell’anno che permette di ricevere alcuni fumetti nel corso dell’anno successivo, in base all’abbonamento scelto, selezionati dallo stesso Di Fazio. Suggerendovi di aderire alla campagna, che si conclude il 31 dicembre, e di fare un giro sul sitoper scoprire fumetti di cui probabilmente non avete mai sentito parlare, vi lasciamo con l’intervista che gli abbiamo fatto per parlare del suo percorso e dei suoi progetti.

Ciao Gabriele e grazie per il tuo tempo.
Come prima domanda vorrei chiederti di cominciare dall’inizio, ovvero quando hai iniziato a leggere fumetti: quali sono stati i primi fumetti che ti hanno influenzato e quali sono stati poi quelli che ti hanno portato nel mondo indie e underground, principalmente nordamericano, di cui hai trattato insieme a Giuseppe Marano fondando la fanzine Underground.
Penso di aver iniziato a leggere i fumetti come tanti della mia generazione, ossia con quello che si trovava in edicola. Prima Topolino e simili, poi pian piano i Bonelli, con Tex, Zagor, Mister No, Martin Mystère e, quando uscì, Dylan Dog. E anche Alan Ford, ovviamente: all’epoca uscivano le ristampe e comprai tutte le storie di Magnus e Bunker. D’altronde l’edicola era una tappa fissa per me, andavo ogni giorno a vedere cosa era uscito di nuovo. L’ossessione vera arrivò quando tornarono i fumetti Marvel in Italia, con la Star Comics e la Play Press. Ricordo ancora l’esperienza di trovare il nuovo numero dell’Uomo Ragno o dei Fantastici 4, con dentro anche gli X-Men di Chris Claremont e John Byrne e il Daredevil di Frank Miller. Credo che siano state queste storie per me indimenticabili a farmi amare per sempre il fumetto, anche se personalmente non disdegnavo nemmeno cose più artigianali come lo Spider-Man di Bill Mantlo, Al Milgrom e soci.
Per quanto riguarda il passaggio a un fumetto più raffinato, per così dire, è sempre stata fondamentale l’edicola e in particolare le riviste. Penso in particolare alla rivista Corto Maltese, che comprai perché all’interno c’erano gli spillati di Superman: the Man of Steel di John Byrne ma che ospitava anche Watchmen e Arkham Asylum. Oppure le riviste della Comic Art, come All American Comics, che metteva insieme Rom e fumetti come American Flagg e Time2 di Howard Chaykin, o Horror, dove cominciarono a uscire i fumetti “per adulti” della DC Comics come l’Hellblazer di Jamie Delano o lo Swamp Thing di Alan Moore. E poi lo stesso Star Magazine della Star Comics, pur essendo “la rivista degli eroi Marvel”, dava spazio a recensioni di fumetti indipendenti che uscivano negli USA e che cominciai a scoprire sempre di più. E così, con il mio amico Giuseppe Marano, cominciammo a setacciare le fumetterie di Roma alla ricerca di qualche fumetto più “strano”, fino a scoprire i vari fumetti indipendenti e a procurarci albi in lingua originale di Robert Crumb, Peter Bagge, Daniel Clowes, ecc., che cercavo di leggere pur padroneggiando soltanto in parte l’inglese. O anche cose più assurde, che compravamo un po’ a caso. Forse proprio la scoperta di Hate di Peter Bagge e Eightball di Daniel Clowes è stata cruciale, a pensarci bene. Da lì venne poi l’idea di fare una fanzine nostra, dove parlare di tutto ciò che ci piaceva, basandoci sugli stessi fumetti e sulle poche fonti che avevamo, come il Previews, la rivista Wizard e, soprattutto, il Comics Journal. Underground nacque come una fanzine dedicata soltanto ai fumetti ma passò a occuparsi di controcultura in generale, trattando anche di b-movie, teorie della cospirazione e altre amenità che ci piacevano all’epoca. Appena scoprivamo qualcosa che ci piaceva ne parlavamo o cercavamo di approfondirla. Era tutto molto spontaneo, tenendo conto che quando uscì il numero zero di Underground, nel 1991, io avevo appena 14 anni.

