Fumetti Shockdom: in uscita “Un Giorno” nella collana Skià

Fumetti Shockdom: in uscita “Un Giorno” nella collana Skià

Comunicato stampa

presenta “Un Giorno”, il quinto volume della serie Skià, progetto di che segna il debutto dell’illustratrice Nelya Smus nel fumetto, in fumetteria e libreria da oggi. Skià è una collana di racconti curati dallo sceneggiatore e prende il nome dalla parola greca che significa “ombra”. Pindaro (Pitica VIII, v. 95) la usa per descrivere l’insignificante fragilità dell’ uomo. Un’ombra che cambia, sfugge e si dissolve e che anima le storie della collana: un’esplorazione incompleta di vite quasi senza identità , sorprese nel frammento narrato della loro esistenza.

Un giorno_COVERLa storia “Un Giorno” probabilmente non è neanche una storia. Una premessa fondamentale, prima di cominciare con la trama: questo fumetto è senza testi. Neanche una parola. Perché il protagonista è un gatto, e i gatti non parlano. Non parlano ma vivono vite che neppure ci immaginiamo.

SINOSSI: Il nostro gatto vive in un bell’appartamento insieme ai suoi due vecchi padroni. Un appartamento di città in un grande palazzo, con solo un balcone come spazio esterno. Una mattina, il gatto si sveglia, attratto dal profumo dell’arrosto che cuoce in forno, e prova ad accedere al bottino. Arriva la scottatura, con il conseguente allontanamento del gatto. Deluso e innervosito, ma anche annoiato, decide di giocare col nuovo cactus da poco arrivato in casa (il giorno precedente non c’era), ma anche qui il suo gioco non va a buon fine: si punge e fugge. La finestra aperta attira la sua attenzione, e dopo un’apparente riflessione il gatto esce. Non ha mai lasciato l’appartamento e sa che non dovrebbe farlo, ma questo giorno è diverso. Desideroso di acchiappare il piccione che sembra prendersi gioco di lui, il gatto scivola giù. È troppo tardi, adesso: è sulla strada e la finestra è troppo in alto. La strada trafficata e piena di persone è il nuovo sfondo del mondo.

Marco Rincione racconta: «”Un Giorno” è l’ultima storia della collana Skiá, ed è stata pensata come tale sin dall’inizio, ovvero come punto di arrivo, conclusione. Conclusione di questo esperimento narrativo che ha attraversato diversi luoghi, tempi e personaggi, con stili mai uniformi, sia nella scrittura che nel disegno. “Un Giorno” rende la scrittura invisibile e si concentra sul movimento di un unico personaggio nel corso di una giornata. Il suo movimento è al limite della comprensibilità perché volutamente al confine del linguaggio umano. In miniatura, è un giorno di un altro Leopold Bloom, in versione felina. Rappresenta anche un punto e virgola nella mia carriera di sceneggiatore, perché ho promesso a me stesso di non scrivere altri fumetti prima di aver risolto un’altra questione (sempre editoriale). Mi convince ancor più, pertanto, che tutte queste pagine non facciano nessun suono.»

Aggiunge Nelya Smus: «“Voglio fare qualcosa di diverso.” Mi disse Marco a inizio lavoro. Un fumetto, disse, che non è proprio un fumetto. Una storia che non è proprio una storia, un viaggio che inizia e finisce in un solo giorno, che non sposta mai lo sguardo da un unico elemento costante, un punto invariabile che è il protagonista del racconto. La nostra, si può dire, era una specie di scommessa: contro noi stessi, contro i nostri lettori, contro gli schemi narrativi del genere, contro ciò che uno possa percepire come l’idea di un albo a fumetti. Ecco, io e Marco abbiamo preso tutto questo e l’abbiamo demolito a favore di “Un Giorno”. Una storia che racconta senza parlare – perché i gatti, si sa, non parlano – che scorre da sinistra verso destra come il nastro di una pellicola cinematografica. Se qualcuno mi avesse chiesto all’inizio di questo progetto come sarebbe andata a finire, non avrei saputo rispondere altro se non: lentamente, una vignetta per volta. Così è stato. Per leggere questo nostro fumetto, che è il mio primo, bisogna fare lo sforzo di abbandonare l’idea del leggere. Bisogna abbandonare l’idea del fumetto, anche. Si pensi alle vecchie animazioni, si pensi ai videogiochi con cui siamo cresciuti. Nell’aprire questo volume non si è più dei semplici lettori, si diventa narratori. Si diventa registi: a voltare le pagine siamo noi che facciamo avanzare la storia, siamo noi che facciamo andare avanti questo piccolo gatto.Muto, perché i gatti, si sa, non parlano.»

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