X-O Manowar: la genesi dell’universo Valiant

X-O Manowar: la genesi dell’universo Valiant
Star Comics rilancia uno degli eroi più rappresentativi del mondo Valiant in questa miniserie firmata da Robert Venditti, Cary Nord e Lee Garbett in cui vengono rinarrate le origini del mito di Aric e della sua potente armatura.

X-O-MANOWAR_03_Recensioni Aric di Dacia è un guerriero che nell’anno 402 d.C. si batte insieme all’armata visigota di Alarico I contro l’impero romano per la libertà del suo popolo. È questa però l’ultima battaglia del valoroso soldato che, rapito insieme a molti compagni da dei misteriosi alieni, viene condotto alla Vigna, la colonia dove questi schiavizzano i prigionieri costringendoli a lavorare nei grandi giardini in cui cresce una pianta che venerano come sacra; solo l’armatura di Shanhara, che conferisce a chi è degno di indossarla poteri oltre ogni immaginazione, può aiutarlo a conquistare la libertà.

La miniserie è un reboot di quella originale pubblicata nel 1992, scritta dal duo Jim ShooterSteve Englehart, con Barry Windsor-Smith come principale autore grafico.

sceglie per questi primi otto issues uno stile narrativo a due velocità: più riflessivo nei primi quattro e più orientato all’azione nel secondo gruppo. Le peripezie di Aric prima di acquisire l’armatura sono raccontate in maniera dettagliata, rappresentando nelle diverse scene un percorso tortuoso, attraverso cui il protagonista giunge a contatto con l’artefatto alieno in maniera del tutto fortuita, in controtendenza rispetto a quanto narrato originariamente.

Nell’incarnazione anni ’90, infatti, l’armatura rappresentava la chiave per la fuga di Aric dalla Vigna, avendo ricevuto da un altro detenuto istruzioni dettagliate per il suo recupero. Venditti aggiunge invece un forte elemento di casualità, mettendo Aric al cospetto del manufatto alieno al termine di una disperata rivolta. Probabilmente questa operazione di ret-con toglie qualcosa al protagonista, che di fatto viene “semplicemente” scelto dall’armatura senza avere voce in capitolo. Se da un lato dunque la rappresentazione delle angherie e delle privazioni cui è sottoposto Aric aiutano a creare pathos, dall’altro la tensione accumulata non trova adeguato sfogo nella risoluzione, che risulta piuttosto debole.

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Arriva Ninjak

Nel secondo volume, l’ingresso in scena di Ninjak spariglia le carte, rendendo tutto il racconto più sincopato e meno compassato di quanto visto nel primo ciclo. Oltre al mercenario creato da Mark Moretti e Joe Quesada, risulta decisivo anche il ruolo di Alexander Dorian, un agente agli ordini del concilio alieno che ha vissuto in segreto sulla terra sotto sembianze umane.

Il triangolo Aric-Ninjak-Alexander è il volano attraverso cui Venditti snocciola una trama molto ben articolata, senza peraltro sacrificare scorrevolezza e facilità di lettura.
Si intravede un lavoro di introspezione sui personaggi, soprattutto di Aric che comincia a prendere coscienza della sua estraneità rispetto al mondo moderno. Funziona pure il rapporto di attrazione-repulsione che si instaura fra lo stesso Aric e Ninjak, costruito sulla falsariga dei buddy movies, con tanto di scambi al vetriolo fra i due. Tramite la storia di Alex veniamo invece a conoscenza dell’invasione silenziosa degli alieni, elemento ben giocato ai fini dello sviluppo del racconto, e che promette bene anche per lo svolgimento futuro della trama.

Qualità altalenante

Anche riguardo ai disegni notiamo una resa altalenante sui due volumi, ma in maniera inversa rispetto alla bontà della narrazione.

X-O-MANOWAR_01_Recensioni Cary Nord, coadiuvato da Stefano Gaudiano alle chine, svolge un lavoro eccellente. Le doppie splash che aprono e chiudono il volume sono il biglietto da visita perfetto per lo stile di Nord: precisione nel tratto, cura dei dettagli e della prospettiva, regia attenta nella scelta delle inquadrature. Quando l’azione è più concitata si può poi apprezzare la gestione dei corpi dei personaggi: Aric con indosso l’armatura assume pose plastiche e spettacolari.

I colori di Moose Baumann sono piuttosto brillanti e si sposano perfettamente con lo stile di Nord. Particolarmente vivide le sequenza alla Vigna, qui i colori sgargianti rendono molto bene l’idea del design di architettura e vegetazione aliene, nonché delle fisionomie degli alieni stessi.

Quando alle matite arriva Lee Garbett, però, i risultati non sono così entusiasmanti: il passaggio dal segno preciso e pulito di Nord a quello più confuso di Garbett risulta doloroso.
La resa è altalenante, tanto riguardo alla fisionomia e alla recitazione dei personaggi, quanto nel design delle ambientazioni, che si presentano piuttosto spoglie e povere di particolari, tanto che anche i colori di Baumann qui appaiono quasi più spenti.

Fuori dal tempo

Uno degli spunti più interessanti della genesi di X-O Manowar è senza dubbio l’epicità del percorso del protagonista Aric. Soffermandosi sulle caratteristiche fondanti del personaggio non si può non rimanere affascinati da un eroe che compie le sue gesta in un mondo che non è più il suo, grazie ai poteri derivanti da un’armatura dall’origine sconosciuta.

Questo alone di mistero che avvolge l’armatura Manowar, mistero tanto per Aric quanto per gli stessi alieni della Vigna, rende unico e originale un personaggio che altrimenti avrebbe condiviso alcune delle sue peculiarità con altri eroi a fumetti, come Iron Man, per il naturale riferimento all’armatura, o Thor, per il fatto di essere un antico guerriero che agisce nel mondo odierno.

Si tratta comunque di un personaggio in grado di appassionare anche il lettore digiuno di universo Valiant, ciò a riprova della bontà dell’operazione , che ristampando gli spillati in formato paperback fornisce una lettura certamente più immersiva e appagante, puntando su un personaggio forte per il rilancio delle collane Valiant.

Abbiamo parlato di:

X-O Manowar – Chi di spada
Robert Venditti, Cary Nord, Stefano Gaudiano, Moose Baumann
Traduzione di Antonio Solinas
Star Comics, dicembre 2017
112 pagine, brossurato, colori

X-O Manowar – L’arrivo di Ninjak
Robert Venditti, Lee Garbett, Stefano Gaudiano, Moose Baumann
Traduzione di Antonio Solinas
Star Comics, dicembre 2017
112 pagine, brossurato, colori

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