Mondounderground

Dopo hai lavorato su molte altre riviste, ma soprattutto dopo questa esperienza è arrivato internet: siamo negli anni 2000, le fanzine e le riviste di analisi, recensioni e critica di fumetto scompaiono, trasferendosi sul web. Lo Spazio Bianco nasce nel 2002, Just Indie Comics nasce come blog nel 2013: come è stato per te trasferire la tua precedente esperienza dalla zine al web? E che anni erano quelli per parlare di fumetto underground su internet? Che tipo di pubblico ti sei trovato davanti?
Io nella vita ho sempre fatto altri lavori, non ho mai campato di fumetti e non ci campo neanche adesso. Anzi, come immaginerete, i fumetti sono più una spesa che altro. Nel 2013, quando ho lanciato Just Indie Comics su Blogspot, venivo da un periodo in cui ero fermo da un po’, per un motivo o per l’altro le mie precedenti collaborazioni erano finite e mi stavo annoiando. L’idea di lanciare un blog mi venne dopo un Crack!, il festival che si tiene ogni anno a giugno al Forte Prenestino di Roma. Vedere tutti quei disegni, quei fumetti e quell’arte in generale – e soprattutto l’energia che la gente dedicava a tutto ciò – mi fece venire voglia di riprendere a fare qualcosa. E così circa un mese dopo quel Crack! decisi di lanciare il blog. Fu una cosa fatta quasi per gioco, non avevo particolari idee su dove andare a parare. Anche il nome venne un po’ a caso, andai su Blogspot per registrarlo con il titolo Just Like Comics ma era già preso, tra l’altro da un tizio che aveva fatto un solo articolo se non sbaglio. Così decisi di cambiarlo sul momento, non so nemmeno come mi venne Just Indie Comics sinceramente, è un nome che secondo me funziona, ma che non mi fa impazzire. Più che altro l’ho scelto dando alla parola “indie” il significato che aveva in ambito musicale negli anni ’90, riferendomi cioè all’indie rock, senza pensare che nel 2013 l’indie stava diventando qualcos’altro, e che nel fumetto indicava più le cose dell’Image che della Fantagraphics. D’altra parte è anche vero che Just Underground Comics o Just Alternative Comics sarebbero state soluzioni piuttosto cacofoniche.
Per quanto riguarda il pubblico, beh, all’inizio un pubblico proprio non c’era, perché nessuno conosceva il blog. Poi pian piano cominciai a pubblicizzarlo su Facebook, Twitter e Tumblr e qualcuno arrivò. Però ecco, era un po’ frustrante come situazione, perché gli italiani che mi seguivano erano pochi e si trovavano a leggere recensioni o articoli su fumetti che in Italia era difficile procurarsi, mentre per farmi seguire dagli stranieri dovevo tradurre i post in inglese ma con grosso dispendio di tempo ed energie e risultati non esaltanti dal punto di vista linguistico, trattandosi di traduzioni di articoli originariamente scritti in italiano. All’inizio comunque ero seguito più negli States che in Italia, anche perché parlavo per lo più di fumetto americano.

