Al cospetto del maestro dell’orrore: intervista a Junji Itō

Al cospetto del maestro dell’orrore: intervista a Junji Itō
A Lucca Comics 2018 abbiamo intervistato il maestro dell'horror giapponese Junji Itō, ospite di Star Comics e protagonista di una mostra al Palazzo Ducale.

Junji Itō nasce nella prefettura di Gifu nel 1963. Il suo debutto, avvenuto nel 1986 fra le pagine della rivista Monthly Halloween dell’editore Asahi Sonorama, gli vale la menzione d’onore alla prima edizione del Premio Umezz. Tra le sue opere più conosciute troviamo Tomie, Uzumaki, Gyo, Jigokubo-shi Remina, Black Paradox, Kubitsuri kikyu, Nagai yume, Amigara dansou no kai, Shibito no koiwazurai, Ito Junji no neko nikki – Yon & Mu. Dal gennaio 2018 è trasmessa in Giappone la serie animata Collection. La sua opera più recente è Lo squalificato, basata sull’omonimo romanzo di Osamu Dazai.

In Uzumaki la spirale unisce amore, morte, tempo e follia. Perchè ha scelto quel simbolo, cosa rappresenta e cosa vuole suscitare nel lettore?
Non mi è venuto in mente di optare subito per la spirale come simbolo. Inizialmente volevo impostare una città molto bizzarra nella quale tutti perdono progressivamente la testa. Poiché in Giappone esiste in campagna un tipo di casa molto lunga che ospita più di una famiglia, sono partito da quell’idea, ma essendo la linea dritta forse poco interessante, ho usato la spirale come tema, visto che avrebbe catturato di più l’attenzione del lettore.
In principio volevo spiegare nel finale dell’opera qual era il significato della spirale, ma poi ho pensato che è soprattutto l’ignoto a far paura, per cui ho deciso di lasciare tutto in sospeso.

In Gyo, oltre alle immagini sconvolgenti, ciò che più colpisce è il persistente cattivo odore che sentono i protagonisti e lo strano verso emesso dalle creature. Quanto è importante, secondo lei, coinvolgere i sensi del lettore per renderlo maggiormente partecipe delle vicende raccontate?
Se si pensa al cinema, si nota come usando una colonna sonora spaventosa si crea molta più paura nello spettatore. All’interno dei fumetti ciò non è possibile e trovo che sia un limite degli stessi, quindi cerco sempre di colpire immediatamente il lettore attraverso le immagini. L’uso delle onomatopee può ovviare a questo problema e infatti provo a utilizzare dei font più orrorifici per superare questo limite e stimolare il lettore.

In che modo la prosa di Dazai Osamu ha influenzato la narrazione della sua versione de Lo squalificato?
Leggendo il romanzo di Dazai Osamu mi sono reso conto che usa molte virgole e questo crea un’atmosfera particolare. Quindi, scrivendo i dialoghi, mi sono attenuto all’uso delle virgole negli stessi punti in cui le inseriva Dazai, cercando di imitare la prosa dell’autore anche in alcuni dialoghi inventati.

Come descriverebbe le donne e le ragazze all’interno delle sue opere?
Personalmente penso di aver creato personaggi femminili classici e stereotipati. Per esempio, Kirie, la protagonista di Uzumaki, è una ragazza dal carattere forte che però non genera timore o terrore, mentre Tomie, oltre ad essere molto egoista è sicuramente una donna di cui avere paura.

Le sue storie sono orrorifiche e disturbanti e i suoi disegni dal tratto pulito e preciso rendono le angosce degli incubi più oscuri concrete. Cosa pensa che si possa ancora comunicare e trasmettere con la paura oggi, nel 2018, quando la realtà spesso è più spaventosa della fantasia?
Al giorno d’oggi si sentono molte brutte notizie al telegiornale, tra cui il terrorismo e altre di uguale intensità, ma credo che i fumetti non si dovrebbero basare su questi tristi fatti. Io ho sempre amato le storie soprannaturali e psicologiche e vorrei continuare a sviluppare questi temi, sfruttando sì l’orrore, ma in modo che possa divertire. Non voglio trasmettere la stessa paura con cui siamo a contatto nella realtà.

Come le sembra cambiato l’immaginario horror da quando ha fatto il suo debutto? Quali sono i generi o i film che più la stimolano nel panorama horror odierno?
Nonostante la mia carriera sia trentennale, non saprei dire se l’immaginario horror è cambiato o meno. Amo ancora leggere vecchi romanzi dell’orrore, forse perché il concetto di paura è senza tempo e resiste ad ogni intemperie. Relativamente ad alcuni film recenti, non mi viene in mente niente, perché probabilmente ciò che ho visto da giovane mi ha influenzato molto di più. Se devo pensare ad un film importante in quel senso e che all’epoca mi aveva molto colpito direi La casa di Sam Raimi.

Cosa ne pensa delle trasposizioni in anime e film delle sue opere? Preferisce una trasposizione quanto più fedele possibile o apprezza le reinterpretazioni?
Apprezzo entrambe le modalità. Nel caso di una trasposizione fedele, essendo autore dell’opera originale, mi fa molto piacere che si seguano per filo e per segno le mie idee e intuizioni. Ma d’altra parte, quando una mia opera diventa un film o un anime non appartiene più solamente a me, ma anche al regista che ha preso in carico l’adattamento. Per cui quando un regista è bravo e attua una reinterpretazione di una mia opera facendola diventare anche più bella, sono ugualmente molto contento.

Intervista rilasciata dal vivo a Lucca Comics & Games 2018
Interprete: Mari Nakagawa

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