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Kappa Boys, da Star Comic a Giochi Preziosi, nel segno del manga

La nascita di un nuovo editore e' sempre un evento degno d'attenzione, specie se l'editore fa capo a una delle societa' d'intrattenimento piu' floride d'Italia. Il lancio di GP Publishing,...
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Kappa Boys, da Star Comic a Giochi Preziosi, nel segno del mangaDa a Giochi Preziosi. Un passaggio per certi versi “epocale”, che segna la separazione con l’editore che più di tutti, assieme a Granata Press, ha creato il fenomeno manga in Italia. Come si è verificato questo divorzio e la conseguente collaborazione con GP? In particolare, visto che si sono diffuse le voci più disparate, quali sono state le tempistiche?
Bé, grazie per l’epocale, anche se mi pare un po’ esagerato. In questo periodo, soprattutto, si sono verificati eventi ben più epocali di quello che – tutto sommato – è poco più che un trasloco. Comunque, come è andata, è presto detto. Di rientro dalla scorsa Lucca Comics & Games 2008, Kappa e Star Comics si sono confrontate sugli obiettivi e sulle prospettive. Dopo qualche settimana di considerazioni, abbiamo dovuto constatare che la divergenza di opinioni su fattori considerati fondamentali da entrambe le parti non avrebbe portato risultati positivi, e così alla fine di novembre ci siamo salutati.
A quel punto nell’ambiente si è diffusa la notizia della separazione, e così Kappa ha ricevuto un paio di offerte di collaborazione molto interessanti da due direzioni molto diverse. Abbiamo scelto quella che si trovava più in linea col nostro modo di pensare, e che offriva maggiori possibilità di diffusione del fumetto giapponese, specie in un momento in cui avevamo la sensazione che fosse proprio l’abitudine a portare il manga a una flessione di popolarità, cosa che avrebbe portato entro breve alla nascita dell’ennesima sotto-nicchia editoriale.
E così, già all’inizio del 2009, eravamo lì a progettare un piano editoriale manga per un nuovo editore, .
Alcuni scherzano sul fatto che ce ne siamo “andati di casa” dopo 18 anni, e in effetti la coincidenza è curiosa e perfino azzeccata. Sembra quasi che il service editoriale legato a Kappa sia diventato ‘adulto’ e abbia deciso di non rimanere per sempre sotto lo stesso tetto. Chissà, magari è proprio così, ma se è avvenuto, è stato a livello inconscio: forse non ci tenevamo a diventare dei “bamboccioni”, come disse un certo ministro qualche anno fa, riferendosi a persone abbondantemente adulte che continuano a vivere sotto il tetto materno per tutta la vita.
Scherzi a parte, come si è visto, è filato tutto liscio sia per una parte, sia per l’altra. Penso che ci possiamo dichiarare entrambi soddisfatti e proseguire nei reciproci percorsi come semplici buoni concorrenti.
Dopotutto, l’anno scorso è stato un periodo di grandi cambiamenti, per quanto ci riguarda, e la stessa si era separata dal precedente distributore per poter essere meglio diffusa anche nelle fumetterie. Dato che abbiamo ottenuto buoni risultati, dal 2010 riprendiamo finalmente a produrre, dopo aver passato tutto il 2009 a riproporre il nostro catalogo.
A volte le separazioni fanno bene, non vanno viste solo come eventi ‘drammaticì, bensì come indice di cambiamenti. E i cambiamenti portano all’evoluzione, che è sempre una cosa positiva. Ricordi la nostra separazione da Granata Press, all’inizio degli Anni Novanta? Sembrava chissà che, ma poi tutti si sono abituati all’idea: Granata continuo’ a operare secondo il proprio metodo, noi secondo il nostro. Suppongo che avverrà questo anche stavolta. Mi sembra naturale e, appunto, tutt’altro che epocale.

Conoscete chi si occuperà del settore manga Star Comics dopo di voi? Che consigli sentite di dargli?
Sì, li conosciamo ovviamente. Non penso che abbiano bisogno di ulteriori consigli, visto che mi pare sappiano benissimo quello che stanno facendo. Inoltre una larga fetta di loro è stata ‘svezzatà proprio da noi, quindi ritengo che i lettori Star possano stare tranquilli sulla qualità del lavoro.
Più che consigli, vorrei approfittare dell’intervista per una richiesta pubblica: sarebbe apprezzabile da parte loro chiarire che l’incidente legato a One Piece 51 non fu generato dai (bravissimi e collaudatissimi) Emilio Martini e Vanna Vinci, bensì dai loro nuovi collaboratori (la parte che non ho mai avuto il piacere di conoscere). Sarebbe stata sufficiente una semplice errata corrige – nei numeri successivi di One Piece, o anche nell’edizione riveduta e corretta dello stesso volume 51 – che chiariva che quegli errori di traduzione e di adattamento non erano responsabilità dei ‘nostrì Martini & Vinci. Così, invece, due professionisti noti in Italia e all’estero si sono visti riversare addosso colpe non loro. Mi scuso ancora se approfitto dell’intervista per fare questa richiesta accorata, ma credo sia doveroso nei confronti di due collaboratori che hanno sempre fatto il proprio lavoro nel migliore dei modi.