Zoo 5 cover r

Dopo tanti anni a parlare di, approfondire e recensire fumetti indipendenti e underground, hai deciso nel 2015 di aprire un sito e, oltre alla scrittura, hai aggiunto la distribuzione di questi fumetti, in fiera e online. In particolare, da 11 anni hai lanciato Just Indie Comics Buyers Club, che per chi non lo sapesse è un abbonamento disponibile fino alla fine dell’anno che permette di ricevere alcuni fumetti nel corso dell’anno successivo, in base all’abbonamento scelto. Gli abbonati avranno inoltre diritto a uno sconto del 10% su tutto il materiale acquistato dal sito e ai festival. Prima di tutto vorrei chiederti quando hai deciso di fare questo salto e perché. E inoltre vorrei sapere come selezioni i fumetti da presentare agli appassionati?
La scelta si ricollega a quanto detto prima, ossia che io parlavo in italiano di fumetti che in Italia leggevamo in dieci, a voler essere generosi. Era l’epoca in cui erano usciti da poco Michael DeForge, Simon Hanselmann, Noah Van Sciver, tutti autori che poi sarebbero stati pubblicati in Italia ma che allora non conosceva nessuno. Ed era un po’ frustrante parlare di cose che nessuno conosceva davvero, se non avendole viste su internet. Quindi il negozio online nasce dall’esigenza di uscire da questa dimensione quasi onanistica, dando anche agli altri la possibilità di leggere ciò che mi piaceva senza doversi salassare tra spese di spedizione e dogana, che erano l’ostacolo principale per chi voleva ordinare dagli USA o dal Canada. All’inizio l’approccio era molto semplice: invece di ordinare una copia di un fumetto solo per me, pagandolo a prezzo pieno e sobbarcandomi le spese di spedizione che spesso ammontavano al doppio del costo del fumetto stesso, prendevo più copie come rivenditore, quindi con lo sconto, tra l’altro trovandomi a pagare delle spese di spedizione più o meno simili a quelle che avrei pagato ordinando un solo fumetto. Quindi era un affare, sostanzialmente. Poi nel tempo il progetto è mutato e si è ampliato e ora è diventato parte del negozio online della libreria Risma di Roma.
Il Buyers Club nacque pochi mesi dopo il negozio online con l’idea di far conoscere nuovi fumetti agli appassionati. È un’idea semplice, quella del tipico subscription service che magari andava di più con la musica che con il fumetto, perché era una pratica delle etichette discografiche di una volta. Però nel mio caso era perfetta, perché mi dava modo di far leggere cose sconosciute a un pubblico più vasto di quello che le avrebbe effettivamente scelte sul sito. Ed era inoltre un modo per supportare case editrici o autori che mi piacevano. Non ho mai raggiunto grandi numeri, però i fumettisti o gli editori sono tuttora contentissimi di ricevere una mail da un tizio italiano che gli chiede una ventina di copie del loro fumetto! Adesso è in corso il preorder dell’undicesima edizione, di cui sono particolarmente fiero perché partirà con un fumetto autoprodotto indiano, Zoo #5 di Anand, e il #4 di Cashiers du Cinéma, un’antologia che usa il fumetto e la scrittura per parlare di gente che lavora nelle sale cinematografiche. Credo che siano dei titoli davvero atipici, che escono dal seminato, per così dire. E uscire dal seminato è proprio l’obiettivo del Buyers Club.

In questo senso, quanto sono importanti per te le fiere e come scegli quelle a cui andare? Dal 2017 al 2019 hai anche organizzato un tuo festival, il Just Indie Comics Fest. Cosa ti ha spinto ad affrontare questa sfida, che esperienza è stata per te e soprattutto come mai non l’hai continuata successivamente, nel post pandemia?
Le fiere sono sempre state importantissime perché mi hanno dato modo di conoscere altri appassionati di fumetto come me, nonché i lettori e i “clienti” di Just Indie Comics. Tanti sono presenze costanti e con il passare del tempo sono diventati degli amici veri e propri. La scelta dei festival a cui partecipare è dettata non solo dal gusto personale ma anche e soprattutto, e aggiungerei purtroppo, dalla logistica, perché come dicevo all’inizio ho un altro lavoro e non posso prendermi tutte le ferie per partecipare ai festival, che sono sì divertenti ma anche impegnativi. E poi qualche volta voglio andare in vacanza per davvero! Quindi vado per lo più ai festival su Roma, e scelgo uno o due festival fuori Roma durante l’anno, cercando anche di cambiare perché mi stufo a fare sempre le stesse cose.
Nel 2022 e nel 2023 ho esordito come espositore a Lucca Comics ed è stato interessante portare i fumetti di Just Indie Comics al padiglione Napoleone, ma non credo che sia un’esperienza da rifare. Preferisco dedicarmi a festival più piccoli, più curati e in qualche modo più “giusti”, come per esempio A Occhi Aperti a Bologna, dove ho fatto un bookshop piuttosto nutrito sia nel 2025 che l’anno precedente. Penso che per motivi sia logistici – Bologna è la città del fumetto in Italia, questo è chiaro – che curatoriali sia il festival ideale per Just Indie Comics, quindi finché mi inviteranno e io potrò andarci continuerò a farlo. Mi piacerebbe andare sempre al Ratatà e al Treviso Comic Book Festival, due festival che amo, ma nel 2025 non ci sono riuscito purtoppo. Di sicuro mi trovate sempre all’Arf! e al Crack!, che sono i due più comodi per me che abito a Roma. Il Crack! poi per me è imperdibile, perché è un festival che ti fa scoprire sempre cose nuove, di cui a volte su internet non c’è nemmeno traccia. Ha degli ospiti internazionali pazzeschi, che vengono letteralmente da tutto il mondo, una cosa che non capita con facilità agli altri festival.
Per quanto riguarda il Just Indie Comics Fest, il festival nasce da un’idea di Serena Schinaia e Donato Loforese di Studio CoCo a Roma, che mi hanno praticamente costretto a organizzarlo. Io sono sempre un po’ restio a lanciarmi in nuove imprese, perché tra il lavoro, il sito, il negozio online e il Buyers Club è già tanto che riesco a fare tutto ciò senza impazzire. Però alla fine mi hanno convinto ed è una cosa che ho organizzato con loro insieme ad altri amici. Quando, dopo la pandemia, Studio CoCo ha lasciato la sua sede fisica, che era la sede del Just Indie Comics Fest, la cosa si è chiusa lì perché era nata in quel determinato contesto e ho fatto fatica a ripensarla altrove. Magari prima o poi succederà, chissà.

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Hai visto crescere il pubblico in questi anni? E in generale, in un mondo in cui si producono sempre più fumetti, pensi che le persone sentano il bisogno di una curatela nella selezione di fumetti interessanti da leggere, o almeno di strumenti per orientarsi? In questo senso, il tuo è un lavoro editoriale vero e proprio, che punta sul raccontare i fumetti che scegli. Un lavoro che spesso gli editori stessi non fanno…
Rispetto agli inizi sì, il pubblico sicuramente è cresciuto, ma da un po’ credo si sia abbastanza stabilizzato. Io non mi faccio troppa pubblicità, non punto alla crescita, non ho mire espansive. Per me questo è un hobby e nell’ambito degli hobby ho sempre avuto ammirazione per quei progetti che riuscivano a rimanere costanti negli anni anche se in pochi se li filavano. Perché sono capaci tutti a fare qualcosa quando si ha l’apprezzamento del pubblico, invece sfido io a continuare a portare avanti sempre lo stesso progetto quando nessuno ti si fila! In questo senso il mio modello è John Porcellino, che da oltre trent’anni porta avanti la sua serie autoprodotta King-Cat e una distribuzione di fumetti chiamata Spit and a Half, che ha più volte abbandonato, chiuso, riaperto, minacciato di chiudere. E intanto sta ancora lì. Quindi direi che miro alla costanza più che alla crescita, perché, se il mondo ci costringe a progredire in mille ambiti della vita, almeno in una cosa che per me è un hobby voglio essere libero di rimanere sempre uguale. O persino di regredire, se ne ho voglia.
Sulla curatela e sul fatto di raccontare i fumetti, sì, secondo me può servire a orientare il lettore, soprattutto per fargli conoscere cose nuove. Questo sarebbe l’obiettivo principale del sito e del negozio, perché a me non interessa fare critica – anche perché non sono un critico – ma parlare di ciò che mi è piaciuto leggere, distribuendolo in Italia e in Europa se è possibile. Mi piacerebbe dedicarmi molto di più a questo, soprattutto con la scrittura, ma purtroppo mi scontro sempre con la mancanza di tempo.