Star Comics ha perso voi e Capone a stretto giro. L’impressione è di un ridimensionamento in corso; come vedete il futuro della casa editrice?
Radioso, come sempre. Ho decantato per anni i pregi di Star Comics, e non me li rimangio di certo ora solo perché adesso siamo concorrenti. Riconfermo tutto quello che ho sempre detto: una struttura leggera e dinamica, a conduzione familiare, e con tipografia annessa, può permettere di assorbire i peggiori scossoni del mercato e destreggiarsi nel mare in burrasca, come è sempre avvenuto in questi anni. Se Star saprà continuare a focalizzarsi su questi elementi, ha tutte le carte in regola per rimanere sul mercato altri diecimila anni.

Già da tempo si era visto da parte di Star Comics la rinuncia a titoli e autori “storici”, basti pensare a Ken il Guerriero o City Hunter, oppure ad Adachi, pubblicati da altri editori. Un segnale di “resa”, per certi versi, o una scelta ponderata di fronte a una concorrenza più forte?
Non essendo più parte di Star Comics, non sarebbe corretto da parte mia parlare delle politiche interne della casa editrice. Posso dire solo la mia personale impressione: un conto è perdere titoli come Ken il Guerriero o City Hunter nei conflitti tra editori (e sia chiaro che parlo di editori giapponesi, non italiani), un conto è perdere buoni titoli perché si decide che un certo autore o un certo genere “non vendono”, senza considerare le opere singolarmente per il loro valore intrinseco. Operare in questo modo costringe lo staff che opera per l’editore a selezionare titoli solo presso alcune case editrici giapponesi e solo alcuni generi, e alla lunga diventa restrittivo, oltre che monotono. Insomma, bisogna essere aperti anche a qualcosa di diverso dai soliti standard, non solo cercare di consolidare la propria posizione attraverso i successi raggiunti in passato. Ma, ovviamente, potrei anche sbagliarmi: il mio metro di giudizio è probabilmente contaminato dal fatto che sono contemporaneamente editore, editor, consulente, scouter e (in minima parte) autore. Per cui, prendetemi con le pinze (ma senza farmi male, che aborro il dolore fisico).

Le voci su un ingresso importante nell’editoria girava da tempo, e anche tu in particolare seminavi indizi: si riferivano a GP?
No, non si riferivano a GP Publishing: abbiamo saputo di questa nuova realtà editoriale proprio durante gli ultimissimi giorni del 2008. Nelle mie cassandresche profezie, parlavo (e parlo tutt’ora) di “alieni”, di gente “che viene da fuori”. Probabilmente ormai avete visto tutti cosa sta succedendo: il Giappone si sta interessando sempre più da vicino all’Europa, dopo essere passato per gli Stati Uniti. Nel frattempo, colossi come Disney e Marvel si comprano e si fondono, mentre altri mutano ragione sociale per fare cose diverse, e magari farsi comprare a loro volta.
È tutto in perenne movimento. Non bisogna guardare queste mutazioni singolarmente, ma tenerle tutte presente in contemporanea. Solo così inizieremo a intuire quello che avverrà nei prossimi anni sul fronte dell’intrattenimento legato al cinema e ai fumetti. Sempre che nel 2012 non finisca davvero il mondo: nel qual caso, buonanotte ai suonatori.

Cosa significa l’ingresso di una forza (economica, distributiva e non solo) come quella di Giochi Preziosi per gli equilibri editoriali?
L’ingresso di GP Publishing è già stata per molti uno sprone a ‘rianimarsì, a fare nuove considerazioni, a smettere di rimanere adagiati sugli allori del passato. GP Publishing ha un piano preciso per vedere cosa possono ottenere i manga dentro e fuori ai normali canali distributivi, per saggiarne le potenzialità a tuttotondo, non solo verso chi li conosce già. È stato questo uno dei fattori che ci ha stimolato a entrare a far parte della nuova banda. Anche noi avevamo voglia di rimetterci un po’ in gioco con titoli ‘a sorpresà, per la maggior parte sconosciuti esattamente come quelli che proponemmo – usciti da Granata Press – attraverso Star Comics: all’epoca tutti si chiesero

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