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Parlando di editoria, nel 2025 hai sperimentato ancora qualcosa di nuovo, producendo Mulinex: come dici sul tuo sito, “un po’ fanzine, un po’ rivista, un po’ antologia”. E’ un esperimento destinato a ripetersi, una nuova direzione in cui vuoi portare Just Indie Comics, e che in un certo senso ti riporta al punto in cui tutto è iniziato? In generale credi che ci sia un ritorno di interesse per questo tipo di produzioni?
Allora, innanzitutto specifico che Fulvio Risuleo e io siamo dei semplici rappresentanti, anzi, colgo l’occasione per ringraziare ancora la Mulinex per averci dato la possibilità di promuovere la sua bellissima rivista. Evidentemente alla Mulinex sono grandi fan di Just Indie Comics e hanno voluto realizzare questa pubblicazione ibrida capace di dare spazio a fumettisti che negli anni sono stati da me distribuiti, trattati, selezionati. Senza contare che dentro Mulinex ci sono anche articoli, interviste, poesie, fotografie. Non so se ce n’era bisogno, ma sicuramente è una pubblicazione unica, in quanto traduce in italiano fumetti che difficilmente troverebbero spazio nel catalogo di un editore. Mulinex si ripeterà senz’altro, ma non sappiamo ancora se nel passato, nel futuro o – più probabilmente – in un tempo indeterminato in cui esistono X numeri di Mulinex. Di più per ora non posso dire. Anzi, un’ultima cosa la dico: se vi interessa Mulinex procuratevene subito una copia perché non ne sono rimaste tante, e una ristampa mi sembra piuttosto improbabile. Almeno da quello che mi dicono dalla Mulinex.

Al contrario di tanti altri che parlano di fumetto, da molti anni sei molto parsimonioso, per non dire distante, dai social: hai preferito focalizzarti sul sito e sulla carta, lanciando una newsletter cartacea da inviare con i volumi di Just Indie Comics. In un mondo così legato ai social, forse dipendente da essi, cosa ha guidato questa tua scelta? Hai mai avuto l’impressione di essere penalizzato in un qualche modo? E quale è invece, al contrario, il punto di forza di questa scelta?
I social li uso perché sarei un pazzo a non farlo, però hai ragione, li frequento con parsimonia e un certo distacco, che è anche aumentato man mano che i social sono diventati sempre più pervasivi. Questo discorso si collega a quanto detto prima a proposito del concetto di crescita e di progresso: i social sono infatti uno strumento per farsi conoscere, ma io sono contento così come sto, non ho bisogno di farmi conoscere a tutti i costi. Non fraintendermi, se qualche nuovo appassionato viene a sapere di Just Indie Comics sono sempre contento, ma mi dà fastidio il concetto di dover sgomitare sui social, di farmi spazio tra gli altri profili, o addirittura a scapito di altri progetti, altre idee, altre realtà, come se fosse una gara a chi si promuove di più. Capisco chi lo fa per lavoro, per carità, ma dato che per me è un hobby non ho bisogno di promuovermi a tutti i costi. E quindi lo faccio in modo limitato ed essenziale, non solo per una questione di principio – anche perché a volerne fare una questione di principio uno non dovrebbe proprio starci, su certi social – ma perché lo trovo noioso. Inoltre il fatto di veder dipendere il proprio ipotetico “successo” dalle dinamiche di determinate piattaforme appartenenti a mega corporation votate soltanto al profitto mi lascia perplesso se non disgustato. La newsletter nasce proprio da questo ragionamento, ossia dall’idea di creare una comunicazione privata e per così dire segreta con i lettori, un contenuto che non è disponibile né viene pubblicizzato o venduto su internet. Infatti dopo i primi post per farla conoscere ho tolto ogni traccia della newsletter da internet, ora quando esce viene semplicemente inviata agli abbonati, agli acquirenti del sito, o consegnata a mano in strada e ai festival a chi è interessato o potrebbe esserlo. 

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Quale è secondo te lo spazio del fumetto indipendente nel panorama editoriale di oggi, quali le prospettive interessanti con cui attualemente guarda il mondo? Lo chiedo anche alla luce di quello che dicevo prima, un mondo in cui si fanno tanti fumetti e in cui se ne possono conoscere ancora di più se si osservano le produzioni di varie nazioni.
Il fumetto indipendente è la speranza del fumetto. Oggi come sempre. Ciò che viene pubblicato dalle case editrici e va nelle librerie diventa prima o poi merce, prodotto o genere. Si veda quel che è successo con il graphic novel, che ora mi sembra qualcosa da combattere invece che da sostenere come si faceva una volta. Quindi credo che il fumetto indipendente sia l’unico territorio di libertà dall’omologazione di contenuti, stili e formati. In particolare sottolinerei l’idea del formato e della durata di un fumetto, perché trovo senza senso che ora tutti i fumetti debbano avere 200 o più pagine. Il bello del fumetto indipendente e autoprodotto è proprio quello che può permettersi di fare uscire degli agili spillati di poche pagine, che uno può leggersi al bagno in un’unica “seduta”.
Per quanto riguarda le prospettive future, come al solito negli USA ci sono giovani autori che si ribellano alle tendenze dominanti del mercato realizzando opere fresche e innovative nei contenuti e nel linguaggio. Adesso c’è una scena di ventenni a New York che è incredibilmente ricca e variegata. Però tante cose nuove stanno arrivando da altri paesi, e la mia idea per il futuro è cercare di guardare di più alla produzione di paesi periferici rispetto a quelli di cui siamo abituati a parlare.

Infine, visto che siamo alla fine dell’anno, vorrei chiederti tre fumetti indipendenti (ma anche più mainstream, se vuoi) del 2025 da recuperare, e tre a cui invece guardi con grande attesa per il 2026.
Per il 2025 vi segnalo tre titoli: Ms. Understood di Juliette Collet (Neoglyphic Media), Big Gamble Rainbow Highway di Connie Myers (Cram Books) e The Devil’s Grin vol.1 di Alex Graham (Fantagraphics). Per sapere perché li ho scelti e per qualche altro titolo vi rimando al solito post riepilogativo dell’anno appena trascorso, ovviamente su Just Indie Comics. Per quanto riguarda i fumetti che aspetto di più per il 2026, potrei citare tanti autori che  dovrebbero far uscire qualcosa di nuovo ma i fumetti che aspetto di più sono quelli degli autori che ancora non conosco. Mi piace essere sorpreso, infatti.

Intervista realizzata nel dicembre 2025

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Gabriele Di Fazio (a sinistra) con Fulvio Risuleo (a destra)

Gabriele di Fazio

Nato a Roma nel 1977, negli anni ’90 si autoproduce con Giuseppe Marano la fanzine Underground, di cui Tunnel Edizioni ha pubblicato il “best of” Mondo Underground. In seguito collabora con quotidiani, riviste e siti web, tra cui La Repubblica, Rockerilla, Time Out Roma e Fumettologica. Nel luglio del 2013 inaugura il blog Just Indie Comics su Blogspot, che poco dopo diventa un sito web. Nel 2015 lancia una distribuzione di fumetti alternativi, attiva online e ai principali festival italiani. Dal 2017 al 2019 ha organizzato a Roma tre edizioni del Just Indie Comics Fest. Cura un abbonamento annuale, il Just Indie Comics Buyers Club, giunto alla sua undicesima edizione.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

Rodolfo Dal Canto

Rodolfo Dal Canto

(Bergamo, 1993) Si avvicina al fumetto leggendo Topolino e PK, se ne allontana e ci ritorna verso la fine delle superiori. Si è laureato in Italianistica a Bologna con una tesi su come il fumetto può raccontare processi di trasformazione urbana (con i professori Pezzarossa e Sebastiani). Ha conseguito un dottorato all'Università dell'Aquila sul fumetto italiano contemporaneo. Scrive di fumetti anche per le riviste Limina, La Balena Bianca e nella rubrica dedicata alla nona arte del mensile Blow Up. È membro del gruppo di ricerca SnIF (Studying ’n’ Investigating Fumetti). Si interessa di distopia e post-apocalittico, assenza di futuro, spazi urbani, spettri e altre cose che gli mettono ansia. Vive a Bologna.

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